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Perché le rigidità della Merkel ora rischiano di danneggiare anche la Germania

Marco Mazzoli 19 giugno 2012
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L’avvento della moneta unica fu accompagnato, inizialmente, da molte speranze e da un largo consenso. Fu preceduto da un decennio di forti turbolenze monetarie, costellato da numerosi episodi in cui fu chiaro che le singole banche centrali dei vari Paesi europei, anche agendo in modo coordinato, erano più deboli degli speculatori finanziari. Il mercato finanziario statunitense aveva, negli Anni Novanta, una dimensione pari a circa la metà del mercato finanziario mondiale, quindi, senza la moneta unica europea, tutti i Paesi europei avrebbero, nei fatti, rinunciato a fare politica monetaria, lasciandosi trasportare passivamente dalle intemperie dei mercati finanziari globalizzati e lasciando semmai agli USA il potere esclusivo di intervenire in controtendenza con interventi di politica monetaria. 

E’ anche vero che, stando fuori dall’euro, l’Italia avrebbe avuto una valuta molto debole, in continua svalutazione rispetto alla moneta unica europea e al dollaro USA e questo avrebbe comportato un costo delle fonti di energia e del petrolio (beni in larghissima misura importati) ancora più alto di quello (pur proibitivo) dei giorni nostri e, di conseguenza, alta inflazione e tassi di interesse ancora più alti di quelli attuali: sarebbero stati dei macigni ancora più pesanti per il nostro debito pubblico e per la (de)crescita della nostra economia, anzi, tanto pesanti da eliminare i piccoli vantaggi di breve periodo che la “svalutazione competitiva” rispetto alle altre monete europee avrebbe potuto offrire alle piccole e medie imprese del Nord-Est, come avvenne negli ultimi decenni del secolo scorso.

In altre parole, quel “rischio default” che ogni tanto si aggira come uno spettro nel Sud Europa, si sarebbe già avverato. Come in Argentina negli Anni Novanta.Tuttavia non bisogna dimenticare che anche la Germania è stata fortemente avvantaggiata dall’avvento della moneta unica: il proprio sistema produttivo, certamente molto efficiente, ha avuto un mercato di sbocco naturale (e strutturalmente privo di qualsiasi barriera, causata da eventuali svalutazioni competitive di altri Paesi), su cui ha potuto fondare la propria crescita. La Germania ha potuto trarre vantaggio dalle migliori risorse umane ed intellettuali (il cosiddetto “capitale umano”, che tanto pesa nella crescita economica) che liberamente circolavano nell’UE e lo stesso peso politico ed economico della Germania si è accresciuto a livello mondiale, poiché ha assunto un ruolo guida dell’area economica (l’UE appunto) con il PIL più alto del mondo.

Quelle misure a cui la Merkel si è finora opposta strenuamente (gli eurobond e, più in generale, le politiche di sviluppo), che la grande maggioranza degli economisti suggeriscono da tempo, che Obama e quasi tutti gli altri Paesi europei con governi di qualsiasi colore (dal socialista  Hollande al conservatore Rajoy) chiedono a gran voce per salvare l’euro e l’Unione Europea, stanno diventando necessarie anche per la Germania. Perché un eventuale default dei Paesi del Sud Europa metterebbe in ginocchio il sistema bancario tedesco e perché la crisi politica dell’Unione Europea romperebbe il giocattolo su cui si è fondato nell’ultimo decennio lo sviluppo del sistema produttivo della Germania.

Sarebbe ora che qualcuno raccontasse queste cose all’opinione pubblica tedesca, così diffidente verso gli eurobond e le politiche di sviluppo europee. Per lo meno, queste cose le racconterebbe alla propria opinione pubblica un governo responsabile che non fa della demagogia: se le elezioni tedesche si svolgeranno nel 2013, il giocattolo europeo rischia di rompersi prima. 

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3 Commenti

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  • Avatar di Gianfranco

    Gianfranco Caro professore, la ringrazio della spiegazione, soprattutto dell'analisi sul perché gli Stati Uniti, grazie all'utilizzo del dollaro per le transazioni internazionali, restino a galla nonostante il grande debito.

