Addio a Carla Scarpetta, professoressa d'altri tempi dai modi cortesi e sempre educati

Novantasettenne e testimone diretta di un mondo passato, propagatosi sino ai giorni nostri attraverso i suoi lucidi ricordi. Mai sopra le righe e dai modi cortesi ed educati, sapeva essere chiara ed inequivocabile senza essere diretta, esprimendo naturale autorevolezza

Carla Scarpetta

È venuta a mancare all’affetto dei suoi cari la professoressa Carla Scarpetta in Zucchi, testimone diretta di un mondo passato, propagatosi sino ai giorni nostri attraverso i suoi lucidi ricordi. Mai sopra le righe e dai modi cortesi ed educati con chiunque, sapeva essere chiara ed inequivocabile senza essere diretta, esprimendo naturale autorevolezza. Classe 1922, s’è maturata al liceo classico Gioia in pieno conflitto mondiale, ultimo di una serie di eventi bellici che hanno coinvolto l’Italia ed a cui la sua famiglia ha fornito un contributo d’eroismo non comune.

Ad iniziare dal padre Ercole che sedicenne, allo scoppio del primo conflitto mondiale falsificò i documenti per raggiungere il fronte. Sempre come volontario, partecipò poi a tutti le guerre che seguirono e questo gl’impedì d’essere fisicamente vicino alla figlia, rappresentando però un’altissima guida morale. Anche il cugino più anziano Pier Giuseppe Scarpetta, asso dell’aeronautica degli anni ‘30 è stato pluridecorato, con una medaglia d’oro, tre medaglie d’argento e tre medaglie di bronzo al valore. Cugina di tale gloria, la prof.ssa Carla è poi divenuta Madrina della sezione di Piacenza dell’Associazione Arma Aeronautica. Fatto sta che con gli adulti maschi di famiglia militarmente occupati e poco presenti a casa, la prof.ssa Carla è cresciuta con le zie maestre dal piglio deamicissiano, già note per il convinto e partecipato impegno sociale: molti piacentini infatti ricordano le maestre Scarpetta come le promotrici delle colonie estive per i bambini della città. Anche molti compagni di liceo della prof.ssa Carla si sono distinti per valore ed abnegazione, sovente spintosi sino al sacrificio estremo. Come il Sergente paracadutista Fernando Danelli, che rinunciò al corso ufficiali per raggiungere immediatamente la zona di operazioni. Oppure come il Sottotenente di Vascello Armando Montani, silurato in Mediterraneo od il ghisleriano Carlo Periti, partito volontario e non più rientrato dal fronte russo. Nel ricordo di quanti vi hanno partecipato, rimarrà impressa a lungo la lucida commemorazione di questi tre eroi, tenuta l’anno scorso dalla professoressa Carla per la “Giornata del Decorato” dell’Istituto del Nastro Azzurro di Piacenza, basata sulla corrispondenza autentica da lei conservata.

Cresciuta e forgiatasi in un contesto tanto stimolante ed impegnativo, possiamo immaginare il tracollo subito quando giovanissima assistette al sovvertimento di quei valori così intimamente partecipati. Dalla montante marea di disimpegno e sbando sociale venne pure percepita come esponente del mondo da abbattere, tanto da trovare sicuro rifugio nel castello del conte Gazzola, caro amico del padre: ci raccontava che per oltre un anno era rischioso persino farsi scorgere alla finestra e vi passava davanti chinandosi. Dopo i tumultuosi anni della guerra si è poi laureata in lettere classiche ed ha conosciuto il marito, Antonino Zucchi, ufficiale degli alpini e reduce della campagna di Russia. Cultrice delle materie letterarie e della civiltà classica, ha poi dedicato la propria vita all’insegnamento, mantenendo sino al 1987 la cattedra di Italiano e Latino presso il liceo scientifico Respighi. Nella docenza e vicinanza agli studenti ha dimostrato un senso del dovere ed un’abnegazione non inferiore a quello a in cui s’era formata: vivrà per sempre nel ricordo e nella riconoscenza della moltitudine dei suoi alunni, che sino ai suoi ultimi giorni ancora venivano a trovarla. Conservano soprattutto memoria del suo metodo di studio e d’insegnamento giovane e liberale, volto alla tutela ed allo stimolo del pensiero libero e disinteressato, merce oggi così rara. Sempre disponibile, sostenitrice di impegno e disciplina, i suoi studenti vedevano in lei la guida che trasmetteva come dalla dedizione e dal sacrificio potessero venire crescita e riscatto. Pur con trascorsi così marcati, nei turbolenti anni della contestazione studentesca, con intere classi che si ribellavano ai propri insegnanti, non è mai stata ricusata nè tantomeno oggetto di qualsivoglia sgarbo. Anche i contestatori più in vista ed esagitati le hanno sempre riconosciuto una coerenza ed una dirittura morale che le conferivano una statura superiore alle loro rivendicazioni. Dal canto suo, la prof.ssa Carla raccontava d’averne sottratto più d’uno alle cariche ed ai manganelli della polizia, prendendo il facinoroso per mano e dicendo che lo portava al liceo per interrogarlo, facendogli così scudo con la propria autorità (non è dato sapere se lo studente preferisse l’interrogazione o la carica del celerini). Cortesia ricambiata dai suoi studenti, che le facevano da scorta nei parapiglia di piazza che improvvisi scoppiavano in quegli anni. La profonda sensibilità verso gli scolari hanno fatto sì che tra i primi comprendesse il disagio della dislessia, affinando ed adottando metodologie didattiche che tengono conto e sono volte al recupero di tale condizione. I risultati di studi condotti in anni successivi hanno poi confermato quanto da lei già percepito. Alla morte del marito nel 1993, la prof.ssa Carla gli succedete come Preside all’istituto paritario Guglielmo Marconi, incarico che ha mantenuto sino all’anno scolastico 2014/15, per poi accogliere dopo un paio d’anni in tale ruolo la prof.ssa Vittoria Pollorsi, già sua allieva del Respighi. In città ha sempre abitato nel palazzo dell’arch. Ulisse Arata, celebre per la realizzazione della galleria Ricci Oddi ed i restauri dei palazzi di Roma più importanti dell’epoca, al quale è intitolato il polo politecnico di Piacenza. Arata disponeva di una biblioteca con migliaia di volumi, per la cui sistemazione organica l’architetto chiese la collaborazione della professoressa Carla e del marito, entrambi giovani insegnanti. Donata poi dagli eredi alla curia, la biblioteca è ora custodita al collegio Alberoni. Purtroppo ora la professoressa Carla ora non è più tra noi. Ci ha lasciato uno spirito giovane, molto vicino alle generazioni in erba ed in grado di comprenderne le problematiche e le aspirazioni, avendo assistito all’evolvere di tante di esse attraverso i decenni. Con un groppo in gola, la salutiamo con le ultime parole che lei stessa ci ha lasciato: «Ringrazio quelli che durante la mia lunga, non sempre facile, esistenza mi hanno spontaneamente dimostrato fiducia, stima, simpatia ed affetto. In questi ultimi tempi mi hanno aiutato a vivere meno faticosamente in un mondo che non era più il mio, forse migliore, ma troppo diverso sotto ogni aspetto, dai più banali a quelli di importanza esistenziale. Grazie. Ciao. Carla».

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