«I piacentini e l'inglese? Conoscenza scolastica, tanta grammatica ma poca conversazione»

Intervista a Barbara Midali, direttrice della Wall Street English di Piacenza: «Al giorno d’oggi sapere l’inglese è fondamentale, che sia per motivi lavorativi, di studio o di viaggio all’estero: una minima conoscenza risulta necessaria per saper fronteggiare situazioni base»

Lo staff della Wall Street English di Piacenza

Esistono un sacco di buone ragioni per imparare una lingua straniera: conoscere più idiomi, infatti, apre la mente, avvicina i popoli e riduce le distanze tra le persone. Oltre ad essere ovviamente un plus vincente in ambito lavorativo e occupazionale. Nell’era della tecnologia e della globalizzazione, senza dubbio la lingua regina per eccellenza è l’inglese.

Ma qual è il rapporto dei piacentini con l'inglese? Ne parliamo con Barbara Midali, direttrice della Wall Street English di Piacenza, la famosa scuola che di recente ha aperto la sede nel prestigioso complesso di viale Risorgimento, davanti a palazzo Farnese.

«Al giorno d’oggi - spiega - sapere l’inglese è fondamentale, che sia per motivi lavorativi, di studio o di viaggio all’estero: una minima conoscenza risulta necessaria per saper fronteggiare situazioni base. Così come per molti italiani, anche nei piacentini abbiamo riscontrato una grossa difficoltà con l’inglese: solitamente a scuola la lingua viene studiata in modo tradizionale, puntando molto sulla grammatica e poco sulla conversazione. Il nostro è un metodo comunicativo, mirato a far parlare il più possibile gli utenti, per acquisire capacità nel modo più naturale possibile; abbiamo venti livelli linguistici riconosciuti a livello europeo, per cui anche chi parte da zero ovviamente ha accesso ai corsi».

Un metodo innovativo ma con una lunga storia, per una rete internazionale che, ad oggi, conta più di 70 centri Wall Street English in tutta Italia e circa 400 nel mondo.

«Il range di età dei nostri iscritti è molto ampio, ma sicuramente lo zoccolo duro è rappresentato dalla fascia 20/50 anni. Si passa dai ragazzi delle superiori ai pensionati che, terminata la carriera lavorativa, vogliono apprendere la lingua per uno sfizio personale, per poter viaggiare in maniera più consapevole o per andare a trovare i figli che si sono trasferiti all’estero» spiega la direttrice. «Inoltre, organizziamo dei corsi comunicativi di gioco anche per i bambini. Non esistono limiti di età per imparare una nuova lingua, servono semplicemente metodo e volontà».

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«Siamo molto contenti di avere degli studenti desiderosi di apprendere e anche dei risultati che ottengono, soprattutto relativamente alle certificazioni di lingua necessarie per le varie iscrizioni all’università o ai corsi magistrali» conclude. «La componente psicologica è molto importante, per questo organizziamo anche numerosi eventi collaterali per un apprendimento diversificato: dagli aperitivi alle cene con delitto, dagli spettacoli teatrali ai workshop o alle gite fuori porta. L’ultima in ordine di tempo - con ancora qualche posto libero - sarà una visita guidata in lingua inglese giovedì 28 febbraio alla mostra “Leonardo3” a Milano. Sarà alle 20 al costo di 15 euro per gli adulti e di 12 euro per i ragazzi dai 7 i 17 anni».

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