Libertà di pensiero

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Un incontro a Cesenatico, un suggerimento per Piacenza

Potrebbe ricordare una pagina deamicisiana, ma non lo è. D’altronde non fa più tendenza leggere il libro “Cuore”, come il ripeterne le storie. Roba di un Ottocento romantico e popolare oramai demodé. Ma certe storie, certi incontri, non conoscono epoche e tendenze letterarie. Possono sembrare perfino comuni, ma ciò non toglie loro quel patos che ogni rapporto umano sprigiona.

La storia: Molti piacentini hanno scelto e trascorso, in passati decenni, vacanze nella riviera Adriatica. Si impose dopo il boom degli anni addobbi in legno per imbarcazioni del museo marinaro di Cesenatico-2Sessanta, come rito collettivo di massa, la vacanza al mare.  La settimana al lido era una irrinunciabile pausa di riposo per chi aveva lavorato tutto l’anno nei campi o nelle officine. Per altri, era stato un semplice viaggio d’evasione, cui ci si doveva sottoporre per soddisfare quei miti che allora la televisione andava creando e che era obbligatorio seguire ed inseguire. “Mi volto indietro e rivedo Saint-Tropez, la bolgia infernale dell’«Esquinade», le interminabili notti tra l’«Escale» e il «Papagayo», e una sera in cui c’eri tu ad applaudire les italiens”. Dalla lettera di Auguri del piacentino Luigi Rizzi a Brigitte Bardot per un suo genetliaco. I miti di allora: i giuochi sulla spiaggia, il suono di una chitarra accanto ai falò. Miti che sono diventati la realtà costante di ogni estate sulle spiagge italiane. Per la maggior parte dei piacentini che non potevano permettersi, come il nostro Rizzi, le spiagge di Saint-Tropez, c’era stato dapprima l’Isolotto Maggi ed il Po, sinonimo di vacanze e bagni, poi la Liguria, mentre per la maggior parte c’era la Riviera della Romagna: la costa da Ravenna a Rimini. A metà strada, Cesenatico, località dovei primi di luglio di quest’anno si sono svolti i fatti: gli incontri (tra le persone) ed i conseguenti suggerimenti (per la città). Non a caso, ancora una volta molti piacentini la scelgono quale luogo di vacanza, finendo per incontrarsi inaspettatamente.  Edmondo De Amicis ne avrebbe tratto una delle pagine più commoventi nel descrivere l’incontro.  L’incontro dell’ex alunna Diana con la propria insegnante delle Medie. Un incontro avvenuto così per caso mentre ferme, quasi sospese sul bagnasciuga, guardavano il mare, la spiaggia. Gli adulti che con la scusa di far contenti i bambini, si impegnavano in mirabili costruzioni di sabbia bagnata.

La costruzione: Un castello con tanto di mura merlate e torri. Era la riproduzione di uno dei tanti manieri del nostro Appennino che il Castello di sabbia con fossato realizzato da un piacentino a Cesenatico-2costruttore da buon piacentino, pubblicizzava. Il nostro villeggiante (sposo di Diana e papà dei due bambini) era diventato un inconsapevole divulgatore delle nostre bellezze storiche ed architettoniche.

 L’alunna delle Medie era diventata madre di due splendidi bambini. Il matrimonio era stato celebrato nella Chiesa di Maria Nascente di Bosco dei Santi alla cerimonia aveva partecipato il coro “La perfetta letizia”, cui l’insegnate faceva parte.  Dopo i commossi e sentiti abbracci, l’attenzione veniva richiamata dalla spiaggia di Cesenatico, dove era stato realizzato un gran bel castello. Se Piacenza pubblicizzava la maestosità dei suoi castelli con le costruzioni di sabbia, anche la città rivierasca aveva qualcosa da suggerirci. Tutti sanno infatti che esiste un Porto Canale, non tutti che è stato progettato da Leonardo da Vinci nel 1502, su commissione del figlio di papa Alessandro VI, Cesare Borgia, che voleva collegare Cesena al mare.

In questo Porto Canale stazionano delle imbarcazioni storiche che hanno solcato l’Adriatico in varie epoche, ogni imbarcazione rappresenta un legno tipico a seconda dell’uso cui era destinato: dalla pesca al trasporto. Le vele si specchiano nelle acque del canale e lo colorano con mille sfumature, tutte tinte calde: dall’ocra, al giallo, all’arancio. La nave più importante è il Trabaccolo da trasporto, che può essere visitato anche all’interno.  Il suggerimento viene spontaneo: Piacenza non è lambita dal più grande fiume d’Italia? E non sono state tante e diverse le imbarcazioni che lo percorrevano? Perché se Cesenatico ha potuto realizzare il suo Museo galleggiante della marineria, Piacenza, che vanta una antica tradizione di marineria fluviale, perché non potrebbe cercare di realizzare qualcosa di simile? Un museo che possa attrarre visitatori e rendere la città il fulcro di tutto il bacino padano?

 Vero è che già esiste nella Rocca Pallavicino-Casali di Monticelli d’Ongina una raccolta museale sul Po. Ma è comunque una piccola realtà che non ha grande visibilità come potrebbe averne un museo galleggiante di vere barche sul nostro Eridano. Da tenere presente che i musei potrebbero essere anche due, come i musei a Cesenatico: uno a terra, l’altro galleggiante.  Piacenza deve avere il coraggio di pensare in grande, deve superare l’angusto ambito di aspirare ad essere solo Capitale della Cultura (oramai, prima o poi lo diventeranno tutte) e tendere ad un ruolo preminente e di prestigio, essere cioè “primus inter pares”. Piacenza, città che si affaccia sulle acque di Eridano, trovandosi a metà strada del percorso potrebbe assurgere a capitale dell’intero bacino fluviale.

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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