Libertà di pensiero

Libertà di pensiero

Perché dai ascolto ad un idiota che ha letto una email che gli ha girato qualcun altro?

Che farsene di libri, titoli di studio e anni di praticantato se esiste Wikipedia?

Alcune copertine di libri sono completamente anonime, nel senso che nulla ci comunicano sul suo contenuto, altre lo esplicitano invece molto bene. Ce ne indicano la trama, lo scopo finale. Tra queste mi è capitato di confrontarne alcune di un libro appena letto: “La conoscenza e i suoi nemici” sottotitolato, -L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia-. L’autore Tom Nichols è un Accademico di un noto College americano, esperto di relazioni internazionali, in particolare di questioni riguardanti la Russia. 

Dicevo delle copertine. In una edizione la copertina è rappresentata da un’opera di Abraham Teniers un pittore fiammingo del Seicento, raffigura delle scimmie che fanno toilette a dei gatti. In un’altra nella edizione de “la Repubblica” c’è graficamente rappresentato uno struzzo nella classica posizione di nascondere la testa sottoterra. La prima copertina ci dice che l’uomo contemporaneo è sempre più simile al modo di ragionare di una scimmia. La seconda copertina… la stessa cosa, cioè che l’uomo moderno si illude di conoscere e di sapere solo perché capace di informarsi su internet, così come lo struzzo che illusoriamente si nasconde infossando la propria testa, mentre il corpo rimane scoperto. La gente oggi, pur avendo una infinità di mezzi per informarsi ed una certa preparazione scolastica, si rifiuta di credere a tutto ciò che contraddice le proprie convinzioni, abdica la propria capacità riflessiva affidandosi a convinzioni fornite non da un’analisi dei fatti ma da interpretazioni sui fatti, spesso arbitrarie che altri ci forniscono. Il famoso “bias di conferma” è un eclatante esempio cui si basano gli algoritmi dei moderni sistemi informatici. Il mercato seleziona per noi le informazioni che ci possono interessare, che confermano le nostre convinzioni mentre ignora quelle che le contraddicono. Il mercato non fa altro che assecondare i nostri impulsi anche quando ci danneggiano: “Se vogliamo cibo spazzatura, il mercato crea cibo spazzatura. Se vogliamo pornografia, il mercato la produce”. Lo stesso dicasi quando si parla di competenza. I media, televisioni e internet, ci informano continuamente e ci lusingano, ci dicono che abbiamo ragione su tutto e che se qualcosa ci crea problemi non è mai colpa nostra. Il comportamento in questo modo regredisce a livello istintuale, tende ad uniformarsi come quello delle scimmie. Il narcisismo del cittadino viene coltivato così tanto da fargli credere che un’opinione è uguale ad un'altra. L’equazione democratica secondo la quale un cittadino è uguale ad un altro in quanto ognuno esprime un voto, viene intesa come se ogni opinione può avere lo stesso valore, lo stesso peso, uguale competenza. Sappiamo che così non è. L’opinione dello studente non può avere lo stesso valore del vecchio professore in materia scolastica, l’opinione dell’esperto specialista in medicina non può essere paragonata ed aver lo stesso peso di un cittadino che si è informato attraverso siti salutisti su internet. Purtroppo invece questo è ciò che accade oggi. La maggior parte delle convinzioni sull’inutilità dei vaccini segue questa logica. Solo perché certe malattie non ci sono più la gente è convinta di poter fare a meno dei vaccini, non ricordando come erano comuni certe epidemie e quante vittime ci siano state. Così è per il diverso che ci incute paura. Ci incutono paura perché hanno la pelle diversa o professano altre religioni, ricordiamo i pochi reati commessi dagli extracomunitari, dimentichiamo i numerosi delitti degli autoctoni (non fosse altro per il diverso rapporto numerico). Possiamo ritenere che tutto cominci con il sistema dell’istruzione, se questo infatti diventa offerta di una merce e lo studente un semplice cliente, allora i diplomi come le lauree non sono più certificazioni di formazione e competenze ma diventano semplice certificati di partecipazione: attestano solo gli anni di studio che abbiamo impiegato per quel titolo. Se ogni città deve avere la propria università è chiaro che gli atenei faranno a gara per accaparrarsi più studenti. Allora si creeranno sempre più corsi di laurea, più dottorati di ricerca, più corsi per conseguire diplomi di master. Ma visto che queste piccole realtà non possono sostenere veri e propri programmi di settore, si inventano oscuri campi interdisciplinari per creare nuove credenziali. Il risultato è il rilascio di semplici e numerosi diplomi di laurea che non corrispondono alle conoscenze che si dovrebbero avere, alle conoscenze previste da quella specializzazione specifica. 

