Tre step per restituire l'ex chiesa di San Lorenzo alla città

I passaggi spiegati dall’architetto Spigaroli, progettista dei lavori. E la tesi di laurea dell’architetto Martina Camia ha fatto realizzare la prima planimetria dell’ex luogo di culto del ‘300 in via del Consiglio

Spigaroli, Camia e Loranzi

I lavori avviati nella ex chiesa di San Lorenzo, in via del Consiglio, che porteranno alla nascita di un nuovo auditorium da 500 posti in città, sono stati seguiti anche dall’architetto Martina Camia, la quale ha preparato la propria tesi di laurea (con la collega Martina De Bernardi) proprio sulla ex chiesa. Le due giovani professioniste hanno realizzato i primi rilievi dettagliati - utilizzando un base scanner per definire la Camia, Carta e Loranzi-2planimetria - della ex chiesa, dell’alzato e delle decorazioni all’interno e all’esterno dell’edificio. La planimetria è l’unica mai realizzata finora. Il lavoro dei due architetti ha compreso anche uno studio dettagliato dell’area.

Insieme a Camia, tra le navate della chiesa eretta nel 1333 dai monaci eremiti di Sant’Agostino, c’erano anche il progettista, l’architetto Marcello Spigaroli e il committente della Rest srl, Carlo Loranzi. «Il primo passo - ha spiegato Spigaroli - sarà quello di riaprire gli ingressi laterali, chiusi da un muro con le finestre. Dovremo, inoltre, realizzare le uscite di sicurezza». Dopo questo primo intervento, il successivo sarà la messa in sicurezza dell’intonaco che si sta distaccando e sul quale è stato anche spalmato catrame quando la struttura venne adibita ad uso militare, negli Anni 50, e dove i pontieri ricoveravano e facevo manutenzione alle barche (nell’800, invece, i soldati napoleonici ci fecero una stalla per i cavalli).

Realizzati i primi due punti, si passerà alla realizzazione degli impianti e all’auditorio. Nel frattempo, sono all’opera anche alcuni Marcello Spigaroli-2restauratori che analizzano le pareti e le volte, alla ricerca di eventuali affreschi ancora nascosti sotto i diversi strati. Un lavoro che dovrebbe durare circa un anno e che sarà seguito da vicini dalla Soprintendenza delle Belle arti e del paesaggio di Parma e Piacenza. E le sorprese sono sempre presenti. Ad esempio, le cappelle nella navata laterale di sinistra nei secoli vennero ristrette. All’interno dei muri, erano state create stanze, raggiungibili soltanto attraverso strette scalette. Le stanzette, piccole prive di finestre, forse alloggi dove potevano stere al massimo un paio di persone, si trovano all’altezza di dove un tempo furono anche messi dei soppalchi (oggi scomparsi). Sui muri tante scritte, risalenti all’800. Firme di soldati. In particolare si leggono bene i nomi di alcuni appartenenti all’86° Reggimento fanteria e una data: 1879. «Sarà un lavoro - ha affermato Spigaroli - simile a quello svolto per sistemare la chiesa dei Gesuiti dove oggi c’è il Teatro Gioco Vita».

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(le foto del confronto sono tratte dalla pubblicazione di Giorgio Fiori, "Il centro storico di Piacenza" edito dalla casa editrice T.E.P. di Piacenza)

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Commenti (4)

  • Giornali, TV e altri "Media" ci bombardano di notizie "catastrofiche" e senza controllo, non parlerebbero mai di questa iniziativa benemerita e giusta, perchè è contro la cultura della catastrofe e dà la speranza sul nostro futuro.

  • grazie a napoleone che ha ridimensionato le enormi ricchezze del vaticano,oggi possiamo godere della chiesa in forma laica-un applauso alle progettiste

    • De gustibus non est disputandum. Le piacerebbe un'altra dominazione francese????? :-) :-)

  • Certo che Napoleone prima, e gli altri poi, ne han fatto di danni!

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