Scuola, Bevilacqua (Ugl): «Troppi stranieri abbandonano gli studi in Emilia-Romagna»

Costretta ad abbandonare gli studi, a pochi mesi dall'esame di maturità, riportata in patria con l'inganno e sottoposta ad un intervento abortivo perché i genitori pakistani contrastavano la storia d'amore della figli, immigrata di seconda generazione, con un italiano. Dopo la tragica vicenda di Sana, uccisa dal padre e dal fratello, perché voleva sposare un giovane di Brescia, ecco un’altra triste storia sempre nel profondo Nord, a Verona. Questo dramma porta alla luce un altro gravissimo problema: ad oggi, in Italia, un 18enne su tre abbandona gli studi prima del tempo. A dirlo gli ultimi studi Istat-Ministero dell'Istruzione. Il Miur calcola in 23.000 gli alunni a rischio dispersione nella scuola secondaria di I grado e in 112.000 quelli nella scuola secondaria di II grado. “Da almeno dieci anni, nel nostro Paese, c’è un’emergenza educativa in atto.  Il nostro sistema di istruzione non riesce a portare al diploma migliaia di alunni stranieri. Un problema che i governi hanno colpevolmente sottovalutato perché da questo deficit di apprendimento si avranno e si hanno già effetti negativi sulle competenze e la formazione di base con cui si presentano sul mercato del lavoro i tanti giovani che hanno interrotto gli studi. E dietro queste statistiche c'è anche la piaga del lavoro minorile, soprattutto in alcune comunità straniere”: commenta Tullia Bevilacqua, segretario generale regionale Ugl Emilia-Romagna. E a fronte dei dati emersi nell’ultimo monitoraggio del Miur sulla presenza straniera in classe in aumento (siamo a 826mila unità, il 9,4% del totale, a fronte degli studenti italiani che diminuiscono sempre più) si registra il gap più preoccupante quando si parla di abbandoni nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Soprattutto nella fascia d'età tra i 17 e 18enni, dove la partecipazione agli studi degli stranieri scende al 64,8% rispetto all’80,9 dei giovani italiani. Meno del 50% dei minori stranieri viene inserito nella classe corrispondente alla loro età e gli studenti stranieri in ritardo nel percorso di studi sono il 31,3% e quelli italiani il 10%.

Fenomeno che colpisce anche il Nord Italia (area geografica che include l'Emilia-Romagna) dove nella fascia d'età dei giovani fra i 18 e 24 anni che abbandonano prematuramente gli studi il 31,5% sono maschi stranieri, il 29% femmine straniere, il 9,7% maschi italiani e il 5,8% femmine italiane. Nel nostro Paese la regione in cui gli studenti con cittadinanza non italiana più incidono nel contesto scolastico locale è l’Emilia Romagna (seguita dalla Lombardia) dove quasi il 16% degli studenti non ha la cittadinanza italiana. In pratica per ogni 5 studenti italiani uno è straniero. 
E nella nostra regione si è rilevato (nel 2016) un tasso di dispersione dell’11,3%, a fronte del 13,8% della media italiana e più del 10% chiesto dall'Europa, come ci ricorda la stessa giunta regionale dell'Emilia-Romagna (con un comunicato stampa del marzo 2018 - vedi link in basso *, ndr).

“L'Emilia-Romagna si conferma fra le regioni col più consistente numero di studenti stranieri nelle scuole superiori e con un tasso di abbandoni , rispetto agli italiani, comunque preoccupante. Una divaricazione che prende avvio fin dalla scuola dell’obbligo con le difficoltà linguistiche che risultano ai primi posti fra le ragioni del fallimento scolastico perché in molte famiglie straniere la lingua parlata fra le mura domestiche non è l'italiano”: spiega Tullia Bevilacqua.

Che fare per arginare questo problema? “Pur accogliendo positivamente le iniziative di contrasto alla dispersione scolastica attivate in regione, spicca a livello nazionale un più importante nodo da sciogliere: con solo il 4% del Pil nazionale speso nel settore dell’istruzione, contro una media europea superiore di quasi un punto percentuale , non è facile risolvere problemi come: l'integrazione degli stranieri, la dispersione o l'abbandono scolastico. Si devono investire più risorse nella scuola pubblica e affrontare le tematiche dell'integrazione socio-economica degli stranieri con ben altro spirito che non il “buonismo” a tutti i costi. E questo è un messaggio che il nostro sindacato lancia anche al governo nazionale che verrà”: conclude il segretario generale regionale Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua.

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