Per quanto riguarda le conoscenze disponibili in rete, si potrebbe applicare la legge di Sturgeon: “il 90% di ogni cosa è spazzatura”.  Ci si dimentica spesso che internet è un recipiente, dove le notizie stupide di persone idiote si trovano a distanza di un semplice clic dalle nozioni corrette di persone intelligenti (nettamente minoritarie). Anche qui per il bias di conferma, noi cerchiamo solo risposte gradite che non ci contraddicano. L’opposto di un confronto di opinioni che si dovrebbe avere in un normale confronto razionale. Ci ricorda l’Autore che pensare di essere intelligenti perché si è navigato in internet e come pensare di essere bravi nuotatori perché ci si è bagnati sotto la pioggia.

L’intellettuale britannico Isaiah Berlin ha operato la seguente distinzione tra “ricci” e “volpi”. Il riccio è il tecnico: conoscenza ristretta ed approfondita, la volpe è l’esperto con conoscenza ampia ed inclusiva. Tra i due è da preferire la volpe ci dice Philip Tetlock che nel 2005 fece una ricerca sul modo di procedere degli esperti, perché il loro modo di procedere è autocritico e propenso a soppesare diverse tesi. Allora è necessario essere meno cinici e più umili nei riguardi dell’esperto che ci dà delle indicazioni, conseguentemente bisogna essere sempre molto attenti e selettivi nel controllo delle fonti.

La pessima alfabetizzazione ed il crollo del rapporto esperti-cittadini, secondo il Nostro, sono alla base della disfunzione della democrazia.  A ciò si aggiunga quanto scritto nel 2008, dalla giornalista Susan Jacoby: “Non è l’assenza di conoscenza in sé, ma l’arroganza con cui questa assenza di conoscenza viene esibita” l’aspetto più inquietante dell’ignoranza e dell’antirazionalismo.

Oggi si tasta il polso all’elettorato, un elettorato composto da cittadini poco informati, frastornati da talk show ed avvelenati da un pozzo di false notizie, le decisioni politiche diventano così frutto di sondaggi spesso orientati preventivamente, ricordate il famoso bias?

Compito della leadership non è avallare qualsiasi desiderio dell’elettorato ma spesso disilluderlo.

“L’io valgo quanto te” è un mezzo utile per la distruzione delle società democratiche. Una vera e solida cultura scientifica e laica sono state alla base della democrazia occidentale, perché la democrazia è un sistema di governo dove ogni voto è uguale agli altri ma non ogni opinione.  

“Altrimenti, quando la democrazia viene interpretata come un’infinita richiesta di rispetto immediato nei confronti di opinioni infondate, tutto ed il contrario di tutto diventano possibili, compresa la fine della democrazia e dello stesso governo repubblicano”. Così Tom Nichols, ci mette in guardia contro gli incompetenti, per la salvaguardia della democrazia americana, ma anche della nostra!

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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Commenti (6)

