Anticaglie

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La guerra Italia-Francia

Sì siamo in guerra con la Francia. Non quella con le armi, evocata dai media con la dichiarazione di Mussolini nel 1940, ma quest’altra di natura politica, commerciale ed infine caratteriale. Ecco allora il punto. Tutto infatti dipende dal carattere di Macron, il leader francese che non ci sta a vedere l’Italia dal colore giallo verde non più rispettosa del suo ruolo subalterno, rispetto alla grandeur transalpina. Tanto che ardisce presentarsi in questa nuova versione. Quella di chi osa dichiararsi autonomo e indipendente rispetto Francia e critica verso l’Europa. Tutto ciò attraverso la nostra cosiddetta odiata politica populista e sovranista, vista dai cugini transalpini (ma saranno veramente tali?) come la peste, con la seguente motivazione : non sia mai che l’Italia osi eccepire quel che succede a Parigi o a Bruxelles. Chi è e cos’è l’Italia se lo deve essersi chiesto Macron dopo che Di Maio è andato dai gilet gialli a conversare con loro di tutto un po’. Come osa il governo giallo verde contestare la politica dell’Eliseo, avrà pensato? Ognuno ha il suo carattere e quello di Macron non deve essere dei migliori. Se infatti da sempre, specie dopo la seconda guerra mondiale, la Francia ha in odio l’Italia, pur mantenendo, a livello apparente, una dimensione diplomatica cosiddetta amica, ora i nodi sono venuti al pettine. Il nostro governo critica il Franco francese in Africa che condiziona l’economia e la politica delle ex colonie? Non sia mai. Nella mentalità francese da sempre legata al nazionalismo, questo atteggiamento italiano non può essere accettato. La differenza fra i nostri due stati è infatti prima di tutto fonetica. Esaminiamo infatti come pronunciano i francesi la parola France. Introducono nel mezzo della stessa parola, tutta una lunga serie della prima lettera dell’alfabeto, per cui la parola diventa Fr….aaance. Un accrescitivo legato alle vocali, più un allungamento fonetico, che dà l’impressione di aumentare quel senso della grandeur che è insita nella pronuncia della parola stessa . Così è nell’atteggiamento di chi la pronuncia. Perché sembra quasi ispirato da un disegno divino, che fa precedere e poi seguire il nome patrio, da una studiata pausa. In tal modo la parola acquista il significato delle cose consegnate all’uomo da una investitura soprannaturale, che non ha uguale nel mondo. Pena la perdita di quel significato metafisico che solo la parola Fr…aaan ce, così pronunciata, allargata quindi nella dizione e aumentata nel tono, deve acquisire agli orecchi di un popolo. Persuaso che trattasi quindi di una nazione, la propria, unica e senza pari. Il quale popolo indipendentemente dalle divisioni ideologiche è intimamente convinto che le cose stanno così, come il buon Dio ha voluto. Un altro esempio di un secondo popolo eletto. Per contro esaminiamo la parola Italy, come la pronunciano i francesi. Una cosa da poco con quelle consonante y finale, che sta a indicare qualcosa di piccolo, anche grazie il modo acido e la noncuranza, con cui viene pronunciata. Infatti nessuna partecipazione emotiva si nota in questa dizione, perché la ricordata noncuranza, sembra rimandare a qualcosa di estraneo alla mentalità di chi la pronuncia. Cosicché la parola Italy viene detta appositamente in questo modo, per farla apparire qualcosa cui dare poca o punto importanza. Se questo atteggiamento è nella mentalità del francese medio, ancora di più si è notato in Macron che si sente un piccolo Napoleone. Per la verità il mito napoleonico non è mai tramontato nella mentalità dei cosiddetti cugini, considerati tali forse per aver in comune con noi alcuni confini, i quali cugini oltre a sottovalutarne le sconfitte, tutto ricordano e tramandano della loro storia patria. Cosicchè l’imperatore corsico nelle celebrazioni, viene accostato tranquillamente al Re Luigi XVI e a Maria Antonietta perché tutti costoro, nella logica del tutto fa brodo, hanno fatto grande la Francia. E poi non va dimenticata la mitica rivoluzione che è rimasta nella mentalità del popolo. L’atteggiamento infatti dei gilet gialli ne è la prova. Considerarsi eredi di Robespierre, per loro, tale condizione, vuol dire continuare nella contestazione e riunirsi numerosi ogni sabato sui Champs elysee, minacciando addirittura di assaltare l’Eliseo. Ed il nuovo piccolo monarca come reagisce? Con la paura di esserne travolto. Colato a picco nei sondaggi e incapace di trovare un alleato nel popolo, si comporta da assediato. Per uscirne cerca l’alleanza con la Germania che non è mai guarita dal voler dimostrare il senso del suo super alles e nello stesso tempo forte di questo innaturale accordo, monsieur le President , fonda la sua linea di sopravvivenza. Questa: ad un amico trovato deve corrispondere un amico (?) perduto. Quale? Il solito cugino ( e dai )verso il quale nel costume popolare, si adatta bene la frase rivolta agli abitanti del bel paese, ah les italiens, pronunciata con un ostentato senso ironico quando non con disprezzo. Così facendo l’intento quasi suicida è quello di ritrovare quel minimo di fiducia presso l’elettorato che discorde su tutto, potrebbe trovarsi unito contro la cosiddetta Italietta, secondo l’uso irridente nella pronuncia che se ne fa in Francia. Quell’Italietta che attraverso il vice ministro, Di Maio, ha osato incontrare i nemici del novello napoleoncino, quei gilet gialli che ambiscono ad una nuova rivoluzione: abbattere il potere del loro presidente. Ecco allora il punto. Avendo trovato il nemico, Macron detto anche invece di Re sole, Re ( in ) ombra, dà seguito alle ritorsione con una serie di queste ripicche. No, al salvataggio dell’Alitalia e no al contratto già siglato con Fincantieri con l’analogo Naval Group francese. Perché piuttosto si nazionalizza in ossequio alla grandeur, invece di venire a patti col nemico Italia. Lasciando stare la questione tuttora in corso fra Mediaset e Vivendi, la società francese attiva nel campo dei media e della comunicazione, ormai siamo alla dichiarazione di guerra antiitaliana dopo che è stato richiamato in patria l’ambasciatore francese a Roma. E noi come ci comportiamo? Come al solito da supini servili, se non ci fossero, a mantenere un po’ di dignità dopo che siamo stati dichiarati dai confinanti, vomitevoli, i Salvini ed i Di Maio che in questo frangente tengono botta. Ma è tutto un susseguirsi di scuse a cominciare dal Presidente Mattarella e a seguire dal Pd e dalla sinistra in genere ,i cui esponenti vorrebbero oltre a manifestare le loro scuse, andare da Macron con la cenere sul capo, per poi inginocchiarsi in modo riverente. Una tristezza questa che ancora una volta dimostra la validità del detto Francia o Spagna purché se magna. Di contro ricordiamo come nel famoso nostro inno patrio, sta scritto che l’Italia s’è desta. Altri tempi purtroppo, anche se sarebbe questo il momento di dimostrarlo. 

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