L’identità Alberoniana illuminata nel terzo volume di "Auxilium a Domino"

La pubblicazione del Collegio Alberoni, con saggi e cronache che documentano i progetti più importanti realizzati negli ultimi anni

Auxilium a Domino è il motto del Cardinale Giulio Alberoni usato spesso in contesti liturgici e in formule di preghiera. Il motto vuole essere una professione di fede: l'aiuto è nel Signore; invocazione che ben si addice all'esperienza di vita del Cardinale e che nel tempo divenne il motto del suo Collegio. “Auxilium a Domino III” è anche il titolo della bella corposa pubblicazione che racconta la vita della Comunità alberoniana e ripercorre gli eventi culturali più significativi avvenuti in Collegio nel triennio 2016 – 2018, documentando i progetti più importanti realizzati negli ultimi anni.

Avremo occasione di presentare quest’antologia nella nostra rubrica “Libri piacentini”; oggi favoriamo la cronaca della presentazione avvenuta nella sala della Biblioteca Monumentale e aperta dal curatore PADRE ERMINIO ANTONELLO, C.M. che ha evidenziato l’importanza di mantenere viva l’attenzione sul “piccolo scrigno di storia” costituito dal Collegio, conservandone periodicamente la memoria grazie all’opera dei solerti studiosi che “rendono il presente radicato nella sua plurisecolare storia”.

GIORGIO BRAGHIERI, Presidente Opera Pia Alberoni, ha richiamato l’autonomia istituzionale e organizzativa tra Opera Pia, Collegio e Diocesi evidenziandone le comuni finalità e le rilevanti sinergie. Ha poi espresso ringraziamento alla BANCA DI PIACENZA che ha sostenuto una parte importante dei costi di progettazione e stampa, dimostrando ancora una volta grande attenzione al Collegio Alberoni e alla sua storia.

PADRE NICOLA ALBANESI, C.M., Superiore del Collegio Alberoni, ha richiamato il patrimonio di umanità insito nel Collegio e accennato ai significativi saggi della pubblicazione, alcuni dei quali sono stati illustrati dagli autori Ugo Bruschi, Ricercatore presso l'Università degli Studi di Bologna e MARIA ROSA PEZZA, Studiosa di storia del Collegio Alberoni.

Bruschi ha formato il corposo saggio intitolato The greatest curiosity we have in Spain’: Giulio Alberoni in the perception of the British diplomats in Madrid, 1715-1718 (La principale rarità che abbiamo in Spagna: Giulio Alberoni nella percezione dei diplomatici britannici a Madrid, 1715-1718.). L’autore, dopo una lunga e attenta ricognizione attraverso gli archivi storici inglesi, ricostruisce l’evoluzione del modo in cui Giulio Alberoni fu visto dai diplomatici britannici, a partire da quando fu considerato un prezioso sostegno per gli interessi inglesi, sino al momento in cui le relazioni anglo-spagnole raggiunsero il punto di rottura.

Come afferma Bruschi la storia delle relazioni tra Alberoni e i diplomatici britannici è fatta di disillusione da entrambe le parti. Quando nel 1715 la stella di Alberoni era sorta nel panorama politico, avevano visto in lui lo statista che poteva rendere efficiente il governo spagnolo, e assicurare la conclusione di trattati rispondenti agli interessi commerciali inglesi; dal canto suo l’abate italiano aveva sperato nell’appoggio di Giorgio I, ai suoi piani di ripresa della Spagna come potenza mediterranea, o almeno nella neutralità britannica. Tre anni dopo, al posto della speranza c’erano i risentimenti. L’articolo, tra le altre immagini, ne presenta una riguardante Giulio Alberoni, ai più sconosciuta e non ancora pubblicata in Italia.

Si tratta dell’incisione di un anonimo artista vittoriano che ritrae l’incontro tra Giulio Alberoni e il diplomatico britannico William Stanhope. Come scrive Ugo Bruschi a descrizione dell’immagine: alla notizia dell’arrivo nel Mediterraneo della Royal Navy con l’ordine di combattere, se necessario, contro la flotta spagnola, Alberoni reagisce strappando il documento dalle mani di William Stanhope e facendolo a pezzi; l’inviato britannico resta imperturbabile. E’ un’immagine vivace, ma priva di fondamento: il gesto di Alberoni non compare in nessuna fonte contemporanea.

Tra i contributi firmati da Maria Rosa Pezza, studiosa di storia del Collegio Alberoni la traduzione di un articolo di Hugh Hudson, dell’Istituto Universitario di Storia dell’Arte dell’Università Nazionale di Taiwan. L’autore al termine di una ricerca approfondita condotta con la collaborazione dello stesso Collegio Alberoni e con particolare attenzione ai sigilli delle opere e agli inventari alberoniani, documenta il ritrovamento e l’identificazione di uno straordinario capolavoro artistico appartenuto alla collezione del Cardinale Alberoni e poi scomparso dalla sua raccolta. Si tratta della Vergine e bambino con libro, opera del grande Jan Van Eyck (1390-1441), oggi conservata alla National Gallery di Vittoria, a Melbourne. Siamo di fronte a una scoperta davvero significativa, che contribuisce ad ampliare le conoscenze relative al patrimonio artistico del Cardinale Alberoni.

Se Hudson, nel suo saggio, dimostra che il capolavoro su tavola di Jan Van Eyck era in possesso dell’Alberoni nel 1735 e faceva ancora parte della collezione nel 1760, resta ancora poco chiaro il destino successivo dell’opera. Si sa che il dipinto (26,3 x 19,4 cm) era nella collezione di Charles Weld Blundell a Ince Blundell in Gran Bretagna, nel 1850.

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