A Palazzo Galli chiuso con successo il tour manzoniano dedicato al liberismo economico nei Promessi Sposi

L’ultimo appuntamento del reading teatrale con Manni e Ossoli in occasione del convegno del Coordinamento legali di Confedilizia

Un momento del reading

Si è conclusa, con rinnovato successo, nel Salone dei depositanti di Palazzo Galli, la rassegna teatrale dedicata al “Liberismo economico nei Promessi Sposi” organizzata dalla Banca di Piacenza (i precedenti appuntamenti si erano tenuti nel corso dell’estate ad Agazzano, Castelnuovo Fogliani, Lodi e Caminata). Il reading, con protagonisti gli attori Mino Manni e Marta Ossoli, aveva questa volta come tema “La descrizione manzoniana della società secentesca e l’Addio ai monti” e si è svolto in occasione del 29° convegno del Coordinamento legali di Confedilizia.

Con la consueta abilità Manni e Ossoli - accompagnati da Silvia Mangiarotti al violino e da Elena Castagnola al violoncello - hanno condotto il numeroso pubblico intervenuto (presenti i vertici nazionali e locali di Confedilizia) in un viaggio nella società del ‘600 descritta dai Promessi Sposi, puntando l’attenzione sulle nozioni di economia politica (Luigi Einaudi lo riteneva uno dei migliori trattati in argomento che fossero mai stati scritti) che si apprendono leggendo il romanzo per il quale Manzoni trasse ispirazione dal Trattato sui grani del nostro Melchiorre Gioia.

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Ai presenti è stato distribuito un significativo passo del romanzo nel quale, parlando di don Abbondio che “non era nato con un cuor di leone”, Manzoni efficacemente descrive l’organizzazione sociale dell’epoca, dove regnava una “impunità organizzata” e dove le grida erano inefficaci perché chi doveva farle osservare era connivente con i potenti. Con il risultato che ad essere vessati erano gli uomini pacifici e senza difesa. “L’uomo che vuole offendere - scrive Manzoni - o che teme, ogni momento, d’essere offeso, cerca naturalmente alleati e compagni. Quindi era, in que’ tempi, portata al massimo punto la tendenza degl’individui a tenersi collegati in classi, a formarne di nuove, e a procurare ognuno la maggior potenza di quella a cui apparteneva...”.

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