  • Per Andrea, per un confronto “democratico” Bene, un bell’intervento, se ne vedono pochi così lunghi e ben motivati. Se posso permettermi non mi aspettavo la caduta di stile proprio alla fine, è la classica scivolata sulla buccia di banana. Le parolacce credo è meglio lasciarle a chi è accorto di motivazioni e visto che di motivazioni in questo intervento ce ne sono a iosa, la volgare affermazione finale (Questo nonostante il nostro paese di disonesti, di mafiosi, camorristi e, soprattutto, leghisti razzisti le stia così profondamente sui @#?*%$i – sic!) fatico a comprenderla. Tralasciamo ed andiamo al dunque. Solo alcune sottolineature. Intanto per iniziare devo dire che nessuna posizione la considero aprioristicamente da scartare, particolari prese di posizioni politiche personali, al di là del fatto che ci possano infastidire o meno, sono comunque parte integrante dello sviluppo del pensiero tout court e perciò da tenere in massima considerazione. Se l’elaborazione concettuale di un determinato quesito connesso alla civiltà contemporanea, proviene da un ebreo o da un palestinese, non credo ci sia nulla di male nel prenderlo in considerazione, al limite (se lo si ritiene valido) di condividerlo anche. Perché se si dovessero escludere “Intellettuali sionisti” che alla evoluzione del pensiero dell’occidente così tanto hanno contribuito, si dovrebbero escludere pensatori quali Marx, Einstein, Freud, solo per citarne alcuni, i più popolarmente conosciuti. A differenza di chi fa affermazioni equivoche sull’argomento, devo ribadire, ce ne fosse di bisogno, che qualsiasi forma di razzismo mi è sconosciuta, a differenza di chi il pensiero sionista esclude “perché di lezioni all’occidente non sono qualificati a darne”. Tutti dovrebbero essere liberi di esprimere il loro pensiero, non solo, ma condivido appieno la citazione attribuita a Voltaire ma scritta a quanto sembra da Evelyn Beatrice Hall: “Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Per il resto devo condividere quasi tutto, sulla scuola non ho mai lesinato critiche ai governi, di qualsiasi colore e di qualsiasi indirizzo politico, al riguardo numerose testimonianze si possono riscontrare sulle note scritte, in tempi non sospetti, su questo stesso sito, come su altre testate e libri. Credo di aver criticato tutte le riforme che si sono succedute nella scuola dagli anni novanta ad oggi. Riforme che hanno danneggiato tutti gli ordini scolastici, dall’infanzia (dove l’Italia aveva un primato mondiale) all’Università, che hanno frantumato in innumerevoli qualifiche le specializzazioni e disseminato in ogni dove gli atenei, impoverendola nei contenuti e squalificandone i titoli stessi. Per cui Berlinguer o la Moratti come la Gelmini, per me pari son! La scuola che mi sta a cuore non è certamente quella del Riordino dei Cicli dell’Istruzione come non è quella delle famose e fumose tre “i”: “Impresa, inglese ed internet”. Son ben altri i valori che la scuola dovrebbe avere, non certo quanto sostenuto da burocrati che si sono dimostrati più realisti del Re, come nel caso dell’insegnante palermitana esclusa per quindici giorni dall’insegnamento e di parte dello stipendio (ridotto alla metà;) per non aver vigilato su un video dei suoi alunni che accostava il decreto salviniano sulla sicurezza alle leggi razziali del 1938 (cosa peraltro pensata da almeno un terzo degli italiani). Per verità e correttezza bisogna dire che lo stesso Salvini, a differenza di altri politici del suo partito, si è augurato un veloce ritorno dell’insegnante nelle aule scolastiche, cosa che