"Contro il politicamente corretto", Ettore Gotti Tedeschi presenta il suo libro

Appuntamento martedì 16 Aprile alle 18 alll'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano

Ettore Gotti Tedeschi

Martedì 16 Aprile alle 18, alll'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, si terrà la presentazione del libro "Contro il Politicamente Corretto - la deriva della civiltà occidentale" dell'autore Ettore Gotti Tedeschi. L'incontro è moderato da Marco Colosimo, referente della neonata associazione culturale "Conservatori e Sovranisti". Di seguito, un'introduzione all'interno dei contenuti trattati nel libro: «La ragione essenziale sta nel fatto che, poiché sono convinto che il comportamento economico sia conseguente alle convinzioni morali sul senso da dare all’economia e sull’utilizzo dello strumento economico stesso, è indispensabile affrontare prima il tema mora­le e riflettere un poco. Il pensiero politicamente cor­retto si limita troppo spesso a disprezzare e dileggiare le basi morali e a portare una infinità di tesi politica­mente corrette a sostegno di una economia moralmen­te autonoma, di fatto nichilista, nei suoi valori fonda­ti esclusivamente sul supposto funzionamento di leggi economiche applicate secondo coscienza. Cercherò di mettere in discussione questo pensiero politicamen­te corretto, partendo dal presupposto che ogni visione o convincimento morale produce determinati risulta­ti economici, così come ogni azione economica produ­ce conseguenze di carattere morale. Ma cercherò di di­mostrare che è bene conoscere proprio le cause morali di una crisi economica e non occuparsi solo delle sue conseguenze morali. Altrimenti si sbaglierà la diagnosi e conseguentemente la prognosi, peggiorando la situa­zione di crisi. Cercherò anche di spiegare che l’origine della miseria materiale, sociale, politica ecc. è sempre la miseria morale, perciò il volerlo ignorare, come fa il pensiero politicamente corretto, è pericoloso. Persino il maggior filosofo laicista contemporaneo (Paolo Flo­res d’Arcais) lo considera “l’oppio della sinistra”. 

La prima ragione sta nel fatto che il politica­mente corretto è, per definizione, una specie di “truf­fa” imposta dal potere dominante. Così il pensiero politicamente scorretto ha il diritto-dovere (la famo­sa “parresia”) di contestarlo e provocarlo, proponendo una differente visione dei fatti. Ciò è necessario per­ché normalmente il pensiero corretto viene elaborato e poi imposto da circoli chiusi, che poi lo usano come strumento per imporre opinioni utili a detto potere dominante, impedendo il contraddittorio. Ma anche il pensiero politicamente scorretto può essere pericolo­so quando non è veramente, moralmente e intelligen­temente libero. Come scrisse qualcuno che non ricor­do, il pensiero politicamente corretto è sintetizzabile in questa espressione: “io ho la risposta, ora fate pure la domanda”.

La seconda ragione è spiegata dal fatto che il politicamente corretto normalmente si fonda sull’ob­bligo di adeguarsi a valutazioni e giudizi voluti, prete­si, al di fuori dei quali si è esclusi dal dibattito, se non persino dileggiati. Ciò avviene perché l’uomo, grazie ai modelli educativi degli ultimi cinquanta anni, che lo hanno privato di capacità di voler capire il perché del­le azioni, fatica a pensare razionalmente e soggettiva­mente e ha paura di non saper sostenere intuiti, magari difficili da razionalizzare. Stimolare pertanto il poli­ticamente scorretto è provocazione alla ricerca libera della verità.

La terza ragione sta nel pericolo della eccessiva ortodossia di pensiero. Pertanto, quello politicamente scorretto è oggi più che mai necessario, visto che l’ille­cito sta diventando sempre più lecito, soprattutto nel­le valutazioni di ordine morale. Probabilmente sono anche complici i giornali, le TV, cioè i media e la ci­nematografia, che impongono con notizie non spiega­te e film vari, menzogne storiche, sociali, scientifiche. Si pensi alla suggestione dei film catastrofici ambien­talisti, oppure alla imposizione di una società multi­culturale come obiettivo auspicabile per il progresso. Oggi c’è confusione tra cosa è bene e male perché c’è un pensiero politicamente corretto molto potente, per­sino tollerato dall’autorità morale, che confonde cause ed effetti. Ciò giustifica il sospetto che il politicamente corretto celi un programma politico di un certo potere pericoloso e il fatto che l’autorità morale lo stia talvol­ta supportando e utilizzando, preoccupa molto. Basti pensare che le preoccupazioni dell’autorità morale oggi sembrano essere prevalentemente la povertà, l’immi­grazione e l’ambiente, di cui sembra voler ignorare le cause vere e sembra occuparsi invece solo delle conse­guenze, rivoluzionando in tal modo la stessa morale e la stessa verità. 

Giustamente Natalia Ginzburg (espo­nente del pensiero politicamente scorretto) scrisse che le connotazioni quali “non vedente” o “operatore eco­logico”, al posto di “cieco” e “spazzino”, non hanno por­tato a rispettare di più i soggetti o a aiutarli meglio, hanno solo inventato una falsa e ipocrita solidarietà nei termini, artificiale e scorretta. Pardon, corretta, ma solo politicamente appunto. Lo stesso vale per i poveri, gli immigrati, i diversi in genere. La domanda che ci sia­mo posti è: che significa fare realmente il loro bene? La risposta potrebbe essere nella spiegazione politica­mente scorretta su cui proporrò più avanti di riflette­re. 

Ho detto “potrebbe essere” perché, oltre a formula­re questa proposta, si dovrebbe poterla realizzare, e qui ci si scontra con il famoso potere dominante che spiega (in modo politicamente corretto) che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, quando io, al contrario, proporrei di credere, in modo politicamente scorretto, che tra il dire e il mare, c’è di mezzo “il fare”. E forse questo li­bretto è un invito al tentativo eroico di “fare”».

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