Benemerenza “Primogenita” al vescovo, «Impegniamoci per una città a misura d’uomo vivendo “amicizie civili”»

Consegnato al vescovo di Piacenza monsignor Gianni Ambrosio la benemerenza civica “Primogenita d’Italia” a Palazzo Gotico. Il sindaco: «Ha dimostrato apertura nei confronti della città, impegnandosi anche per la cultura»

Undici anni da guida pastorale della comunità, ma anche qualcosa di più. Perché il mondo politico, economico e associativo piacentino si è stretto intorno a lui per festeggiarlo e omaggiarlo con un riconoscimento – deciso dall’unanimità da una apposita commissione – che fotografasse il legame con il territorio. Monsignor Gianni Ambrosio, dal 2008 vescovo della Diocesi di Piacenza-Bobbio, è stato insignito questa mattina della benemerenza civica “Piacenza Primogenita d’Italia”. L’attestato di stima e affetto della comunità è stato consegnato a Palazzo Gotico. Istituito nel 2014, il riconoscimento della benemerenza civica viene conferito il 10 maggio, nell’anniversario dello storico plebiscito che decretò Piacenza come “Primogenita d’Italia”, a personalità o realtà operanti sul territorio che si siano distinte per il loro contributo al miglioramento della qualità della vita o della convivenza sociale. Nelle passate edizioni, è stata assegnata all’Associazione nazionale Alpini, ad Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo, alla professoressa Anna Braghieri, a don Giorgio Bosini e all’ingegner Luciano Gobbi. La Commissione consiliare chiamata a esaminare le candidature – che ha accolto all’unanimità la proposta avanzata dal sindaco Barbieri di insignire della benemerenza, per il 2019, monsignor Ambrosio – è composta dal primo cittadino, dal presidente e dai capigruppo del Consiglio comunale, nonché da due membri esterni in rappresentanza del tessuto culturale, sportivo e associativo locale: attualmente, si tratta del presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani e del docente Luigi Fiori.

A Palazzo Gotico, alla presenza di tutte le autorità civili e militari e di due scolaresche di “Giordani” e “Orsoline”, il vescovo ha ricevuto il riconoscimento dalle mani del sindaco Barbieri. “Questo riconoscimento è dovuto per l’amore che riversa sulla comunità e per il suo lavoro. Di lui apprezzo la discrezione, l’umiltà, il garbo e la sua presenza costante. Oltre ai temi su cui la Chiesa è più sensibile, rileviamo l’impegno sul fronte culturale della Diocesi. Da fuori ci dicono tutti che siamo fortunati ad avere un vescovo che si è aperto alla città e ha messo a disposizione persone, investimenti, beni, per lo sviluppo culturale», ha motivato la scelta Barbieri. Elogi e apprezzamenti anche da parte del prefetto Maurizio Falco, del presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani, da parte del presidente della Camera di Commercio Alfredo Parietti e del rappresentante della commissione, il consigliere Sergio Pecorara.  «La vita della nostra Chiesa in questi undici anni ha ricevuto l’impronta della sua guida da pastore – ha dichiarato mons. Luigi Chiesa, vicario della Diocesi -, è bello vedere che la comunità civile, oltre a quella ecclesiale, riconosce alla nostra guida questo omaggio». Il vescovo, ringraziando il sindaco e tutti i presenti, ha voluto condividere il premio con tutta la comunità piacentina. «Non ci può essere dissociazione tra un pastore e la comunità, la gente. Questa città è diventata la mia, perché sono con voi. Il Signore attraverso il Papa mi ha mandato a Piacenza, città che amo, “mia” perché il Signore me l’ha affidata. E sono anche io un cittadino, un concittadino di tutti voi. E per questo lavoro per il bene di Piacenza. Se non c’è amore, non cresce nulla, se vogliamo bene alla città, questa migliora. Spero di aver dato il mio contributo per far crescere il bene comune della comunità». Il vescovo ha invitato a impegnarsi per far crescere una comunità a misura d’uomo, in cui si lavora insieme per il bene comune e in cui si guarda avanti. «Siamo chiamati a vivere “l’amicizia civile”, non è possibile vivere insieme senza avere una buona amicizia con tutti. Per chi è credente questo è un compito importante e affascinante. Dobbiamo tutti contribuire a costruire una “civiltà dell’amore”. Questa amicizia civica io in questi anni a Piacenza l’ho vissuta e per questo ringrazio tutti».

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