è giustamente e velocemente avvenuta. La meglio gioventù, sì la migliore gioventù, quella degli anni sessanta e settata, ha operato in Italia, l’unica rivoluzione che ci sia mai stata. Una rivoluzione che in un decennio ha svecchiato una sonnolenta società, ancora basata sull’autoritarismo ed il clericalismo. In Italia, dove non c’è mai stata una vera rivoluzione borghese e liberale, qualsiasi Riforma è stata merito dei Radicali, dei socialisti e dei comunisti. Si badi bene le conquiste come il divorzio e l’aborto non hanno nulla a che fare con delle richieste sociali della sinistra classica, cui importava semmai un reale cambiamento nei reali rapporti di forza nel mondo del lavoro e dell’impresa. Merito del decennio sessantottino è stato lo Statuto dei lavoratori, quella grande conquista operaia che vari governi hanno nel tempo cercato di eliminare. L’unico ad esserci riuscito, in parte, con il famigerato articolo diciotto, è stato un cosiddetto governo di centrosinistra (che in realtà ha distrutta la sinistra), il governo di Matteo Renzi. Meno male che c’è stato negli anni settanta “Il modello democratico liberale tanto caro alla sinistra ed ai radicali”, diversamente staremmo in questa nostra Italia ancora all’anno zero per i diritti civili, per la parità dei sessi, per le libertà personali e politiche. Nessun “necrologio della democrazia”, ma critiche a questa democrazia senz’altro. Partendo dal principio che la democrazia non è sicuramente la migliore forma di governo tant’è che in molti l’hanno criticata ed a ragione, non mi riferisco a filosofi o politici lontani nel tempo quale Platone, ma a pensatori a noi vicini. Non dimentichiamo al riguardo il consenso popolare (quindi maggioritario) che hanno avuto le maggiori dittature del Novecento, dal Fascismo, al Nazismo, al Comunismo Sovietico. La maggioranza, pur essendo una espressione di democrazia, non sempre è l’espressione migliore di una organizzazione politica della società. Ricordiamo al riguardo quanto detto da Sir Winston Churcill: “la democrazia è la peggior forma di governo, ma la migliore finora”. Quindi la peggiore, ma ad oggi la migliore, perciò cerchiamo di migliorarla. L’intervento questo voleva sottolineare: tutti abbiamo libertà di pensiero, non tutti abbiamo la stessa competenza ma tutti dobbiamo contribuire a migliorare questa democrazia! Al riguardo riporto i punti salienti dell’intervento: --“ La gente oggi, pur avendo una infinità di mezzi per informarsi ed una certa preparazione scolastica, si rifiuta di credere a tutto ciò che contraddice le proprie convinzioni, abdica la propria capacità riflessiva affidandosi a convinzioni fornite non da un’analisi dei fatti ma da interpretazioni sui fatti, spesso arbitrarie che altri ci forniscono L’opinione dello studente non può avere lo stesso valore del vecchio professore in materia scolastica, l’opinione dell’esperto specialista in medicina non può essere paragonata ed aver lo stesso peso di un cittadino che si è informato attraverso siti salutisti su internet. Purtroppo invece questo è ciò che accade oggi. La maggior parte delle convinzioni sull’inutilità dei vaccini segue questa logica. La pessima alfabetizzazione ed il crollo del rapporto esperti-cittadini, secondo il Nostro, sono alla base della disfunzione della democrazia. Altrimenti, quando la democrazia viene interpretata come un’infinita richiesta di rispetto immediato nei confronti di opinioni infondate, tutto ed il contrario di tutto diventano possibili, compresa la fine della democrazia e dello stesso governo repubblicano”— Ossequi

