Rifiuti radioattivi lasciano Caorso per la Slovacchia: «Torneranno fra tre anni in attesa di un deposito nazionale»

E' iniziato nella notte del 29 gennaio il primo trasferimento dalla centrale nucleare piacentina - che da anni è sotto smantellamento da parte di Sogin - dei rifiuti radioattivi prodotti in passato: si tratta di materiale che verrà trattato e poi tornerà nella Bassa piacentina in attesa che venga individuato il deposito nazionale definitivo

Alcuni camion in partenza per la Slovacchia

Quattro container specifici per il trasporto di materiale radioattivo hanno lasciato nella notte del 29 gennaio la centrale nucleare di Caorso, a bordo di due Tir. Contengono in tutto 162 fusti di resine e fanghi radioattivi. Nell'ottobre scorso a Piacenza era stata firmata l’autorizzazione al trasferimento in Slovacchia, dopo che si conclusero positivamente i test sui campioni di resine radioattive inviate con 336 fusti nell’arco del 2018, nell’impianto Javis di Bohunice. È qui che cinquemila e seicento fusti, ancora stoccati nell’ex centrale piacentina, verranno trattati e condizionati. In altre parole, come ha DSC_2315 FOTO TRESPIDI LEONARDO-2sintetizzato l’ingegnere Severino Alfieri: «Resine e fanghi prodotti durante il pregresso esercizio della centrale, saranno sottoposti a incenerimento e condizionamento, con una riduzione del loro volume del novanta per cento. Il loro volume iniziale di quasi milletrecento metri cubi passerà a centotrenta metri cubi. Al termine, i manufatti finali rientreranno a Caorso e saranno stoccati nei depositi temporanei del sito, pronti per il conferimento al Deposito Nazionale». Si tratta di un’attività, quella del trasferimento, del trattamento dei fusti radioattivi e del rientro dei manufatti condizionati, che comporta un costo di trentasette milioni di euro; e che «permette il riavvio e la velocizzazione del decommissioning dell’impianto, garantendo i più alti standard di sicurezza» ha spiegato Luigi Perri, da poco presidente della società pubblica Sogin.

Nei dettagli del processo che da oggi in avanti si concentrerà tra Caorso e la cittadina Slovacca, è entrata la responsabile dell’impianto piacentino, DSC_2247 FOTO TRESPIDI LEONARDO-2l’ingegnere Sabrina Romani. «Le principali attività di smantellamento hanno riguardato finora la rimozione delle turbine, del turboalternatore e di tutti i sistemi e componenti del ciclo del vapore all’interno dell’edificio turbina, la demolizione dell’edificio off gas, dove erano trattati gli effluenti gassosi prima del loro rilascio in atmosfera, e delle torri di raffreddamento ausiliarie che ospitavano i sistemi di sicurezza funzionali alla rimozione del calore residuo in caso di arresto del reattore». All’interno di quest’ultimo «sono stati decontaminati i sistemi e i componenti a più alta attività, riducendo l’intensità di radiazione nelle aree dove si svolgeranno le prossime operazioni di decommissioning».

SOGIN_03 FOTO TRESPIDI LEONARDO-2IL TRASFERIMENTO IN SLOVACCHIA - «L’allontanamento delle resine è un passaggio chiave – ha aggiunto nuovamente Perri – per svuotare i depositi temporanei del sito e procedere al loro adeguamento per accogliere i rifiuti derivanti dalle future attività di decommissioning, senza così dover realizzare strutture di stoccaggio temporaneo». «Due depositi sono a bassa attività – ha spiegato la Romani - l’altro a media attività e saranno dotati di nuovi sistemi di movimentazione meccanica dei fusti, attraverso l’installazione di carriponte. Oltre ai tre depositi è in fase di adeguamento l’interno dell’edificio turbina. L’obiettivo è quello di realizzare una Stazione Trattamento Rifiuti (STR) per il trattamento, il condizionamento e lo stoccaggio dei rifiuti pregressi e derivanti dalle future attività di decommissioning». «Il programma attuale – ha fatto sapere il presidente di Sogin – prevede il raggiungimento della fase di “brown field” nel 2031».

ATTENZIONE ALL’IMPATTO AMBIENTALE - Minimizzare i rifiuti radioattivi, efficientare i consumi energetici, riciclo dei materiali prodotti dagli smantellamenti e riutilizzo di edifici d’impianto per non costruirne nuovi, in un’ottica di economia circolare. «Sogin è impegnata nell’implementazione di una strategia di riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività di decommissioning – ha spiegato Perri - Lo smantellamento delle sole quattro centrali nucleari in Italia permetterà di riciclare oltre un milione di tonnellate di materiale, il novantaquattro per cento dei materiali complessivamente smantellati». «Delle circa 320mila tonnellate di materiali che saranno prodotte dallo smantellamento della centrale di Caorso – ha illustrato la responsabile dell’impianto - saranno recuperate e riciclate circa 300mila tonnellate, per la maggior parte composte da metalli e calcestruzzo».

FRA TRE ANNI TORNERANNO IN ITALIA - I rifiuti condizionati nel giro di tre anni faranno ritorno a Caorso e qui saranno stoccati nei depositi temporanei che nel frattempo verranno adeguati. Poi saranno trasferiti nel Deposito Nazionale che Sogin dovrà costruire e gestire: un’infrastruttura ambientale di superficie dove sistemare in totale sicurezza tutti i rifiuti radioattivi, anche quelli provenienti dall’industria della ricerca e della medicina.

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