L’Ordine dei Medici: «Segnalate tre strutture odontoiatriche in cui manca il nome del direttore sanitario»

OMCeO Piacenza: «Alla vigilanza sulle strutture sanitarie si aggiunge quella sui professionisti. Controlli in 49 strutture mediche e 26 odontoiatriche»

Il presidente Augusto Pagani e Marco Zuffi, presidente commissione albo odontoiatri

La attività di vigilanza delle strutture sanitarie attive sul territorio provinciale, avviata lo scorso anno dal Consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici di Piacenza, ha portato fino ad oggi alla verifica di 49 strutture mediche e di 26 strutture odontoiatriche, alla contestazione ai rispettivi direttori sanitari di un certo numero di irregolarità deontologiche ed alla segnalazione alla autorità competente di 3 strutture per le quali sono state riscontrate violazioni delle norme di Legge. Questa attività ha comportato un rilevante impegno per il personale di segreteria, che ha provveduto ad inviare 122 richieste di informazioni ai direttori sanitari delle strutture ed archiviato le loro risposte in archivio cartaceo che oggi raccoglie i dati di ciascuna struttura da cui abbiamo avuto riscontro. Ha inoltre impegnato i consiglieri ed i revisori, che hanno esaminato la corposa documentazione pervenuta ed inserito in un archivio informatizzato tutti i dati di ogni singola struttura; ha impegnato il presidente dell’Ordine dei Medici Augusto Pagani ed il Presidente Cao Marco Zuffi , che hanno ricevuto in audizione 12 colleghi, direttori sanitari delle varie strutture, per informazioni, chiarimenti, indirizzi e contestazioni di carattere deontologico, colloqui che hanno sempre portato ad una regolarizzazione dei contenuti informativi e pubblicitari diffusi dalle strutture in forma cartacea o video o sul web.

I positivi riscontri di questa iniziativa, unica in Italia, ed alcune segnalazioni pervenute dai nostri iscritti, relative a sospetti casi di abuso di professione medica, hanno indotto il Consiglio direttivo, nella riunione del 16 ottobre scorso, a deliberare unanimemente la estensione della vigilanza e del controllo anche ai professionisti che esercitano attività sanitarie nei propri studi professionali. Tutti costoro infatti, al pari dei medici e degli odontoiatri, hanno l’obbligo di iscrizione all’Albo professionale di riferimento e dovranno presto iscriversi anche al rispettivo Ordine, in ossequio all’attuale contesto normativo.

Dall’11 gennaio 2018  la Legge Lorenzin ha portato alla costituzione di 3 nuovi Ordini, cioè l’Ordine delle professioni infermieristiche, l’Ordine della professione di ostetrica e l’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (che riunisce gli iscritti a 17 differenti Albi professionali). Dal 1° luglio 2018 tutti questi professionisti sono tenuti a presentare domanda di iscrizione al rispettivo Ordine professionale, poiché "l’esercizio di una professione sanitaria in assenza dell’iscrizione al relativo albo si configura come abusivo, perseguibile ai sensi dell’art. 348 del codice penale, così come modificato dall’art. 12 della legge 3/2018".

Entro il marzo 2021 questa lunga fase preparatoria terminerà e verranno finalmente eletti i rappresentanti dell’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Dunque, entro tale data, i professionisti che andranno a costituire questo nuovo maxi Ordine saranno valutati e certificati all’atto della iscrizione, e potranno così garantire la autenticità dei loro titoli formativi e tutelare il cittadino da coloro che millantano competenze che non hanno. La opportunità di una verifica della formazione, delle competenze e della attività professionale esercitata dai sanitari (e non solo dai medici e dagli odontoiatri, dai farmacisti, dagli infermieri e dalle ostetriche) è stata riconosciuta da tutti gli attuali rappresentanti nazionali delle altre professioni, che hanno recentemente dichiarato che “L’Ordine è l’unico concreto argine al fenomeno dell’abusivismo, fino a oggi crescente, oltre che un luogo di confronto e crescita valoriale, relazionale, progettuale e professionale". Dichiarazione che ben si inquadra nell’attuale contesto normativo che riconosce agli “Ordini professionali la qualifica ed il ruolo di enti pubblici non economici che agiscono quali organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici, garantiti dall’ordinamento, connessi all’esercizio professionale e che a tale scopo vigilano sugli iscritti agli albi, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività professionale (compresa quella societaria) irrogando sanzioni disciplinari secondo una graduazione correlata alla volontarietà della condotta, alla gravità ed alla reiterazione dell’illecito, tenendo conto degli obblighi a carico degli iscritti, derivanti dalla normativa nazionale e regionale vigente e dalle disposizioni contenute nei contratti e nelle convenzioni nazionali di lavoro”.

Uno dei compiti primari degli Ordini professionali, infatti, è quello di tutelare i cittadini da comportamenti professionali scorretti dei propri iscritti, di cui siano venuti a conoscenza. L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri e l’Ordine dei farmacisti continueranno ad occuparsi dei rispettivi iscritti, come faranno anche l’Ordine delle professioni infermieristiche e l’Ordine della professione di ostetrica, che fino al gennaio scorso erano invece Collegi; il nuovo Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione inizierà invece ad occuparsi degli iscritti ai 17 diversi Albi che lo andranno a costituire. Ancora in attesa di regolamentazione le professioni di osteopata e chiropratico. Ma pur nella certezza che ciascuno farà la propria parte per rappresentare al meglio la propria professione, rimane un elemento di possibile confusione fra le differenti professionalità sanitarie, alle quali si arriva frequentando un corso di laurea che conferisce il titolo di dottore. Titolo uguale non significa però uguali conoscenze e competenze, come risulta ben evidente anche soltanto dalla differente durata del corso di laurea, che per i medici e gli odontoiatri è di 6 anni, per i farmacisti di 5 e per tutti gli altri professionisti sanitari di 3. Titolo uguale non può dunque autorizzare alle medesime attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, poiché il differente percorso formativo differenzia ruoli e responsabilità ed attribuisce a ciascuna figura professionale la propria e specifica funzione. Al medico ed all’odontoiatra, ad esempio, è riservata la facoltà di fare diagnosi e prescrivere accertamenti, farmaci o diete; tutti gli altri sanitari possono praticare la loro professione eseguendo attività tecniche o manuali o intellettuali di supporto e finalizzazione di una prescrizione medica.

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