Educatori e pedagogisti, «La maggior parte condivide il processo di riordino indicato dalla nuova legge»

L’intervento dei docenti dell’Università Cattolica di Piacenza Alessandra Augelli e Daniele Bruzzone in risposta alla presa di posizione di Anep

Il professor Daniele Bruzzone

In riferimento all'intervento del 6 giugno di Ugo Coperchini che replica all'articolo Non ci si improvvisa educatori: finalmente anche in Italia una legge che mette ordine”, i docenti dell’Università Cattolica di Piacenza Alessandra Augelli e Daniele Bruzzone intendono esprimere una loro riflessione.

«Non è un gioco di parole: la legge sulla valorizzazione della figura dell'educatore professionale e del pedagogista è legge a tutti gli effetti. Ed è una legge che intende iniziare a costruire un ordine nella situazione confusa nella quale gli educatori hanno lavorato per anni e che è stata originata, in passato, proprio dalla nascita di profili professionali contigui e formatisi in ambiti differenti da quello prettamente pedagogico.  Seppur vero che il disegno di legge (che aveva comunque avuto l'unanimità alla Camera) non è entrato nella sua interezza nella legge di bilancio, occorre ribadire che i commi dal 594 al 601 sono validi a tutti gli effetti e sono quelli che ne rappresentano il cuore. Decine di migliaia di educatori da tutta Italia partono da qui per superare anni in cui questa figura è stata scarsamente valorizzata sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista culturale. La presenza dell'educatore in ambito sanitario esisteva già dal 1998 (decreto Bindi), non è stato introdotto dalla legge Iori e l'unificazione di questi due profili è stata osteggiata proprio dal mondo della Sanità. Gli studenti di SNT/2 sono poche centinaia, a motivo del numero programmato ed è, quindi, normale che lavorino nel loro ambito specifico (sociosanitario e della salute), mentre quelli di L-19 sono decine di migliaia ogni anno. L'albo degli educatori socio-sanitari è stato introdotto dal decreto Lorenzin (anche se al momento non è ancora attuativo), ma gli educatori sociopedagogici potranno continuare a lavorare nell'ambito sociosanitario e della salute, dove moltissimi di loro lavorano già da molti anni, anche se non è prevista la loro iscrizione all'albo. La compresenza di due profili simili negli stessi servizi, seppur probabilmente rara, non dovrebbe essere un problema, in quanto si tratta pur sempre di lavoro educativo, con finalità, metodi e prospettive coerenti con lo statuto epistemologico pedagogico.

Infine - proseguono i due docenti - per quanto riguarda l'educatore scolastico si è ben a conoscenza del fatto che operi già in questo settore e si esclude che possa nascere un nuovo profilo con un percorso formativo ad hoc. Il senso della proposta è avvalersi delle competenze socio-pedagogiche di figure specifiche per migliorare la qualità del contesto scolastico, favorire l'inclusione, ecc. Specificare il peculiare contributo che il pedagogista e l'educatore possono offrire ai differenti ambiti in cui possono lavorare significa rendere visibile il loro lavoro e non si traduce nella creazione di nuovi profili.

Il senso di questa legge - concludono Bruzzone e Augelli - sta nel valorizzare l'impegno degli educatori professionali e dei pedagogisti, figure sempre più cruciali nella nostra realtà complessa: è un passaggio culturale importante in cui il processo di coscientizzazione, invocato da tempo, può essere sostenuto da atti formali e da una legge. Tanti educatori sono su questa strada. L'Anep è libera di manifestare il suo dissenso, ma la stragrande maggioranza degli educatori che fanno capo a numerose altre associazioni, condividono questo processo di riordino e si sentono, dopo tanti anni, supportati nella valorizzazione del loro lavoro. Provare a creare divisioni ad ogni costo all'interno di un'identità professionale che si va rafforzando non aiuta di certo».

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