    • Ci tengo innanzitutto a precisare la profonda e netta differenza tra sionista e semita: non sono assolutamente la stessa cosa. Le lascio il compito di chiarirsi le idee in autonomia, se vorrà. Ma non si accosti taluni intellettuali sionisti con Marx o Einstein. Ci sono intere comunità ebraiche che sono profondamente contro la dottrina sionista e, se fosse ben informato, lo saprebbe. Le consiglio - ad esempio - alcune letture di Israël Shahak (come "Il razzismo dello Stato di Israele" o "Fondamentalismo ebraico in Israele"). Chi professa in modo fondamentalista le deviazione del Talmud, dal mio punto di vista non ha diritto alcuno di dare lezioni all'Occidente. E lo ribadisco fermamente, visto che per questi individui siamo goyim (ovvero bestie) e il loro sangue è sostanzialmente diverso da quello non ebraico e il DNA ebraico è divino (altro che Nazionalsocialismo!). Sionisti come Isaiah Berlin, per dirne uno tra quelli che ha citato nel suo articolo. Ciò premesso, perchè doveroso, rispondo alla sua osservazione alla mia colorita critica finale: come lei meglio di me sa, talvolta con una frase provocatoria e un filo volgare (concetto oggigiorno quantomeno indefinito, visto che sono diffusamente sdoganati in politica e TV termini ben più volgari di quello usato da me) si esprime meglio di mille parole un concetto di fondo che si vuole trasmettere. E credo che in quella frase fosse evidente ciò che volessi dire e non è mia intenzione dilungarmi ora in superflue precisazioni. Tornando al merito del nostro confronto, non conosco gli interventi critici da lei scritti in passato sulle riforme della scuola e del lavoro, ma questo non toglie che la moderna società sia il frutto di decenni di distruzione del modello di società così come l'abbiamo conosciuta fino alla metà del secolo scorso. E l'opera distruttrice, coadiuvata dal modello neoliberista e consumistico "Made in USA", è diffusamente da ascrivere ai suoi sodali sessantottini, che dal mio punto di vista di meriti ne hanno ben pochi. Gli sterili e temporanei vantaggi delle riforme profuse in quegli anni travagliati (alcune le ha citate), sono ampiamente e negativamente compensate dai danni causati da decenni di tensioni sociali, politiche e culturali che - ancora oggi - faticano a volersi sopire. E tra questi danni vi sono derive come le formazioni terroristiche o anarchiche, alcune ancora attive/latenti oggigiorno. Quella volontà di eversione e rivoluzione, che lei indica come unica nella storia d'Italia (ma mi permetto di dissentire perchè ve ne fu un'altra circa 46 anni prima) рrese di mira proprio la diffusa impostazione sobria, conservatrice ed autoritaria - inevitabilmente plasmata da 20 anni di Regime Fascista - dell'apparato statale, in tutte le sue entità ed istituzioni. E così si partì da quella più esposta e fondamentale: la scuola e l'università. Via via in divenendo, passando evidentemente per gli organi politici e giuridici, nei lustri si è arrivati ad intaccare persino gli apparati militari dello Stato (delle FdO alle Forze Armate). Il risultato di questo processo (che mirava a cambiare lo Stato per modifìcare la società, allora fortemente legata ai principi del cattolicesimo) è, in larga parte, la causa delle carenze e derive della moderna società italiana, con tutti i difetti e abomini che lei stesso ha additato nel suo scritto. Per quel che mi riguarda, di quel periodo storico ancora oggi viene descritta e dipinta una distorta e propagandistica versione, che è ben distante dalla realtà. Del resto è lo stesso "difetto storico" che impedisce ancora oggi un'imparziale ed obiettiva ricostruzione degli eventi e dei fatti del periodo più controverso della storia moderna del nostro Paese, ovvero quello a cavallo dei due conflitti mondiali, sfociati in oltre un lustro di guerra civile (che si è dilungata ben oltre il 25 Aprile '45) e di una "pacifìсаzione nazionale" mai veramente compiuta (in primis, per convenienza politica, proprio da certi figuri di sinistra). Sul resto che dire ancora; lei cita Churchill per sottolineare i limiti e difetti della democrazia, io le cito qualcun'altro: "La democrazia è quel veleno che i popoli poveri ingoiano stupidamente con entusiasmo". Curioso comunque, e non posso sottrarmi dal farlo, come queste viscerali e inconfessabili perplessità e critiche avverso il sistema democratico, emergano e vengano ravvisate solo quando una certa parte (politica e non) non si trova rappresentata al Governo (e dal sentimento maggioritario nel Paese). E' un "brutto film" che abbiamo dovuto sopportare con 20 anni di "anti-berlusconismo" (che di buono non ha generato nulla, ovvero il PD). Anche allora cantanti, attori, scrittori, giornalisti, intellettuali, sociologi, comici, nani, ballerini e via discorrendo, sentirono "il bisogno" di uscire dal loro ambiguo ruolo e schierarsi apertamente contro "il nemico del popolo". Anche allora vennero fuori gli stessi (logori) repertori argomentativi che vediamo sbandierati oggigiorno (cosa alquanto deprimente). Salvo poi leggere, ultimamente, da parte di taluni di questi "sessantottini" (e relative proseliti) che forse-forse si stava meglio quando c'era lui. No, no: non Lui! Quello di Arcore, ben si intenda. Concludo con una provocatoria riflessione alla sua autocitazione finale: denoto in un certo pensiero di sinistra, gli stessi difetti "fondamentalisti" che affliggono la dottrina sionista. Ovvero critici, rigorosi, giustizialisti, inamovibili e profondamente retorici quando si deve criticare o accusare la controparte o chi la pensa diversamente, ma di contro accomodanti, indulgenti e garantisti quando si tratta di difendere e giustifìcare le distorsioni e gli errori che arrivano dalla propria parte. Non si può fare "il diavolo a quattro" quando si è governati da chi non ci piace e poi annichilirsi e sparire in un silenzio colpevole quando si è governati o amministrati da figuri imposti dal partitino sinistro di turno. Dove erano tutti lor signori quando si distruggeva l'impianto sociale e sovvertivano anche taluni mantra di sinistra (articolo 18, pensioni, contratti di lavoro.. giusto per dirne alcune)? Tutti azzittiti dallo sproloquiare inopinabile di certi "professori", economisti, banchieri ed affini faccendieri? Rattamaglia non proprio di sinistra, ma che negli ultimi lustri sono diventati "compagni di merende", anzi, Kompagni, di segretari e affini giocolieri dei partiti area Dem&Ko. Le dirò, infine, che non esiste un modello di Stato che può essere imposto in modo intangibile per l'eternità, ma esso deve essere duttile, adattabile e finanche sovvertibile dalla volontà del popolo. Sostenere l'opposto è il preludio per una guerra civile.

