Tassa di soggiorno, nel suo primo anno il Comune incassa 200mila euro

La stima effettuata al momento dell’introduzione dell’imposta per chi soggiorna in città si è rivelata precisa: la stragrande maggioranza dell’incasso non è frutto della presenza di turisti ed è stata registrata nei giorni feriali. I soldi saranno utilizzati per gli edifici storici, gli eventi e la promozione turistica

Sotto, l'assessore Jonathan Papamarenghi

Dodici mesi fa venne introdotta, ora il Comune di Piacenza può permettersi di fare i primi conti. La cifra è ancora ufficiosa – mancano alcune verifiche sugli ultimi introiti - ma sembrerebbe essere di poco superiore ai 200mila euro l’incasso derivante dalla tassa di soggiorno, l’imposta prevista per i non residenti a Piacenza che pernottano in città nelle strutture ricettive. Tassa ormai presente in gran parte dei capoluoghi di provincia e cittadine d’arte, arrivata nel capoluogo dal gennaio 2018 (successivamente anche il comune di Bobbio ha deciso di applicarla). 

Viene così confermata la stima che l’ente ha sempre sostenuto al momento della sua introduzione. Nulla a che vedere con quanto hanno incamerato nel 2017, ad esempio, la vicina Parma (1,4 milioni) e il capoluogo di regione Bologna (6,1 milioni). Cifra molto lontana, quella piacentina, però si tratta di un’entrata in più che dà ossigeno alle casse comunali. La tassa ha un importo giornaliero che va da 0,50 a 2 euro, in base al lusso della struttura ospitante. Per chi non intende pagare la tassa è prevista una sanzione da 25 a 500 euro.

La tassa venne già presentata dalla precedente Amministrazione Dosi e votata dal Consiglio comunale, ma fu poi bloccata da ben due leggi di Bilancio che ne stopparono l’introduzione. Lo scorso anno, invece, la situazione si sbloccò e la Giunta Barbieri, ritornando in Consiglio, decise di istituirla. A distanza di dodici mesi, ecco il quadro. La tassa porta in dote circa 200mila euro alle casse del Comune. L’ente deve però lasciare a “Ica” – che si occupa della riscossione della tassa presso le strutture – il 10 per cento di quanto viene incamerato: ovvero circa 20mila euro.

Nella giornata di ieri si è tenuto un incontro tra una rappresentanza degli albergatori piacentini e il Comune di Piacenza, per fare il punto della situazione. L’assessore alla cultura Jonathan Papamarenghi ha sottolineato l’approccio positivo del mondo alberghiero Jonathan Papamarenghi-5piacentino con le istituzioni, anche sulla tassa. «La collaborazione tra le strutture e il Comune è positiva – spiega – e gli operatori hanno accettato di impegnarsi nel far pagare la tassa di soggiorno. L’incasso deve essere comunque utilizzato per interventi o opere a favore della crescita del loro settore». Quindi il Comune provvederà, ad esempio, a fornire guide, cartine e altro materiale alle strutture. «Sembra incredibile – riflette l’assessore -, ma a Piacenza non esistono le “mappe turistiche a strappo” da distribuire nelle strutture. In ogni città, è la prima cosa che viene fornita appena si arriva in un albergo. Perciò provvederemo a migliorare questo aspetto. Poi ci sono tutti gli interventi di manutenzione degli edifici culturali e storici, come Palazzo Farnese, oltre alle iniziative culturali e gli eventi. Il Comune spende 100mila euro all’anno per eventi». L’assessore però non nasconde un dato. «Va detto – precisa Papamarenghi - che il 90 per cento di questo importo non arriva da “turisti” di passaggio a Piacenza, ma da lavoratori o persone che soggiornano in città per altri motivi. La stragrande maggioranza dell’importo è infatti frutto delle presenze dei giorni feriali. Intendo perciò promuovere delle iniziative che favoriranno l’aumento dei pernottamenti nel weekend, creando un pacchetto turistico, mettende maggiormente “in rete” le diverse realtà culturali ed economiche del territorio». 

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