Kalle, il legame con Groppallo e l’amore per la fisarmonica: «Strumento magico»

Il fisarmonicista e compositore nativo di Vernasca da molti anni vive felicemente a Groppallo di Farini: «Qui un mondo diverso». «Dove ci sono i servizi, la gente rimane: nel parmense in tanti abitano in montagna». Dal diploma in fagotto a quasi trenta album con la “fisa”. «Piace anche ai più giovani, è uno strumento tosto ma completo»

Alberto Kalle. (nella foto all'interno dell'articolo, con il collega Paolo Bertoli)

«PERO’ SI VIVE MEGLIO QUI»

Alberto ha due figlie: Ambra (19 anni) e Martina (13). «La figlia più grande - spiega il maestro - si alza al mattino alle 5 per andare a scuola. La portiamo a Farini Groppallo-2per prendere la corriera che parte da Selva alle 6. Torna che sono quasi le 16 del pomeriggio ed è già ora di studiare. Un bell’impegno vivere qui e frequentare le superiori in città. «Vedremo quando avrà preso il diploma cosa vuole fare». Già, perché rimanere a vivere a Groppallo? «Vivo una pace diversa – risponde il fisarmonicista -, è un altro mondo. Sono sempre vissuto tra la collina di Vernasca e la montagna di Groppallo. Piacenza la frequento molto ma non riuscirei mai a risiedere in città: alla sera è bello fare ritorno sui monti. È una scelta di vita che dopo tanti anni mi va ancora bene, perché garantisce - al netto di qualche disagio - una qualità della vita migliore». Ma comunque un’ora per arrivare nel capoluogo della provincia ci vuole. «Non siamo così lontani dalla città e dai servizi come si può pensare. A Milano è il tempo che si perde per fare pochi chilometri, a Piacenza nelle ore di punta si perdono anche dieci minuti per uscire da un quartiere. Il pezzo più brutto è arrivare a Bettola, poi la “provinciale Valnure” diventa più agevole. Chiaro, nella vita non si può avere insieme “l’uovo e la gallina”. Abbiamo una qualità di vita migliore, un cibo migliore, ritmi diversi. La residenza in città e pianura è comoda per la vicinanza alle strutture e ai servizi. Groppallo è fortunata rispetto ad altre frazioni: abbiamo ancora il medico un giorno a settimana, la posta tre giorni e sempre aperti alcuni negozi di alimentari e i bar». Il punto dolente è offrire ai giovani l’opportunità di stare qui. «Groppallo era all’avanguardia vent’anni fa e si è fermato, le esigenze sono cambiate. Si potrebbe fare qualcosa di più per loro».

LA PARROCCHIA DI GROPPALLO AVEVA OLTRE 3MILA ABITANTI, ORA 300

Kalle illustra qualche numero. Nell’immediato dopoguerra la parrocchia di Groppallo (ovvero il paese più tutti i piccoli centri intorno) contava 3260 persone, e il comune di Farini complessivamente 7mila. «Ora la parrocchia di Groppallo arriva a 310 persone, Predalbora aveva 36 famiglie all’epoca e adesso non ci abita più nessuno». Suonando un po’ ovunque, hai trovato esempi di paesi di montagna che resistono allo spopolamento? «Vicino a Vernasca, già in territorio parmense, c’è Bore. È situato a 830 metri, lì la gente è rimasta. Ha tutte le strutture che servono per vivere, sono ben organizzati e la gente non se ne è andata. Ma anche a Bedonia sono rimasti in tanti, eppure si trovano a 60 chilometri da Parma. Molti emigrati sono tornati una volta raggiunta la pensione». È tornata ad esempio la famiglia di Paolo Bertoli, un altro grande del “liscio”. «Era un emigrante, di ritorno dal Galles a Bedonia: aveva suonato qualcosa anche là, poi venne a lezione da me». Ora è il pilastro di una delle orchestre più ricercate.

Il paese più sperduto in cui hai suonato? «Quello più suggestivo è Santa Maria del Taro a Parma. Siamo a 93-94 chilometri da Parma, veramente lontani. Ma anche Bogli, frazione di Ottone in Valboreca - da cui proveniva la famiglia di Arturo Toscanini - non scherza come lontananza dalla città. Quelle sono frazioni “estreme”: a Groppallo, in confronto, siamo “in riviera”».Alberto Kalle 4-2

 

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