«La razza non esiste, è sostanzialmente una fake news»

Dai Giovedì della Bioetica: le diseguaglianze sociali si traducono in diseguaglianze del DNA

Un momento dell'incontro

Sono ripresi all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano “I giovedì della Bioetica”, promossi dall’Istituto Italiano di Bioetica - Sezione Emilia Romagna con sede a Piacenza. La serie articolata su otto appuntamenti scientifici e culturali, stando a quanto avvenuto nei cinque incontri già conclusi, sta portando la conoscenza, in termini sufficientemente divulgativi, di temi di rilevanza scientifica, filosofica e morale.

I relatori di importanza non solo nazionale, riescono nell’intento di attivare di volta in volta, anche un confronto di idee con ricadute pratiche nella realtà quotidiana.

Ospiti dell’ultimo incontro, introdotto dal prof. Giorgio Macellari e coordinato dal giornalista e M.d.l. Gaetano Rizzuto, Carlo Alberto Redi, accademico, biologo e saggista, professore universitario e Manuela Monti, dottore in bioingegneria e bioinformatica che svolge ricerche presso il Centro Ricerche di Medicina Rigenerativa della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, alla University di Tokyo e in Istituti USA. Argomento trattato la “GENOMICA SOCIALE. Come la vita quotidiana può modificare il nostro DNA”.

Chiarito che la Genomica è la disciplina che si occupa della struttura, sequenza, funzione ed evoluzione del genoma, vale a dire di tutta l’informazione genetica contenuta nel DNA , il professor Redi ha negato l’esistenza delle razze umane, citando al proposito le conclusioni di società scientifiche e antropologiche. «La nostra è una specie estremamente recente - ha continuato il professore - siamo tutti figli di un piccolo gruppo di africani che 200 mila anni fa sono usciti dall’Africa, hanno colonizzato il pianeta e hanno continuato a incrociarsi. Nel nostro DNA ci sono dei pezzi che appartengono all’Uomo di Neanderthal. Se facessimo un’indagine sulle persone qui presenti e su altrettante di una nazione lontana, scopriremmo più similitudini genetiche con i colleghi lontani rispetto a quelli che sono qui in sala.  Questo perché le differenze genetiche che troviamo tra due individui presi a caso nella stessa popolazione non sono meno numerose di quelle che troviamo prendendo due individui di due popolazioni diverse». 

«Nelle popolazioni ci sono differenze evidenti, come il colore della pelle e la forma degli occhi ma non hanno significato! Si tratta di adattamenti. Il DNA di chi è bianco e di chi è nero è uguale, ci sono gli stessi geni. E’ successo che vivendo in ambienti diversi si sono selezionate caratteristiche diverse, più favorevoli alla sopravvivenza: dove c'è tanto sole le cellule della pelle producono più melanina». 

«Un numero sempre maggiore di evidenze – hanno affermato Carlo Alberto Redi e Manuela Monti - documenta un sostanziale legame tra il contesto sociale all'interno del quale ciascuno di noi vive e le funzioni del genoma delle cellule somatiche e germinali che compongono il nostro organismo. Fattori ambientali di varia natura possono modificare l'espressione genica delle cellule alterando lo stato fisiologico di tessuti e organi. Alcuni fattori di natura fisico-chimica della nostra quotidianità sono fisiologicamente a contatto delle cellule, anche di quelle germinali quali gli spermatozoi e le cellule uovo, altri vengono assorbiti attraverso l’acqua, l’aria e gli alimenti. In condizioni di difficoltà socio ambientale si determinano aumenti di geni pro-infiammatori ed una diminuzione di quelli destinati alle difese immunitarie. Sono tutti elementi che marcano alcune zone del DNA e che possono essere trasmessi di generazione in generazione: le esperienze delle precedenti possono influenzare chi siamo e influenzare chi verrà dopo di noi. Il contesto sociale all’interno del quale ci muoviamo ha un ruolo importante Le diseguaglianze sociali si traducono così in diseguaglianze di salute, le quali, non solo vengono trasmesse in maniera intergenerazionale, ma determinano a loro volta diseguaglianze di opportunità, di reddito, di rango sociale in un meccanismo ricorsivo che rinforza lo svantaggio sociale che le ha originate».  

In sostanza il contesto sociale influenza i processi biologici: l’organismo materno, l’aria, la famiglia, la scuola, il reddito, tutto contribuisce a determinare le nostre aspettative di vita.  Il codice postale, l’indirizzo di ciascuno di noi alla nascita, conta molto di più di quello che pensiamo. E questo dipende dalla sorte, e non dal merito.

Prossima sessione giovedì 10 ottobre alle 17,30: “Intelligenza artificiale. Applicazioni e implicazioni etiche nell’immenso futuro”. Ospite Roberto Cingolani, Istituto Italiano di tecnologia di Genova.

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