In un libro di Bavagnoli la storia di Sant’Antonio a Trebbia, per un secolo borgo autonomo da Piacenza

Fu il fascismo a deciderne la soppressione unendolo alla città come frazione

Bulla, Bavagnoli e Laurenzano

“Sant’Antonio a Trebbia: storia di un borgo e di una comunità”. Questo il titolo del libro del piacentino Edoardo Bavagnoli, dottore in Scienze Storiche e in Paleografia, Archivistica e Diplomatica, presentato attraverso la Società “Dante Alighieri” nel salone Monumentale della Biblioteca Passerini – Landi.  L’opera di Bavagnoli, pagine 192, edita da Lir, costituisce un efficace excursus dall’XI/XII secolo alla seconda Guerra Mondiale, offrendo la visone della storia del piccolo territorio, eretto a Comune autonomo da Napoleone Bonaparte nel 1809, divenuto “frazione” nel 1923 per decisione del Governo fascista. La frazione è oggi l’estrema periferia-ovest di una Piacenza che con Sant’Antonio, in pratica, conclude la propria territorialità.  

Le pagine del libro sono state sfogliate, in dialogo con l’autore, dal dottor Roberto Laurenzano, Presidente della locale sede della “Dante” e dal dottor Gian Paolo Bulla, Direttore dell’Archivio di Stato di Piacenza. Sant'Antonio-7Laurenzano ha rilevato che pur essendo giuridicamente una “frazione” e pur respirando l’aria del capoluogo, Sant’Antonio mantiene una “sua identità comunque” sul piano umano-relazionale e sul piano stesso civile-urbanistico. Il libro di Bavagnoli fa “vedere”, grazie ad una meticolosa opera di “ricerca” storica e dettagliatamente archivistico-documentativa, gli eventi succedutisi in questa territorialità; attraverso specifiche memorie e con un’analisi documentata di denominazioni, di personaggi importanti del luogo, di vicende istituzionali, ecclesiali e civili, storico-politiche, inquadrandoli negli avvenimenti italico-nazionali ed europei che hanno storicamente attraversato una vita plurisecolare.

Con stile letterario limpido, chiaro – ha proseguito Laurenzano - Bavagnoli desta nel lettore interesse culturale e progressiva curiosità alla conoscenza delle caratterizzazioni del luogo. specie da quando al di là della zona urbana cittadina, il tutto era “campagna” infinita. Fra tante informazioni che si apprendono dalla lettura del libro, la motivazione della denominazione dell’attuale frazione, con l’esistenza del Monastero degli Antoniani di Vienne di cui è rimasta l’attuale Chiesa sul lato sinistro della strada verso Castelsangiovanni;Antoniani nati come Confraternita francese a seguito dell’arrivo in Francia delle spoglie di Sant’Antonio Abate, e ispirati alla “regola” del Santo taumaturgo, primi “hospitalieri” e dediti in particolare alla cura del ben noto e poco piacevole “Fuoco di Sant’Antonio”.

Edoardo – ha evidenziato il dottor Bulla – oltre a svolgere un’indagine approfondita in biblioteche e negli Archivi di Stato di Parma e di Piacenza e Archivio Diocesano, ha analizzato anche fonti inedite quali mappe e disegni, estimi, monasteri soppressi e le Visite Pastorali. “In Archivio di Stato credo si sia trovato bene… e ancor meglio quando dal sottoscritto è stato scortato nei depositi esterni del complesso S. Agostino – Cantore per consultare la fonte forse più consistente del suo studio, l’archivio del Comune di S. Antonio a Trebbia (1811-1924)”. Il libro è scorrevole, si legge con piacere; è redatto con scrupolo, ad esempio l’apparato delle note è corretto nel citare le fonti e nel fornire un utile e contenuto commento al testo. In qualche occasione ci si sofferma su una particolare tradizione o fatto curioso o leggendario, il che agevola la lettura. La narrazione è contrassegnata da miracoli: il santo egiziano, S. Antonio l’eremita, il primo dei monaci e il primo degli abati, che sanava e liberava dal demonio. Le reliquie trasportate in Francia nella città di Saint-Antoine - l'Abbaye dove si diffuse l’uso di assistere le persone affette dal fuoco di sant'Antonio (herpes zoster oppure nella forma più grave dell'intossicazione dal fungo ergot, detta «ergotismo»). Poi il miracolo del 1537 del soldato francese che bestemmiò contro S. Antonio e fu arso, come riportato dal Campi, infine l’intenso bombardamento del primo ottobre 1944 nel quale miracolosamente la chiesa fu risparmiata. Per giungere alla stampa del volume – ha confidato l’autore – ho impiegato circa un anno e mezzo di ricerche mirate e sistematiche. L’idea di indagare la storia di Sant’Antonio mi è venuta diversi anni fa quando, dai tempi in cui frequentavo il gruppo parrocchiale spinto dalla curiosità per i trascorsi storici, assillavo il parroco don Giuseppe con domande sugli affreschi e sul passato del tempio e del borgo. 

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