  • L'eccesso di notizie, dai cosiddetti social o altri mezzi di comunicazione, produce solo la confusione totale del linguaggio come ricorda il Mito biblico di Babele. C'è un limite a tutto, l'eccessiva libertà di espressione porta SOLO alla confusione delle menti.

  • Curioso leggere questi profondi discorsi critici verso la società, direi quasi un necrologio della democrazia, quando "il mondo" si muove in direzione opposta rispetto al punto di vista di certi pensatori di sinistra. Si perché il concetto che si ripete e rimbomba in questa lunga e fin troppo filosofіca regressione sulla stupidità umana moderna, è che bisogna diffidare dal concetto che tutti abbiamo libertà di pensiero e tutti possiamo dire la nostra. E, ancor di più, che il voto di tutti vale uguale. Insomma, il problema è che il popolo è profondamente ignorante e - come un gregge di pecore instradato dal guaire e abbaiar dei cani - è pronto a seguire il pastore di turno finanche nel precipizio. Pertanto certi eletti e miglior-pensatori, se necessario, hanno il diritto di sovvertire questo andamento, contravvenendo a quel concetto di sovranità del popolo nel supremo ed arbitrario interesse di indicare qual è "la retta via". Per il bene di tutti, ovviamente. Peccato che certi discorsi - quanto mai trasversali e veritieri allora anche per i lustri e decenni passati - secondo certe menti valgono solo oggi. E questo forse perché è evidente il disagio e il disorientamento di certi intellettuali di sinistra dinnanzi un paese, un continente e un mondo che incomincia a dissentire e pensarla diversamente rispetto alcuni mantra ideologici progressisti. E così nello scritto, che a più riprese cita intellettuali sionisti (che di lezioni all'occidente a mio avviso non sono qualifіcati a darne), si addentra in riflessioni di presunta attualità, disconoscendone volutamente le cause nonché gli artefіci. Si parla della decadenza del sistema di istruzione, dei "diplomifіci" e dei movimenti no-VAX, dell'impoverimento culturale e dei valori, omettendo di dire che se vi è una parte politica comun-denominatore di tutto questo, questa è proprio certa sinistra. L'occupazione politica del sistema scolastico/universitario dalla metà degli anni '60 in poi, è notoriamente in capo a quelli che nel '68 si definivano "la meglio gioventù", oggi diffusamente docenti, presidi, rettori in ogni ordine e grado, come molte loro proseliti. La politicizzazione delle cattedre, nonché un'ideologica visione anticonformista ed anti-sistema, ha via via minato le regole e l'impostazione sobria ed autoritaria del sistema di istruzione, a favore di un sistema informale, "moderno" e dei prof-amici. Inevitabile però la progressiva perdita di autorità e di impoverimento delle capacità didattiche e formative dei docenti, troppo spesso lì per meriti politici (leggasi tessere di partito) che per meriti e capacità didattiche. La scelta di combattere l'abbandono universitario introducendo i diplomi universitari e i corsi triennali fu fortemente voluta dell'allora Ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer (gov. Prodi), con la sua riforma ("Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell'Istruzione";) poi tecnicamente promulgata dalla "Riforma Moratti" (gov. Berlusconi). Di nuovo inutile ribadire che questa riforma è servita per dare certi titoli a molti signorotti e signorini che ricoprono talune cariche, diversamente a loro precluse in assenza del suddetto titolo di studio. Le battaglie dei movimenti no-VAX sono quasi unilateralmente riconducibili ad una visione anti-sistema e libertaria stile radicali, ambientalisti e certi movimenti anarchici e di estrema sinistra (oggi in buona parte confluiti in movimenti come il MV5S). Ancora una volta la sovversione e messa in discussione dell'autorità del sistema e dello Stato, allo scopo di far prevalere la volontà del libero cittadino, ha creato questo "mostro sociale" di gente che si rifiuta di vaccinare i figli perché dubbiosa sul rapporto rischio-benefіcio. Sul tema dei valori e sull'identità di un popolo, c'è poco da aggiungere su quanto già detto: è caratteristico dei sistemi autoritari ed antidemocratici quello di esaltare e imporre certi modelli sociali, culturali e morali. Lo si è visto con il Fascismo, il Nazionalsocialismo e anche il Comunismo. Laddove, invece, prevale un sistema sociale dove ognuno è qualifіcato a distinguersi e contraddire il prossimo, inevitabilmente alla fine prevale il caos. In linea teorica è compito dello Stato e delle sue istituzioni democratiche, controllare questo caos e cercare di mantenerlo all'interno di un perimetro civile, promulgando leggi e reprimendo gli eccessi, purché tutto questo non comprometta o sia lesivo delle libertà e dei diritti inalienabili dell'individuo. E' il modello democratico liberale tanto caro alla sinistra e ai radicali (quelle delle battaglie degli anni '70 sui "diritti civili"), le cui derive oggi si battono per deliri come quello gender, l'adozione gay e via discorrendo. Infine, il nostro pensatore radical non poteva certo astenersi dall'infilare l'argomento cardine (nonché moderna battaglia "partigiana" della sinistra e dei suoi intellettuali contro il "nuovo fascismo" al governo) dell'immigrazione e del "razzismo" nel suo corposo pistolotto. Ed ecco quindi spuntare un geniale periodo che mi sento in bisogno di citare:

