Gioco d’azzardo, le Acli: «I comuni devono adeguarsi a quanto disposto dalla Regione»

Lettera aperta a tutti i sindaci sul contrasto al gioco d'azzardo da parte delle Acli provinciali: «Da rispettare la norma dei 500 metri di distanza dai luoghi sensibili. A che punto è la mappatura del vostro Comune?»

Roberto Agosti, presidente provinciale Acli Piacenza, chiede conto a tutti i sindaci della provincia piacentina di adeguarsi alle norme regionali in materia di contrasto al gioco d’azzardo. «Il gioco d’azzardo patologico – scrive Agosti - è un fenomeno complesso che coinvolge circa il 4% degli italiani e comporta profondo disagio sociale. Il gioco d’azzardo, infatti, impatta fortemente sulla qualità di vita delle persone coinvolte e dei loro familiari: vengono sperperate ingenti quantità di denaro, fino alla perdita di tutti i beni materiali, le relazioni affettive possono essere compromesse, le attività lavorative o scolastiche vengono trascurate o interrotte. La spesa degli italiani nelle varie forme di gioco d'azzardo è in continuo aumento. Nel 2018 ha raggiunto la considerevole cifra di 107,3 miliardi di euro, con un incremento del 5,6% rispetto al 2017 (fonte Agimeg), quando la spesa è stata di 101,6 miliardi di euro. A Piacenza e provincia, per tutte le tipologie di gioco d'azzardo, nell'anno 2017 sono stati spesi 497.710.702,37 euro (fonte Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) e si stima che siano oltre 3000 le persone cadute nella trappola dell'azzardo.

Per porre qualche limite alla diffusione di tale patologia, come il sindaco ben saprà, la Giunta della Regione Emilia Romagna, con delibera n° 831 del 12 giugno 2017, che ha come oggetto “modalità applicative del divieto alle sale gioco e alle sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d'azzardo lecito (l.r 5/2013 come modificata dall'art. 48 l.r. 18/16)”, ha chiesto a tutti i Comuni della Regione, entro sei mesi dalla data di pubblicazione della delibera di eseguire una mappatura dei seguenti locali; sale giochi e sale scommesse situate a meno di 500 metri dai luoghi sensibili; esercizi commerciali, di somministrazione di alimenti e bevande, aree aperte al pubblico, circoli privati ed associazioni, esercizi autorizzati ai sensi degli art. 86 e 88 del TULPS che ospitano apparecchi per il gioco d’azzardo lecito di cui all’art. 110 comma 6 del TULPS, situati a meno di 500 metri dai luoghi sensibili; indicava cosa intendere per luoghi sensibili; definiva le modalità di misurazione delle distanze.

Successivamente, dopo la mappatura, era compito delle amministrazioni dare applicazione alle successive indicazioni della delibera, che prevede, sulla base della mappatura:

1) di comunicare ai titolari delle sale gioco e sale scommesse ricadenti nel divieto di esercizio (locale situato a meno di 500 metri dai luoghi sensibili) l’adozione, nei successivi sei mesi, dei relativi provvedimenti di chiusura;

2) ai titolari degli altri esercizi con apparecchi per il gioco d’azzardo di cui all’art. 110 comma 6 del TULPS, ricadenti anch’essi nell’area situata a meno di 500 metri dai luoghi sensibili, il divieto di installazione di nuovi apparecchi e il divieto di rinnovo dei contratti di utilizzo alla loro scadenza;

3) al fine di consentire la progressiva delocalizzazione delle sale gioco e delle sale scommesse, agli esercenti che intendano proseguire la propria attività in zone non soggette a divieto di concedere una proroga fino ad un massimo di ulteriori sei mesi rispetto al termine per l’adozione del provvedimento di chiusura.

Signor sindaco, i tempi sono scaduti e pertanto le chiedo, a nome delle ACLI provinciali di Piacenza, se ha provveduto a dare seguito a quanto deliberato nell'ordinanza regionale e qual'è la situazione attuale nel comune di Piacenza. E' evidente che questo è solo un primo passo, sicuramente insufficiente per una valida azione di contrasto al gioco d'azzardo, per cui le chiedo anche se e quali altre misure intende adottare».

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