    il 20 giugno del 2012
  • Avatar di Marco Mazzoli

    Marco Mazzoli Caro Gianfranco, sono d'accordo con Lei. Credo che tra poco, senza gli eurobond, la situazione rischi di peggiorare anche per la Germania. Sono molto d'accordo anche sul fatto che, nonostante ciò, abbiamo molto da imparare dai tedeschi: soprattutto nelle relazioni industriali, nell'investire in ricerca, sviluppo, tecnologia e capitale umano (ma loro lo fanno da 60 anni!!!) e, più in generale, nell'organizzazione della società... Purtroppo è un fatto culturale: Il Nord Europa protestante ha da sempre più mobilità sociale dei Paesi del SUd Europa. Il tasso di interesse sui titoli pubblici tedeschi è più basso (ossia è più basso il "premio di rischio", il grado di rischiosità percepita dal mercato) non solo perchè hanno un rapporto debito/PIL più basso, ma anche perchè hanno un sistema industriale concentrato sulla cosiddetta "fascia alta" del mercato, cioè su prodotti ad alta tecnologia. In altre parole, sono in settori con meno concorrenti (perchè pochi Paesi hanno alta tecnologia) mentre noi siamo su settori più tradizionali, dove soffriamo la concorrenza dei Paesi Asiatici, con prezzi più bassi. Per questo motivo i tedeschi riescono ad esportare molto (soprattutto in Europa, grazie all'euro, ma non solo in Europa) e ad avere un'economia che, tradizionalmente, cresce in modo stabile, trainata dalle esportazioni. Credo che la Merkel stia imponendo delle regole dure, da un lato perchè l'opinione pubblica tedesca è tradizionalmente diffidente verso il Sud Europa ed è contraria agli eurobond (e le elezioni in Germania si stanno avvicinando), dall'altro perchè ha, culturalmente, un'impostazione ideologica ultra-liberista, diversamente da alcuni suoi predecessori... Gli USA hanno un debito pubblico molto alto da decenni. Anzi, come ha osservato Stiglitz ormai già più di dieci anni fa nel suo libro "La globalizzaizone e i suoi oppositori" (tradotto in italiano da Einaudi), gli USA sarebbero molto al di fuori dei parametri del cosiddetto "Washington consensus", una serie di regole che il Fondo Monetario richiede per concedere credito alle nazioni. Gli USA possono permettersi un debito pubblico alro (e, non dimentichiamolo, anche un debito estero alto, poichè sono struttralmente in deficit anche nella loro bilancia commerciale) perchè il dollaro, dal 1945 è la principale valuta usata per le transazioni internazionali: per il semplice fatto che l'economia mondiale, nel lungo periodo tende a crescere (anche se non in questi ultimi anni), se aumenta, anche di poco il PIL mondiale, aumenta la domanda di scambi internazionali e la domanda di investimenti finanziari sui mercati internazionali. Ebbene il dollaro è usato da sempre come valuta di scambio non solo per gli USA, e non solo per il commercio internazionale, ma anche come valuta di riferimento per le transazioni finanziarie internazionali. Questo equivale a dire che la domanda di dollari cresce perchè crescono gli scambi commerciali e finanziari del Resto del Mondo, quindi gli USA possono permettersi anche un deficit nella bilancia commerciale perchè, nonostante questo, la loro valuta sarà sempre domandata per gli scambi, e posson permettersi un alto debito pubblico perchè (sempre grazie alla crescita del PIL mondiale) c'è sempre qualcuno disposto ad acquistare titoli pubblici USA. Questa situazione di privilegio rischierebbe di rompersi se gli USA andassero in forte recessione (una recessione leggera, con una decrescita del PIL di qualche decimale di punto sarebbero in grado di tollerarla meglio di noi). L'euro, subito prima della crisi stava iniziando a diffondersi come valuta di scambio internazionale in alternativa al dollaro: alcuni Paesi arabi produttori di petrolio avevano deciso di sottoscrivere contratti in euro nel 2007 e 2008. Per questo motivo ci sono ambienti finanziari USA che non vedono molto di buon occhio l'euro e l'unione europea. Obama invece è preoccupato della (de)crescita europea perchè, data la forte interazione tra le economie erupee e americane, sa che la recessione europea si traduce in meno export USA e peggioramento della situazione americana.
    Sull'urgenza di riformare la BCE (e, aggiungerei, tutta l'Unione Europea) sono completamente d'accordo con Lei. Purtroppo le regole europee sono state plasmate in una fase in cui prevaleva l'ideologia dello "stato minimo": in altre parole si enfatizzava il ruolo della moneta e si teorizzava che lo stato dovesse ridurre al minimo le politiche fiscali e il welfare (totalmente ignorato nelle regole europee e demandato in modo disarmonico agli stati nazionali). In quegli anni, a condividere l'ideologia dello "stato minimo" erano anche governi di centrosinistra, come i laburisti di Blair e, in alcune fasi, i socialdemocratici tedeschi e olandesi...

    il 19 giugno del 2012
  • Avatar di Gianfranco

    Gianfranco Egregio Mazzoli, concordo con le sue posizioni. Vorrei porle alcune domande. Anch'io credo che la Germania, meglio il sistema finanziario di Berlino abbia bisogno degli eurobond per non finire come il resto d'Europa (anche se noi abbiamo molto da imparare dai tedeschi). Perché il loro spread è a 140, mentre il nostro a oltre 450? Non credo che la Merkel imponendo regole ferree (noi italiani siamo refrattari anche a quelle semplici) stia in realtà esportando il proprio debito, cos' come fanno gli americani? Gli Usa hanno un debito pubblico di 15mila miliardi (l'Italia solo di due, ma siamo quasi tutti in "mutande"): non pensa che anche loro sopravvivano perché lo esportano in mezzo mondo, cioè dove ci sono forti crisi sociali ed economiche? Sull'Europa: perché i governanti del vecchio continente non riformano la Bce e le consentano di operare come la Fed? Chi è che non vuole un'Europa forte e indipendente?

    il 19 giugno del 2012