Demografia in crisi, Chiara Ludovica Comolli al Corriere: «Il trend si inverte con servizi certi, non con bonus»

Il Corriere della Sera intervista la piacentina Chiara Ludovica Comolli, classe 1984, oggi ricercatrice universitaria presso l’Istituto di Scienze Sociali dell’Unil di Losanna

«Non servono bonus. Per fare figli servono più certezze: lavoro, salario, welfare”. È questa la sintesi dell’intervista di Marzio Fatucchi, pubblicata dal Corriere della Sera alla piacentina Chiara Ludovica Comolli, classe 1984, oggi ricercatrice universitaria presso l’Istituto di Scienze Sociali dell’UNIL di Losanna per il progetto WELLWAYS (Svizzera e Francia). Prima ancora ha conseguito la laurea magistrale alla Bocconi di Milano in Scienze Economiche Sociali con stage in Canada, in Usa e in India; ha inoltre svolto un periodo di lavoro in Chiara Ludovica Comolli-2Promos dell’Union Camere di Milano ed è stata ricercatrice per tre anni all’Università di Stoccolma Suda-Dipartimento di Demografia e Sociologia dopo aver conseguito, nel 2016, il dottorato di ricerca in Scienze Politiche Sociali presso l’Istituto Universitario Europeo (EUI) di Firenze.

Il grande calo demografico – afferma nell’intervista – è dovuto ad un cambio strutturale: la generazione del baby boom non è più riproduttiva e la nuova generazione di donne diminuisce di entità. Così anche mantenendo lo stesso livello di fertilità, la natalità diminuisce. Sono tutte concause, non c’è solo la crisi. Il primo problema è la forte emigrazione di giovani dall’Italia. Una scelta legata non solo agli effetti della precarietà del lavoro o dei salari bassi, ma anche ad un  mancato sostegno attivo delle famiglie. Molti giovani italiani decidono di costruire un futuro in Paesi con situazioni economiche non diverse dall’Italia, ma dove c’è un sostegno diverso a natalità e famiglie.

I tempi della formazione si allungano e quelli della maternità si allontanano: ma il vero tema è capire quando si riesce ad avere stabilità e indipendenza, altro limite italiano. Dove c’è un sistema di sostegno alle famiglie diverso, nonostante la stessa precarietà del lavoro, i figli si fanno. Un contratto a tempo determinato, non da garanzie in Italia, altrove di più. Nei colloqui in Italia viene ancora chiesto alle donne se faranno figli o meno: in Europa no. Per questo, in Italia più che altrove, le donne hanno necessità di trovare un contratto sicuro e soddisfacente prima di fare un figlio.

- Qualcuno in Europa è riuscito ad arginare questo trend?

Si, la Germania, mai troppo avanzata nel welfare familiare (era simile all’Italia, non ha avuto la crisi forte di altri Paesi europei, ma tra il 2007 e il 2013 ha importato il modello svedese di sostegno alla famiglia. Ora è l’unico paese europeo dove è aumentato il tasso di natalità.

- E quindi cosà dovremmo fare?

“Smettere di dare bonus una tantum. Non cambiano le prospettive di incertezza sul futuro delle persone. Occorre permettere di lavorare senza temere di perdere il posto di lavoro, con diritti per tutto il periodo delle maternità, anche con i permessi per i padri. Pensare ai salari giusti, anche per coppie non ancora stabilizzate. Dare il diritto di avere un posto all’asilo nido, come hanno fatto in Germania. Il costo sociale ed economico di un figlio non può ricadere solo sulla coppia che lo fa. Se la donna non rischia il posto di lavoro per i primi tre anni di maternità, se sa che non deve abbandonare il lavoro perché con il suo stipendio non coprirebbe il costo dell’asilo, i figli si fanno. Non è una questione economica nell’immediato. La risposta è un welfare familiare di lungo periodo”.

Le ricerche universitarie, le analisi di ricerca di Chiara Ludovica Comolli studiano il comportamento della fertilità nei paesi sviluppati, in particolare come le giovani donne, di diversa cultura ed estrazione, reagiscono alle diverse motivazioni di crisi e di incertezza economica e finanziaria negli Usa e in Europa. Altri interessi di ricerca riguardano in modo più ampio i cambiamenti nelle dinamiche familiari nei paesi occidentali e le loro conseguenze in termini di disuguaglianza.

Altri studi e ricerche della Comolli si concentrano sugli effetti che la recente grande recessione economica può avere sulla maternità in diversi paesi a economia avanzata come l'incertezza economica e occupazionale influenzi le dinamiche familiari e di coppia nella loro decisione di diventare genitori.  

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