Il Premio Gazzola 2019 agli artefici del salvataggio della Torre di Montebolzone

L’illustre architetto piacentino, che salvò anche il tempio egiziano di Abu Simbel, ricordato a Padova e a Verona, nel 40esimo della morte

Un momento dell'evento

L’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano ha ospitato la partecipata cerimonia del 14esimo conferimento del Premio “Piero Gazzola 2019”, il prestigioso riconoscimento intitolato all’illustre architetto piacentino (1908-1979), che fu Soprintendente per i Beni architettonici di Verona, Mantova e Cremona e primo Presidente dell’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites). Il Premio - nato nel 2006 per iniziativa dei dirigenti locali di tre associazioni: Fondo Ambiente Italiano, Associazione Dimore Storiche Italiane e Associazione Palazzi Storici di Piacenza - intende attribuire visibilità a un intervento di restauro compiuto nella città o nella provincia di Piacenza, realizzato nella piena osservanza dei più rigorosi criteri scientifici, e incentrato sul dovere primario della tutela e della conservazione. Fin dalle sue origini ha goduto del supporto morale e finanziario di Banca di Piacenza e Fondazione di Piacenza e Vigevano, che ospitano alternativamente ogni anno la cerimonia.

La scelta del Comitato del Premio Gazzola è caduta sul restauro della Torre di Montebolzone (località della Val Luretta, nel comune di Agazzano, poco lontano dal paese di Sarturano), uno degli edifici civili e militari più insigni del medioevo piacentino. 

La cerimonia di consegna è stata aperta dal presidente della Fondazione dottor Massimo Toscani, il quale ha evidenziato l’importanza del Premio anche come strumento di conoscenza delle difficoltà che il restauro scientifico comporta e che è stato opportunamente conferito all’opera meritoria attuata dai committenti i lavori: le signore Licia, Margherita e Danila Gardella, premiate unitamente all’architetto Marcello Spigaroli progettista e curatore dell’intervento con l’ing. Gabriele Malvisi, per la parte riguardante il consolidamento della staticità.

Il sindaco di Agazzano Mattia Cigalini, presente con il vice Mario Braghieri, ha ringraziato tutti i protagonisti di “un intervento che è un investimento generoso in bellezza e in tutela del patrimonio, piacevolmente in controtendenza perché non mirato al lucro né a produrre reddito”. Il concetto è stato prontamente condiviso dal prof. Domenico Ferrari Cesena, presidente del Comitato: “Mi è piaciuto molto il riferimento all’investimento in bellezza; il premio Gazzola è stato fondato proprio per questo motivo, questo restauro è certamente il più “Gazzoliano” tra quelli assegnati fino ad oggi. Il restauro ha evitato il pericolo di un disastro imminente.

E’ seguita la presentazione dei saggi tematici raccolti nel “Quaderno 2019”, poi distribuito ai presenti, dei quali sono autori Marcello Spigaroli, Valeria Poli, Giorgio Eremo e Gabriele Malvisi.  

La cerimonia alla Fondazione si è conclusa con la consegna dei riconoscimenti alle signore Licia, Margherita e Danila Gardella, conferiti rispettivamente dal sindaco Cigalini, dal Conte Carlo Emanuele Manfredi e dal dottor Marco Horak; poi ai progettisti arch. Marcello Spigaroli e ing. Gabriele Malvisi, dall’architetto Valeria Poli e dal dottor Giampaolo Bulla.

Alcuni flash dalle premiate: Grazie della nostra famiglia ai professionisti realizzatori del restauro: tutti hanno di volta in volta trovato la miglior soluzione ai problemi emergenti e salvato questa torre, patrimonio di tutti. Spigaroli ” Ringrazio le signore Gardella che hanno dato a noi e alla comunità la possibilità di conservare questo bene parte del grande e purtroppo trascurato patrimonio del nostro territorio. 

In occasione del 40esimo della morte – aveva in precedenza evidenziato Ferrari Cesena - il grande architetto piacentino Piero Gazzola sta ricevendo attenzione nelle città dove ha vissuto la parte finale della sua vita; a Castelvecchio (Verona), venerdì gli sarà dedicato un Giardino e a Padova la mostra “Abu Simbel. Il viaggio del Faraone", ricorda il suo progetto che ha permesso il salvataggio del tempio intagliato nella roccia voluto dal faraone Ramses II sul finire del secondo millennio a.C. All’epoca, si scatenò un vivace dibattito sulle modalità con cui questa operazione dovesse essere fatta e l’intero progetto venne seguito, per conto dell’Unesco, dal prof. Piero Gazzola, allora alla guida della Soprintendenza del Veneto occidentale. I lavori vennero aggiudicati a un Consorzio internazionale di imprese che vedeva il coinvolgimento della Impregilo, ditta guidata dalla famiglia piacentina Lodigiani.

















 

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