Presentata allo spazio Volummia la poderosa monografia dedicata ad Alfredo Soressi

L’opera è il risultato di un progetto che ha preso il via nel 2010 su iniziativa della casa editrice Tip.Le.Co., in collaborazione con Fulvio Farina ed Enrica De Micheli. Include la schedatura di 452 opere, delle quali 339 sono riprodotte in tavole a colori

Lo spazio espositivo VOLUMMIA progettato e realizzato dalla gallerista Enrica De Micheli con il recupero della chiesa sconsacrata di Sant’Agostino, ne ha svelato una delle potenzialità di cultura ed eventi, aprendo la maestosa navata di rilevante fascino storico e artistico, alla presentazione del volume di grande formato “Alfredo Soressi 1897-1982”, di Eleonora Barabaschi, pagine 256, edito da Tip.Le.Co.  L’opera è il risultato di un progetto che ha preso il via nel 2010 su iniziativa della casa editrice Tip.Le.Co., in collaborazione con Fulvio Farina ed Enrica De Micheli; include la schedatura di 452 opere - delle quali 339 sono riprodotte in tavole a colori.

L’assessore alla Cultura e politiche scolastiche Jonathan Papamarenghi, ha evidenziato il felice legame tra l’importante nuovo spazio culturale e il valore della nuova opera editoriale che testimonia la vita e le opere del pittore e ne pone in risalto la figura di artista del Novecento, coerente e lineare con una personalissima visione dell’arte. Temi poi sviluppati da Eleonora Barabaschi, autrice della monografia, che ha ripercorso la vicenda artistica di Alfredo Soressi, richiamando e individuando nella vita e nell’opera del pittore e architetto, squarci di stringente storicità e collocandone alcune esperienze in un contesto dai precisi riferimenti culturali come evidenzia la sintesi del suo intervento:

Già avviato all'arte negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, il giovane Soressi interrompe il suo percorso a causa della chiamata alle armi. All'indomani del conflitto, completa la sua formazione all'Accademia di Brera a Milano e inizia il suo percorso prima come docente e architetto, poi anche come pittore. A Piacenza riscuote i primi successi di pubblico, mentre si allargano i suoi orizzonti grazie ad esposizioni a Milano e a Roma ed emergono quelli che saranno i temi prediletti nel corso della sua lunga carriera: i buoi e i celebri cavalli da tiro, colti insieme agli uomini nel momento della fatica ad arare campi e a trasportare sabbia e ghiaia sul greto del Po o del Trebbia e gli animali dipinti con guizzo “esopiano”.  

Una sola volta emerge con forza il ricordo del fronte, nel grande dipinto inedito “Carica di cavalleria nei pressi di Sacile”. Negli anni l’artista si cimenta anche in altri soggetti meno noti al pubblico, tra cui quelli di carattere mitologico, che gli valgono, insieme ai celebrati cavalli, importanti riconoscimenti nell’ambito delle due Esposizioni Nazionali del “Sindacato di Arte pura” tenute a Napoli nel 1957 e a Roma nel 1958 - quest’ultima intitolata, significativamente, “Antibiennale”.

L’impegno in campo artistico e culturale vede Alfredo Soressi anche docente all’Istituto d’Arte “Gazzola”, Conservatore del Museo Civico di Piacenza e architetto, ricordato specialmente per il progetto della “Casa del Mutilato” di Piacenza e per altre esperienze. Negli anni Sessanta e Settanta la sua affermazione come pittore può dirsi compiuta e i suoi dipinti sono conosciuti e apprezzati a Piacenza e ben oltre i suoi confini, in Italia e all’estero. Alla sua morte la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza riceve, grazie ad un lascito testamentario, un nutrito corpus di dipinti e disegni dell’artista, gelosamente conservati nella sua abitazione con questo scopo.

La monografia – ha evidenziato l’editore Leonardo Bragalini, raduna oltre 450 dipinti in gran parte riprodotti in tavole a colori, molti dei quali inediti dai quali emergono cavalli, asinelli, trepidi conigli, pecore e capre immerse in un’atmosfera bucolica, carrettieri e muli spossati dalla fatica del lavoro, soggetti che hanno reso celebre il loro autore, accompagnati però da scorsi realistici della vecchia Piacenza, di vedute paesaggistiche, di vivaci nature morte, da episodi tratti dal mito o ispirati alla storia sacra. Tra di essi si affacciano i ritratti del padre e dell’amata moglie Giuseppina alla quale Soressi aveva dedicato il villaggio di Bosco Nure, poco oltre il Ponte della Cantoniera, sulla destra della strada che sale da Farini a Ferriere. Il suo progetto tendeva a creare un borgo popolato di artisti, con edifici posti tra quercioli e rovi e con sagome di ferro di cerbiatti, gazzelle e aironi. Il progetto fu realizzato solo in parte: un edificio pensato come albergo-ostello, la chiesetta e alcune casette.  

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