Le tradizioni delle "Quattro Province" e non solo, anche la musica tiene "viva" la montagna

Prosegue l’Appennino Festival (diventato maggiorenne) con i suoi concerti: dietro a questa kermesse l'impegno dei coniugi Maddalena Scagnelli e Franco Guglielmetti. «Ma che fatica mettere insieme frazioni e comuni, bisognerebbe fare più rete, anche fuori regione». Tradizioni musicali riscoperte e tramandate, ancora più suggestive se suonate all'aperto. «La Valboreca una delle aree più selvagge e belle d'Italia»

Maddalena Scagnelli e Franco Guglielmetti

Una vita “in” musica, “per” la musica e “di” musica, quella di Franco Guglielmetti e Maddalena Scagnelli, sposati da 17 anni e custodi di una bella fetta di tradizione popolare. Sono loro due il “motore” dell’Appennino Festival, rassegna che va avanti da diciotto anni e anima non solo l’estate piacentina, ma anche la seconda parte dell’anno. Franco - che suona la fisarmonica e l’organetto - è di Pianadelle, piccolo paese nei dintorni di Pradovera di Farini. Maddalena di dove è? «Il cognome Scagnelli è tipicamente dell’Appennino – risponde lei -. I miei avi vengono dalla Val Perino, tra Pradovera e Cogno San Bassano, e sono cresciuta a Perino, in Valtrebbia. Mi sento sia cittadina – perché qua ho studiato e mi sono formata al Conservatorio - che montana, ho un’anima che si sdoppia». Maddalena – che suona il violino, il pianoforte, la viola e il salterio, ma soprattutto canta - insegna educazione musicale alle scuole medie da 25 anni e organizza anche un laboratorio musicale al liceo Gioia. «Viviamo a La Piva-2Rivergaro – racconta – e siamo pendolari tra la città, la Valtrebbia e la Valnure. Tagliamo queste due vallate passando per la Aglio-Perino, passando per Pianadelle e Pradovera». 

IL FESTIVAL

«L’Appennino Festival è nato con noi due, 18 anni fa, quando non eravamo ancora sposati. Tutto partì da un evento a Pigazzano, “Poesia e Musica” nella notte di San Lorenzo. Da lì l’idea di programmare un cartellone di eventi, una rassegna. Sono cambiate molte cose da allora: in principio era maggiormente legato alle tradizioni popolari. D’altronde all’epoca la scena italiana era vivace con De Andrè che suonava gli strumenti etnici, la pizza, i tenori che andavano di moda…». L’Appennino Festival fotografò così le regioni italiani, ospitando musicisti dal resto del Paese. «Nel corso degli anni abbiamo sviluppato e aiutato i gruppi locali, giovani come Gabriele Dametti che suona il piffero o Carlo Gandolfi che suona molte cornamuse e zampogne tradizionali italiane (dalla Piva dalla Valnure alla surdulina lucana, passando per la musa)».

Sella dei Generali-2

QUATTRO TERRITORI DI QUATTRO REGIONI DIVERSE

Poi, la decisione di privilegiare la musica delle “Quattro Province”: il piacentino, l’alessandrino, il genovese e il pavese. «Non solo musica popolare – precisa - anche quella legata alla cultura alta. È una grande sfida organizzare un festival che cambia continuamente sede e coinvolge tutte le valli piacentine, da luglio fino a dicembre, con spettacoli spesso all’aperto. Inoltre, andiamo fuori provincia, e altri vengono a suonare qua con noi». Musica che deriva da quelle medievale, arrivata ai giorni nostri anche grazie ai manoscritti trovati nel monastero di San Colombano. Musica dei trovatori provenzali. «Purtroppo alcuni strumenti non sono sopravvissuti, altri proviamo a mantenerli in auge, come la ghironda che io suono: in Valtaro e nel genovese è molto apprezzata». Franco e Maddalena fanno anche parte degli Enerbia, un esemble di musicisti uniti dalla passione per queste tradizioni.

Quattro province di quattro regioni diversi: spesso è difficile coinvolgere le istituzioni per organizzare qualcosa di vasto? «Piacenza – prova a rispondere Maddalena - è un territorio di confine, dovrebbe avere la vocazione di saper fare rete anche fuori dall’Emilia. Bisogna far lavorare i comuni insieme, anche senza guardare ai confini provinciali». «Negli anni – prosegue - abbiamo cambiato i nostri indirizzi, Monte Alfeo-2-2portato avanti nuove sinergie. E anche cambiato la modalità di andare ai concerti: negli ultimi tre anni incentiviamo le camminate e il trekking, prima delle nostre esibizioni. Con tutti gli anfiteatri naturali che abbiamo a disposizione…Servono novità, anche particolari. E sfruttiamo la natura: siamo entusiasti della bellezza dei nostri posti. E notiamo che anche i giovani raccolgono la sfida di andare nei luoghi più sconosciuti e lontani del nostro territorio».

LE QUATTRO PROVINCE

Suonando nei territori delle quattro province, ci sono analogie e differenze? «Sicuramente c’è una sensibilità più forte, dal punto di vista del sostegno economico, nei confronti della cultura. I privati ci sono e intervengono eccome, lo vediamo dai più importanti eventi. Forse, sia nel genovese che nell’alessandrino, c’è anche una maggiore attenzione per l’ambiente, con la presenza di più parchi e aree ben conservate e fruite. L’Oltrepo’ pavese è il territorio più simile al nostro, anche loro ci tengono alla cura di vie e camminamenti, soprattutto alla “Via del Sale”». Perché questi territori sono legati? «Il brand è nato dalla musica. I suonatori delle quattro province sono partiti con Franco e altri, che hanno recuperato le canzoni dei loro nonni (tanto da vincere il premio “Diapason d’oro” in Francia). Hanno ridato notorietà a quel patrimonio, che dagli anni ’80 è stato recuperato. Questi canti delle vallate – che sono uguali o simili da noi come nell’alessandrino o nel monferrino - sono stati così ritrasmessi alle generazioni successive e discendono da una tradizione antica». Maddalena prova a riprendere in mano il filo della storia. «Dalle gighe ai grandi valzer popolari, dai pifferi e alle zampogne si è passati ai violini». Ma anche la piva, la musa (cornamusa), la fisarmonica. E balli come la piana e l'alessandrina. «La fisarmonica – puntualizza - è lo strumento italiano più popolare in Europa, che richiama per forza alla socialità». Maddalena è anche fondatrice della “Skola Sancti Columbali”, che organizza un concerto al mese lontano da Bobbio. «Cantiamo il repertorio del monastero, c’è un riscontro interessante. Si tratta di dieci giovani musicisti e cantanti piacentini diplomati. È l’inizio di un percorso molto interessante».

 

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