Libertà di pensiero

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Et maintenant…Mosca

Colonna sonora dell’articolo: Nathalie di Gilbert Becoud ed il Cantico delle Creature di Angelo Branduardi.

L’iconostasi è di una chiesa ortodossa la regione che più colpisce. Colpisce per la varietà ed i colori delle immagini incomprensibili ad un primo superficiale sguardo, intellegibili se osservate con la giusta attenzione. Ricordano la famosa Biblia Pauperum, la Bibbia che doveva servire alla gran parte della popolazione ignorante a capire i testi sacri, dall’antico testamento ai vangeli, fino ad inculcare la paura del peccato e la gioia della salvezza. Da diversi anni oramai anche noi a Piacenza ci siamo abituati alla presenza di luoghi di culto cristiano ortodossi, basti ricordare la cessione della cinquecentesca chiesa del Santo Sepolcro dell’architetto Tramelli alla comunità romena, presente nella nostra città con più di duemila anime. Così come le chiesa di San Fermo e di Sant’Eustachio erano già state affidate ai credenti ortodossi del Patriarcato Russo. L’iconostasi, non è una forma d’arte religiosa estranea alla nostra cultura. Diciamo ne ha costituito il punto di partenza. Tutta la storia dell’arte italiana ha avuto luogo dalla raffigurazione religiosa bizantina, basti pensare ai pittori toscani del duecento. Le affinità tra i popoli sono date da alcune caratteristiche comuni, la medesima matrice religiosa è una di queste. Poi ve ne sono tantissime altre, come ad esempio l’architettura. E di opere di architetti italiani è disseminata Mosca, dalle mura del Cremlino alle basiliche. Una semplice equazione: Il Castello Sforzesco sta a Milano come le mura del Cremlino stanno a Mosca. Oggi ci si meraviglia per la prossimità delle basiliche, ben cinque, presenti dentro le rosse mura del Cremlino, ma in rapporto alla superficie della Fortezza i nostri centri storici ne contengono (o ne contenevano) anche più.  Sofia Paleologa, dopo la caduta dell’impero romano d’oriente, viene educata a Roma alla corte pontificia, diventa moglie di Ivan III, ponendo le basi di una leggendaria Terza Roma moscovita. Una curiosità storica: nell’anno 1503 muore la zarina Sofia, nello stesso anno nasce Pier Luigi Farnese, primo Duca di Piacenza e Parma, anch’egli personaggio che una certa familiarità nella corte papale aveva.  La religione, l’architettura, la storia hanno rappresentato un forte cemento culturale tra il popolo italiano e quello russo. E questo lo si capisce passeggiando nel cuore della Fortezza moscovita. Infatti entrando nella cattedrale dell’Arcangelo Michele o girandoci intorno, non si può fare a meno di ammirare l’architettura rinascimentale italiana, opera di Aloisio Friasin (conosciuto in Russia come Aleviz il Nuovo) cui è attribuita, nella stessa il Duomo dell'Assunzione della Vergine  aSergiev Posad-2piazza, anche la Cattedrale della Dormizione. 

Accanto alla cattedrale della Dormizione, il Palazzo delle Faccette, familiare il bugnato, simile alla facciata dell’Ufficio centrale delle nostre Poste in via Sant’Antonino o al ferrarese Palazzo dei Diamanti. Questo Palazzo commissionato da Ivan il Grande (il marito della nostra Sofia), è stato realizzato da due architetti italiani, Marco Ruffo e Pietro Antonio Solari, che contribuirono alla costruzione anche delle torre esterne del Cremlino. La storia è l’insieme del passato remoto e di quello prossimo, se quello remoto è la stratificazione documentale di eventi noti, il passato prossimo sono le emozioni che in qualche modo ci hanno coinvolto nella nostra breve esperienza di vita.  Allora liberiamo i nostri ricordi personali. I ricordi dei nostri padri che in circostanze molto diverse dalle nostre, in Russia sono stati costretti ad andarci armati da soldati per combattere un nemico sconosciuto. I nostri soldati non sono andati ad Est per difendere i confini della Patria, ma sono stati armati e deportati per combattere una guerra incomprensibile, contro un nemico sconosciuto. I Cosacchi non hanno mai minacciato i nostri confini, né hanno mai cercato di abbeverare i loro cavalli nelle fontane romane, come propaganda post bellica voleva farci credere. Sarà per questo che tanta letteratura del secondo conflitto mondiale è piena di episodi di profonda solidarietà ed umanità tra la popolazione russa ed i soldati italiani. Come non ricordare il film di De Sica del 1969 “I girasoli”! E Il campanile del Monastero di San Sergio-2adesso? Et maintenant… mi verrebbe di dire parafrasando una delle più belle canzoni di Gilbert Becaud.

E visto che oramai l’ho nominato proseguiamo prendendo a prestito una delle sue canzoni che molto somiglia alla tradizione dei cantautori italiani: Nathalie. Natalina è la guida, il nome di una delle tante guide che ognuno di noi, viaggiando avrebbe potuto incontrare.  Mi piace pensarla con i capelli biondi, un po’ abbronzata e con gli occhi sorridenti come recita la canzone. Nei loro dialoghi, tra il viaggiatore e la ragazza indigena, si intreccia la storia delle loro culture, che in questo modo viene riassunto molto bene: “Mosca, le pianure d'Ucraina / E gli Champs-Élysées / Abbiamo mescolato tutto ciò / E l'abbiamo cantato”.

Man mano scrivevo mi sono accorto di essere stato ingiusto, quando ho parlato del viaggio a San Pietroburgo (la Prospettiva Nievski di Battiato, ricordate?), nel dire che a Mosca nessuna colonna sonora poteva accompagnare la visita alla città. Nathalie di Gilbert Becoud mi smentisce, come mi potrebbe smentire per la sua spiritualità (la nazione più atea al mondo). Io ho incontrato ed intrecciato altre storie, storie di Principesse, di Architetti, di guerre e di Santi. Sì, di Santi. Uno dei centri della cristianità ortodossa è il Monastero della Trinità Divina di San Sergio, situato nella città di Sergiev Posad. Giustamente riconosciuto Patrimonio dell’Unesco a settanta chilometri dalla Capitale. Il monastero è una fortezza, l’unica a non essere mai stata conquistata e distrutta. Diversamente dalla nostra Montecassino, più volte distrutta e ricostruita. La spiritualità che emana il Monastero di San Sergio è paragonabile ad Assisi, così come simile è la personalità dei due Santi: un amore incondizionato verso la natura e tutte le creature che la popolano. La vita di San Sergio è simile a quella di San Francesco d’Assisi, come affini sono i precetti che li ispirarono, magnificamente espressi nel Cantico delle Creature.

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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