Libertà di pensiero

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Ricordando Andrea Calogero Camilleri

Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri

In queste giornate estive è d’obbligo recarsi al mare, quando si soggiorna specialmente in paesi prossimi alla costa. In questo caldo Luglio soggiorno a Racalmuto e mi reco con assiduità quasi quotidiana alla spiaggia di Porto Empedocle. È nella marina della Vigata di Montalbano che mi giunge dapprima un messaggio di un amico, poi una telefonata: Camilleri ci ha lasciati. L’aveva laconicamente annunciato un comunicato dell’Asl di Roma dove da un mese era ricoverato il Maestro: ore 8.20 il decesso per arresto cardiocircolatorio. Ho d’un tratto, guardando da una parte l’azzurro mare del Canale di Sicilia e dall’altra le ardite costruzioni di Porto Empedocle che, diceva Camilleri facevano somigliare il paese a Nuova Yorche (così pronunciava, come tutti i siciliani, New York),  ho  ripercorso le tante pagine Camilleri nel Teatro di Racalmuto-2che Andrea  ha scritto parlando di questa sabbia dorata,  e di quello che diceva, conversando confidenzialmente,  quando ragazzo gareggiava con altri amici sdraiato sulla stessa rena dove adesso mi trovavo,  a chi sputava più lontano. Gli piaceva raccontare della giovinezza trascorsa in questo paese, dove sorgeva la casa di famiglia, adesso distrutta (dal tempo, dall’incuria e dalla politica) dove vide, lui ragazzo, Pirandello, con la feluca di Accademico, far visita a sua nonna. L’ho incontrato e conversato con lui, quando veniva a Racalmuto, nominato direttore artistico del Teatro Comunale Regina Margherita, avrebbe voluto respingere l’offerta disse, perché avanti negli anni, “ma non posso, onora al punto tale che non mi sento di respingerla” queste furono le sue testuali  parole. Ha accettato come un atto dovuto nei riguardi di Leonardo Sciascia. Ho sempre visto Camilleri come collega e concittadino, come un amico, anche per il modo schietto di prendere sottobraccio l’interlocutore.  Collega di studi, anche se in tempi diversi, perché come me frequentò il Liceo (io lo scientifico, lui il classico) ad Agrigento e si era iscritto poi alla stessa Facoltà di Filosofia a Palermo; compaesano perché ebbe la cittadinanza onoraria di Racalmuto, paese cui il sottoscritto pur non più residente  continua, per motivi parentali ed affettivi,  a frequentare assiduamente. La direzione del Teatro di Racalmuto, come già detto, fu un atto dovuto nei riguardi di Leonardo che lo aveva convinto a pubblicare la sua prima opera (che non riguardava Montalbano). Camilleri ha sempre apprezzato Sciascia come politico e saggista,  anche se vi furono forti differenze  stilistiche e qualche  divergenza di giudizio (si veda al riguardo l’opinione sul Giorno della civetta). Tutti lo ricordano come Andrea, ma il suo nome completo era Andrea Calogero Camilleri. Il nome Calogero ci dice già del suo legame con il territorio, dove San Calogero è il santo più venerato: così si è chiamato mio padre, così mio figlio!  

L’ho incontrato spesso nella sua Vigata, quando il mio soggiorno siciliano coincideva col suo, allora andavo alla marina (così noi dei paesi dell’interno chiamiamo Porto Empedocle) per qualche iniziativa culturale, che lo vedeva protagonista. Come non ricordare il suo contributo alla mostra di Fausto Pirandello. Dove si scrisse e si disse, con suo stesso sornione compiacimento, che alla marina più che il Pittore Fausto c’era andato lo scrittore Andrea. Gli piaceva raccontare aneddoti, del paese ricordava tutti e tutto, spesso con dovizia di particolari, personaggi e vicende che poi riportava nei suoi libri. In uno degli ultimi incontri gli ho dato, sul Molo del porto, un mio libro quando oramai si avviava alla cecità e faceva molta fatica a leggere perciò se lo sarebbe fatto leggere dalla sua assistente.

Coincidenza vuole che nell’anno del trentesimo anniversario della morte di Leonardo Sciascia si spegne Andrea Calogero Camilleri.

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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Commenti (1)

  • sono quasi completamente immune dal sentimento dell’invidia, ma questa volta confesso che invidio Carmelo Sciascia, perché lui ha avuto l’opportunità di conoscere personalmente e di poter parlare con Andrea Camilleri svariate volte, e sono sicuro che tutte saranno state delle esperienze eccezionali. Le uniche altre persone che ho finora invidiato sono state quelle che hanno potuto frequentare Dario Fo, Giorgio Gaber, e Fabrizio De Andrè

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