«Una monografia su Gaspare Landi in omaggio ad Arisi»

Tre sale di Palazzo Galli gremite per ascoltare l’intervento di Vittorio Sgarbi in ricordo del grande critico d’arte che aveva riscoperto il pittore piacentino  

Vittorio Sgarbi al tavolo dei relatori

«Spero che l’Amministrazione comunale e la Banca di Piacenza vogliano chiudere il percorso di una vita operosa come quella di Ferdinando Arisi dedicandogli una bella monografia sul pittore Gaspare Landi». E’ con questo auspicio che Vittorio Sgarbi ha concluso il suo applaudito intervento (centinaia gli intervenuti, ospitati nella Sale Panini, Verdi e Corsi, queste ultime video collegate) in omaggio al più grande - e indimenticato - storico dell’arte piacentino, durante la quinta edizione della “Giornata Arisi” che si è svolta a Palazzo Galli, avente per tema il camminamento degli artisti (che il professor Ferdinando utilizzava per portare gli alunni dell’Istituto Gazzola a studiare la prospettiva degli affreschi di Antonio de’ Sacchis), Santa Maria di Campagna (basilica che amava particolarmente) e il Pordenone. 
Sgarbi - salutato dal presidente del Comitato esecutivo della Banca Corrado Sforza Fogliani che ha sottolineato la grande amicizia del critico d’arte per Piacenza e per Arisi - ha spiegato il ruolo dei critici d’arte nel mettere in evidenza gli artisti della cosiddetta Padanìa, allo scopo di dimostrare che l’arte non era solo quella toscana, citando Roberto Longhi, Francesco Arcangeli («il mio maestro»), Arturo Carlo Quintavalle. «Quello che hanno fatto Longhi a Ferrara, Quintavalle a Parma, Arisi lo ha fatto qui», ha affermato Vittorio Sgarbi aggiungendo che a Piacenza «l’arte è Arisi». Nel senso che senza la sua opera non si sarebbero conosciuti artisti del calibro di Felice Boselli e del vedutista Gian Paolo Panini, di cui ha lasciato importanti monografie. «C’è un terzo pittore - ha proseguito Sgarbi - che Ferdinando Arisi ha scoperto e valorizzato: Gaspare Landi, forse più importante di Boselli e Panini, un autore di dimensioni universali che si ispirava al Canova. Nel 2004 grazie alla Banca di Piacenza si è organizzata una grande mostra poi replicata a Roma a palazzo Montecitorio, di cui restano due cataloghi importanti, ma manca una vera e propria monografia».
Il critico d’arte ha quindi mostrato alcune opere del Landi scoperte di recente: lo studio finito per l’episodio di Gesù fra i dottori del tempio dei Musei civici di Palazzo Farnese a Piacenza, un grande bozzetto per una “turcheria” proto-orientalista in relazione con il dipinto del Museo nazionale di Capodimonte (Harun al-Rashid nella sua tenda con i sapienti d’Oriente). «Due begli esempi di pittura neaclassica», ha commentato Sgarbi che ha citato anche altre importanti opere del Landi (una Venere del 1817-17 che si trova al museo di Budapest, due autoritratti del Canova che dimostrano l’amicizia e l’ammirazione che il pittore piacentino aveva per il massimo esponente del neoclassicismo e Pittura che piange sull’urna di Raffaello conservata alla Pinacoteca ambrosiana a Milano).
Nel corso della giornata di studi sono quindi intervenuti Laura Bonfanti (che si è soffermata su alcuni aspetti trattati da Ferdinando Arisi nel libro scritto a quattro mani con la figlia Raffaella, nel 1983, sulla storia di Santa Maria di Campagna), Robert Gionelli (che ha trattato delle firme di artisti e studenti sulle colonne della cupola di Santa Maria di Campagna, dallo stesso individuate insieme a Carlo Omini dopo il primo nucleo scoperto da Attilio Rapetti tra il 1939 e il 1840: in totale ora sono 80 le firme censite) e Roberto Tagliaferri (che ha illustrato la ricerca compiuta su alcuni artisti piacentini che hanno lasciato la loro testimonianza in Cupola e la mappa da lui stesso realizzata per indicare esattamente dove si trovano le firme scoperte).
La giornata piacentina di Vittorio Sgarbi - dopo un passaggio in Santa Maria di Campagna - si è conclusa ad Albarola, dove il Rotary Piacenza Farnese gli ha consegnato la tessera di socio onorario e la “Paul Harris Fellow”, la massima onorificenza rotariana.

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