Il tarlo scemo

Il tarlo scemo

Cibi “antichi” del nostro territorio

"Passaggio per Piacenza" - Antologia di sguardi forestieri è una trilogia in cui i piacentini Stefano Pareti ed Eugenio Gazzola hanno cercato e raccolto in tre volumi diversi scritti di personaggi, più o meno famosi, che dal medioevo ai giorni nostri, annotavano in diari personali, libri o articoli, quello che vedevano e pensavano della nostra città al loro passaggio

Mentre facevo ricerche per scrivere un racconto di “cucina medievale”, mi sono imbattuto in questa interessantissima trilogia dal titolo “Passaggio per Piacenza” – Antologia di sguardi forestieri. In questa bella idea, i piacentini Stefano Pareti ed Eugenio Gazzola, hanno cercato e raccolto in tre volumi, diversi scritti di personaggi, più o meno famosi, che dal medioevo ai giorni nostri, annotavano in diari personali, libri o articoli, quello che vedevano e pensavano della nostra città al loro passaggio. Tante le cose evinte, ma per il genere di materiale che mi necessitava, mi sono concentrato sui commenti prettamente culinari e strettamente legati ai frutti del nostro territorio. Pensavo divertente riportare qui quanto considero più interessante e che in parte non avrei mai immaginato.

Partiamo da Ortensio  Lando, umanista nato a Milano ma di origini piacentine, che nel 1548 così scriveva: “Felice, giunsi a quel cacio piacentino, il quale ha meritato di essere lodato dalla dotta penna del conte Giulio Da Lando. Mi ricordo di aver mangiato a Piacenza una chiamata diola, e così ritrovarmi consolato da questa e certi gnocchi con l’aglio da far resuscitare i morti.” E qui, sul gnocco all’aglio, la mia idea di ricreare un menu medievale piacentino originale, potrebbe trovare degli ostacoli. Ma andiamo oltre. Gian Vincenzo Imperiale, genovese, poeta, viaggiatore e scrittore sui resoconti d’Italia, nel 1635 dice: “A Piacenza cenai con persichi bellissimi e vini così apprezzati come da mesi in viaggio non trovavo…”

Francois Deseine, viaggiatore, nel 1699 annota: “Il piacentino abbonda di vini e moscati deliziosi come in altre parti di Italia e sud della mia terra non ho trovato. Qui abbonda, grano, frutta, pascoli eccellenti e bestiame. Così si produce come a Parma ottimo formaggio messi in depositi come stipati libri di biblioteca.” Ovvio che prima o poi il paragone con i cugini di Parma dovesse saltar fuori…

Giuseppe Girolamo De La Landè, viaggiatore, nel 1765 scrive cose interessanti: “Il territorio è piacevole e Piacenza assai gradevole. Fertile di vini, olio e frutti di ogni specie. Il pane eccellente, i vini sono ciò che i francesi apprezzano di meno, alcuni avendo un gusto troppo dolciastro e altri essendo inferiori a quelli di Francia”. Strano loro grandi patrioti del Sauternes, classificato poi ufficialmente tra i vini di Bordeaux solo 90 anni dopo nel 1855. Poi prosegue: “Ma, ve ne sono di buoni in certe zone, ci si riferisce soprattutto al Vin Santo e a quello di Statto. Lì le vigne sono assai abbondanti ai piedi degli olmi e si estendono per le campagne con una gradevole simmetria.”
Tanti altri si ripetono con complimenti su formaggi, (forse oggi un po’ persi) e vini del territorio, che invece gridano ancora tra i grandi nazionali. Questi signori forse erano i precursori di quelli che oggi sono gli “Ispettori delle guide gastronomiche”, che spesso a mio modestissimo giudizio da semplice cliente di ristoranti, giudicano un po’ troppo con gli occhi invece che con il palato e il cuore di un viaggiatore. Motivo esatto per cui sono nate le loro stesse guide. 

Il tarlo scemo

Nereo Trabacchi nasce a Piacenza nel '74, città dove tutt'ora vive e lavora. La sua principale attività è nell'azienda di famiglia, ma da qualche anno, la sua passione prima per la lettura e poi per la scrittura, gli hanno permesso di pubblicare sette romanzi. Alcuni titoli come Brindo e me ne vado e Il re della città, hanno conosciuto fortuna su tutto il territorio nazionale. Le sue principali passioni sono il cibo, il vino, la fotografia e gli scacchi

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