«Escludere settore domestico da norma contratti a tempo del decreto dignità, le famiglie rischiano aumenti»

Assindatcolf: «Il comma 2, art. 3 del decreto prevede un aumento dello 0,5% "in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione"»

«Escludere il settore domestico dagli aumenti contributivi previsti dal Decreto Dignità per i rinnovi dei contratti a tempo determinato: in caso contrario le famiglie che si affidano alle cure di badanti, baby sitter e colf rischiano di dove pagare fino a 160 euro in più all’anno». E’ questa la proposta avanzata da Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, aderente Confedilizia e firmataria del contratto collettivo che regola il settore, contenuta all’intero della Memoria depositata presso le Commissioni Finanze e Lavoro che stanno esaminando il Dl 87/2018 alla Camera dei Deputati.

«Il comma 2, art. 3 del citato decreto prevede, infatti - spiega Assindatcolf - un aumento dello 0,5% "in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione". Non avendo previsto l'esclusione del settore domestico, come normalmente avviene per i provvedimenti che introducono incentivi o agevolazioni fiscali, abbiamo chiesto che la disposizione si applichi solo a chi fruisce anche di agevolazioni e non a chi assume personale domestico. Parliamo di famiglie non di imprese, in particolare di donne, che a fronte di un welfare che taglia i servizi, per conciliare tempi di vita e di lavoro sono costrette a rinunciare alla carriera o a farsi carico di costi molto elevati: 16 mila euro è quanto spende in un anno una famiglia per assumere una badante a tempo pieno».

«In un settore in cui le agevolazioni fiscali per chi ricorre ad un regolare contratto sono pressoché inesistenti - spiega l’Associazione - un ulteriore aggravio dei costi a carico delle famiglie risulterebbe intollerabile ma anche incomprensibile. Nel settore domestico non esiste, infatti, un problema di abuso dello strumento del contratto a tempo determinato che, al contrario, viene utilizzato in percentuale molto bassa rispetto a quello a indeterminato, dove è possibile licenziare senza giusta causa, ad nutum. Per questo abbiamo sollecitato il Parlamento a considerarci anche per i benefici e non solo per i sacrifici».
«Invece di mettere mano ad una problematica marginale per le famiglie - conclude Assindatcolf – chiediamo al Governo e al Parlamento di intervenire su due fronti urgenti. Bisogna tornare a pianificare il lavoro regolare: serve un decreto flussi con quote dedicate al settore domestico. Quanto al lavoro occasionale, occorre prevedere dei correttivi che tengano conto del Ccnl, dei livelli di inquadramento e delle mansioni svolte: il Libretto famiglia così come oggi configurato è totalmente inadeguato, meccanismi ostici rendono difficile il suo utilizzo da parte delle famiglie che non riescono ad agire in autonomia».

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