    (...) „Ci incutono paura perché hanno la pelle diversa o professano altre religioni, ricordiamo i pochi reati commessi dagli extracomunitari, dimentichiamo i numerosi delitti degli autoctoni (non fosse altro per il diverso rapporto numerico)“

    Ecco, forse sul concetto di "pochi reati" e di "rapporto numerico" c'è un poco di confusione nel nostro filosofo. In Italia la percentuale di reati commessi da extracomunitari rasenta in alcuni casi il 50% della totalità. E su questo emblematici sono gli effetti di un anno di Governo che ha messo argine all'arrivo indiscriminato di persone senza diritto, nonchè incoraggiato maggior rigore contro chi delinque (indistintamente dal colore). Nel periodo Gennaio 2017/Gennaio 2018 i reati commessi dagli stranieri sono stati 250mila ovvero: il 55% dei furti, il 51% dello sfruttamento della prostituzione, il 45% delle estorsioni, il 40% degli stupri, 1.500 stupri in un anno. Il tutto con un trend in incremento del 4,7% nel primo semestre 2018. La popolazione carceraria italiana vedeva una presenza media del 33% di cittadini stranieri, di cui oltre il 25% extracomunitari. Poi, magicamente, questo trend non solo si è arrestato, ma è andato in controtendenza. Dati del Viminale a Marzo 2019: "-9,2% i reati in generale in Italia, -15% gli omicidi, le violenze sessuali e i tentati omicidi. Sono i dati trimestrali raccolti al 31 marzo 2019 e raffrontati con lo stesso periodo 2018.". Altra piccola regressione sul concetto di “percentualità”: in Italia gli stranieri (regolari ed irregolari) sono circa 6,1 milioni, ovvero il 10,2% della popolazione. Ora, se il 10% commette il 50% di taluni reati, è evidente che la percentuale di stranieri incline a commettere reati è proporzionalmente molto più elevata di quella degli "italiani autoctoni". Questo nonostante il nostro paese di disonesti, di mafiosi, camorristi e, soprattutto, leghisti razzisti le stia così profondamente sui соɡlіоnі. Ossequi.

  • gli incompetenti purtroppo abbondano, tanto da rappresentare la maggioranza della popolazione quasi in ogni Paese del mondo, e ciò costituisce uno dei maggiori limiti della democrazia

    • bene, in poche parole hai riassunto tutto il testo!

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