«Non temete di usare il defibrillatore anche se non avete fatto il corso». Un avviso sotto ogni apparecchio

Progetto Vita apporrà, sotto ogni apparecchio pubblico, una targhetta con gli articoli del codice penale che obbligano tutti a soccorrere chi si trova in difficoltà

La targhetta sotto ai defibrillatori

“Chiunque può usare questo defibrillatore se si trova a soccorrere una persona inanimata, come previsto dagli articoli 54 e 593 del codice penale”. Questa è la targhetta che apparirà sotto ogni defibrillatore presente in città. Una «provocazione», come la definisce Daniela Aschieri, presidente di Progetto Vita, e lanciata in relazione alla lunga diatriba sull’utilizzo dei defibrillatori in caso di bisogno.

«Questa iniziativa - spiega la cardiologa piacentina - non è altro che una provocazione: l’obiettivo sarebbe quello di cambiare la legge italiana, che ad ora obbliga a fare il corso per poter usare il defibrillatore». 

L'articolo 54 del codice penale riguarda lo stato di necessità ("Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo") mentre l'articolo 593 riguarda l'omissione di soccorso.

Prosegue: «Non soccorrere una persona a terra è omissione di soccorso, e anche se può non sembrare, è molto più pericoloso e invasivo effettuare un massaggio cardiaco, perché se non effettuato correttamente si possono causare danni. Al contrario, con il defibrillatore non si può sbagliare: oltre a spiegare passo per passo cosa fare e come applicare gli elettrodi - e comunque, in caso di chiamata al 118, l'operatore è in grado di guidare telefonicamente all'utilizzo - non si attiva se la persona interessata non è veramente colpita da arresto cardiaco. Per cui, perché in caso di necessità non si può comunque utilizzare?».

«Vorremmo arrivare ad una cultura della defibrillazione precoce: i corsi hanno un costo, vanno organizzati e  gestiti. La legge che regola questa materia è anacronistica, risale al 2001, e da allora non è mai cambiata»

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