Antico e moderno insieme, anche un drone per riprendere l'antica transumanza

Domenica 27 ottobre è tornato l'appuntamento con la tradizionale e spettacolare festa della transumanza in val d'Aveto: la migrazione stagionale della mandria dell’azienda agricola della famiglia Monteverde con a capo Pietro. Il trasferimento del bestiame bovino dai pascoli del Monte Crociglia a Santo Stefano d'Aveto passando per il paese di Torrio val d’Aveto si è confermato uno degli eventi più sentiti e tradizionali della nostra valle

Un momento della transumanza

Domenica 27 ottobre è tornato l'appuntamento con la tradizionale e spettacolare festa della transumanza in val d'Aveto: la migrazione stagionale della mandria dell’azienda agricola della famiglia Monteverde con a capo Pietro. Il trasferimento del bestiame bovino dai pascoli del Monte Crociglia a Santo Stefano d'Aveto passando per il paese di Torrio val d’Aveto si è confermato uno degli eventi più sentiti e tradizionali della nostra valle.

Lasciati i pascoli d’altura le “Signore” sono infatti ritornate alle stalle, dove trascorreranno l’inverno. E stata un’occasione unica per centinaia di persone per scoprire il territorio e viaggiare, a piedi, a cavallo, in maniera lenta, senza rinunciare al piacere del contatto con la piccola comunità di Torrio. Proprio a Torrio, infatti, le mucche e i cavalli al seguito si sono rifocillati con l’erba fresca dei prati mentre i partecipanti, sia grandi sia piccoli, le hanno aspettate condividendo focaccia, salame, formaggio, vino bianco e yogurt con il Latte Tigullio per i più piccoli. 

Il rito della transumanza segna il cambio di stagione nell’incantevole scenario dei boschi di faggio, quercia, acero, betulle, noci, noccioli, ciliegi, abeti ecc. colorati nelle infinite sfumature calde autunnali. Nella festa agreste a “Santo” si sono esibiti la banda musicale, i figuranti di Allegrezze vestiti con i costumi di una volta, gli “Amixi de Buggiascu”. La giornata si è terminata con il pranzo del contadino, a base di prodotti locali alla bocciofila di Santo Stefano e ai ristoranti convenzionati. 

Per la prima volta la transumanza è stata appoggiata anche dal Parco dell’Avetonell’ambito di un progetto dedicato proprio a questa tradizione di cui è capofila la Regione Liguria insieme a Toscana, Sardegna e Corsica e, per la prima volta, ha coinvolto l’Università di Genova con studenti e docenti che sono andati alla scoperta del “dietro le quinte” dell’evento: sabato hanno ripreso il bestiame ai pascoli del M. Crociglia, domenica hanno seguito la transumanza con tanto di riprese aeree grazie all’utilizzo di droni. 

A Torrio ai soci del circolo ACLI “la scuola” durante un succoso pranzo di ritrovo e aggregazione è stata illustrata anche l’origine della transumanza:la parola deriva dal verbo ‘transumare’, che significa attraversare, transitare sul suolo. Etimologicamente, questo verbo è costituito dal prefisso latino trans che vuol dire ‘al di là’ e della parola latina humus, che vuol dire ‘terreno’.Per molti studiosi, il più antico cammino della transumanza è quello che si trova nella val Senales, in Alto Adige, le cui origini risalirebbero addirittura al periodo preistorico. Altre fonti ne collocano le radici nel III secolo a.C. per poi diffondersi per molti secoli in tutta l’Europa meridionale e buona parte del bacino del Mediterraneo. Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Carpazi, Balcani e Italia sono i paesi in cui era praticata con regolarità. Per secoli e secoli le regioni dell’appennino centro-meridionale e le zone di pianura di Puglia, Campania e Maremma laziale-toscana, sono state tra le più attive per quanto riguarda la pastorizia transumante. In Italia questa antica pratica iniziò in Abruzzo, Molise e Puglia, con estensioni verso il Gargano e le Murge e, per quanto riguarda Torrio e Santo Stefano d’Aveto, da alcuni decenni. 

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