Il tarlo scemo

Il tarlo scemo

Piacenza. Il buco con la città attorno

Proseguendo nel mio sgambettamento a fotografare i cambiamenti di città e provincia, tentando una sovrapposizione del "prima" con il "dopo" (vedi foto), per la prima volta dall'inizio di questo giochino, ho provato un senso di vera immutabilità in questo scatto che ho fatto a Grazzano Visconti pochi giorni fa. Nella vecchia foto che tengo in mano all'interno dello stesso buco c'era mio zio da bambino nei primissimi anni '40 in piena guerra

Proseguendo nel mio sgambettamento a fotografare i cambiamenti di città e provincia, tentando una sovrapposizione del “prima” con il “dopo” (vedi foto), per la prima volta dall’inizio di questo giochino, ho provato un senso di vera immutabilità in questo scatto che ho fatto a Grazzano Visconti pochi giorni fa. Nella vecchia foto che tengo in mano all’interno dello stesso buco c’era mio zio da bambino nei primissimi anni ’40 in piena guerra.

Cadevano bombe, ma resisteva la voglia di giocare.

In tutti i successivi decenni, tanti piacentini e turisti del borgo medievale, hanno probabilmente effettuato lo stesso scatto, ma il buco pare non essere cambiato di una virgola.

Le stesse incrinature nella pietra, gli stessi sassi attorno, le stesse sfumature di grigio e sporco.

Ed è lì che mi è sovvenuta la bellissima e lunga poesia di Wislawa Szymborska (1923-2012) – Conversazione con una pietra – che inizia così: “Busso alla porta della pietra. – Sono io, fammi entrare. Voglio venirti dentro. Dare un’occhiata respirarti come l’aria. – Vattene – dice la pietra. Sono ermeticamente chiusa. Anche fatte a pezzi saremo chiuse ermeticamente. Anche ridotte in polvere non faremo entrare nessuno.” (…)

Ed è proprio in questa immagine e in queste parole che credo sia possa sintetizzare la situazione nazionale e soprattutto nella nostra Piacenza. Un senso di chiusura molto forte al nuovo, al diverso, al cambiamento. Se certamente questo ha permesso, con buona ragione, alle generazioni precedenti di ricostruire e conservare, oggi a mio parare modesto, penso non possa funzionare. Basta andare in altre piccole città a pochi passi da noi, come Parma e Cremona tanto per citarne due a caso, dove certamente crisi e polveri sotto i tappeti sono ben radicati come da noi, ma l’aria che vi si respira, ha un sentimento diverso, quello della volontà, della voglia di esporsi e della possibilità non poi così remota di riuscirci. Esempi: da noi fuggono, o tentano di farlo, aziende internazionali; da noi è difficile fare i turisti in centro e in provincia. Da noi è tutto un arrancare per riuscire: basti leggere lettere ai giornali e siti locali.

La fotografia che vi propongo è chiaramente un gioco e una banalità, ma anche un invito a trovare una risposta diversa da “Vattene, sono ermeticamente chiusa…” dalla nostra città di pietra arroccata attorno a un buco.

Il tarlo scemo

Nereo Trabacchi nasce a Piacenza nel '74, città dove tutt'ora vive e lavora. La sua principale attività è nell'azienda di famiglia, ma da qualche anno, la sua passione prima per la lettura e poi per la scrittura, gli hanno permesso di pubblicare sette romanzi. Alcuni titoli come Brindo e me ne vado e Il re della città, hanno conosciuto fortuna su tutto il territorio nazionale. Le sue principali passioni sono il cibo, il vino, la fotografia e gli scacchi

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