Libertà di pensiero

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Un viaggio a San Pietroburgo in compagnia di Franco Battiato

Nota dell'autore: L’articolo andrebbe letto ascoltando la canzone di Franco Battiato “Prospettiva Nevski”: https://youtu.be/zWViOtrFcrs

Ci sono dei viaggi che riportano alla memoria musiche, poesie o canzoni, canzoni come espressioni musicali di testi poetici che contengono le une e le altre. Come si può benissimo, viceversa, viaggiare ascoltando le note di una canzone o leggendo i versi di una poesia. Con Battiato, con le canzoni di Franco Battiato, succede questo miracolo: si fondono le visioni monumentali con la nenia delle sue composizioni, oppure, ascoltando le sue canzoni si vedono i luoghi e gli eventi narrati.

La coincidenza, diventa fusione, quando ci si trova nei luoghi descritti dal cantautore. Questo ho provato a Berlino, quando guardavo, col naso all’insù, la torre dell’antenna televisiva ad Alexdanderplatz, (simbolo della DDR prima, di Berlino e di tutta la Germania poi) e non potevo fare a meno di pensare al mio amico Pippo quando d’inverno andava in quella città “per fare quattro passi a piedi fino alla frontiera” per ascoltare Schubert.

Oggi invece trovandomi sulla maggiore arteria di San Pietroburgo, un altro motivo mi torna alla memoria e mi risuona incessante: La prospettiva Nievski. Tramonto sulla Neva-2Canzone del 1980 contenuta nella raccolta Patriots, ripubblicata nel 1994 nell’album Unprotected.

Frastornato vengo, tra sali e scendi, trascinato da Jana: una tipica e disinvolta bellezza russa che si muove con le sue svolazzanti vesti, costituite da foulard a tinte forti come tradizione popolare comanda ma agghindata da smisurati ciondoli d’ambra, dalle mille sfumature, tanto da fare impallidire gli esemplari della stanza del Palazzo di Caterina. Ma, più che i monumenti che la guida indica, mi coinvolge la storia, la storia che quei monumenti ha generato. La storia così come i cantastorie la tramandavano nelle piazze di paese.

Così come ci si ricorda della Rivoluzione d’Ottobre attraverso i film di Ejzenstejn ed i ritmi musicali di Prokofiev, io ho vissuto la storia di San Pietroburgo attraverso il film che mi proiettava la memoria con le parole e la musica del cantautore siciliano. A Mosca nessuna colonna sonora accompagnava la visita alla città. Forse solo l’eco delle cadenze del passo dell’oca dei soldati russi, retaggio dell’impero zarista, conservato dal regime sovietico ed esibito nella Piazza Rossa durante le celebrazioni annuali della Rivoluzione d’Ottobre.

La storia di san Pietroburgo è la storia del fiume su cui sorge: la Neva. Ed è in quella direzione che conduce (o da cui parte) l’arteria principale che prende il nome del grande condottiero russo Alexander Nievsky che in un lontano medioevo sconfisse i cavalieri teutoni nella battaglia sul lago ghiacciato.Corazzata Aurora-2

Un sorriso è d’obbligo al ricordo dei venti gradi sotto zero cui accenna la canzone, mentre descrive piazze vuote attraversate da un vento polare: il caldo invece costringeva, questa prima settimana di giugno, ad un cambio di stagione repentino: era necessario svestirsi (o vestirsi) come su un qualsiasi litorale mediterraneo.

La canzone ricalca la situazione storica dell’immediato periodo postrivoluzionario, quando ancora i rosari venivano sgranati dalle vecchie contadine nelle tante chiese ortodosse che sorgevano in ogni dove. Sorgevano e sorgono: restaurate o ricostruite. Le chiese, più che monumenti religiosi sono monumenti laici: musei di una storia laica che conservano reliquie (di uomini mortali come di santi immortali). Sono conservati i resti della casa reale russa, i Romanov, nella cattedrale di San Pietro e Paolo. È stata edificata una cattedrale, quella della Resurrezione o di San Salvatore sul sangue versato dell’imperatore Alessandro II, vittima di un attentato nel marzo del 1881.

Un whatsApp mi suggeriva di salutare Igor Stravinsky, un suggerimento di chi la canzone di Battiato conosceva benissimo, ma ahimè, il musicista non l’ho potuto incontrare: fu uno dei primi artisti a lasciare la Russia Sovietica per emigrare in occidente (e l’autore del messaggio lo sapeva benissimo, d’altronde).

Non fu il solo a lasciare la Russia Sovietica. Qualcuno la lasciò per migliorare la propria condizione economica, qualcun altro “disinteressatamente” solo particolare sala dell'ambra del Palazzo di Caterina-2perché poeta, scelse di passare a miglior vita, come Majakovskij.

La mia generazione ha conosciuto Nureev, il famoso ballerino tartaro, per le sue collaborazioni con il Teatro alla Scala di Milano, quando si esibiva accanto a Liliana Cosi e Carla Fracci, ma pochi ricordano che il suo successo è iniziato proprio al Teatro Mariinskij (Teatro Kirov, in epoca sovietica) a San Pietroburgo, dove studiò da giovane. Imponente, il teatro oggi in piena attività, si mostra nella tipica facciata ottocentesca con i delicati colori del bianco e del verde marino. Fu proprio qui che fu rappresentata per la prima volta “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, nel 1862. Nel Teatro aveva iniziato la sua carriera un altro famoso ballerino Njiinskij, la “sua grazia innaturale” aveva incontrato Sergej Diaghilev, il creatore dei Balletti Russi, suo amante e pigmalione.

Ho incontrato invece Ejzenstejn ed il suo cinema sulle acque della Neva, dove ormeggiato se ne stava attraccato come un vecchio pensionato, consapevole di avere trascorso una vita faticosa e travagliata, l’incrociatore Aurora. La nave militare che aveva sparato il primo colpo di cannone verso il Palazzo d’Inverno ed aveva dato il via alla Rivoluzione. Sì, proprio l’incrociatore della corazzata Potemkin. Lo vedo mentre solca il Mediterraneo e nello stretto di Messina porta i primi soccorsi alla popolazione terremotata nel 1908: Peccato che la Madonna col suo “Vos et ipsam civitatem benedicimus” sia stato collocato molto dopo, solo nel 1934!

La ricerca filosofica è stata sempre presente in Battiato, tant’è che la collaborazione con il filosofo Sgalambro aveva prodotto l’opera: “Il cavaliere e l’intelletto” o canzoni come “La cura”. Quindi come non fare riferimento ad un pensatore che a San Pietroburgo è stato diversi anni come George Gurdjieff?

Sgalambro è stato un ateo che credeva nella reincarnazione, Gurdjieff in una vita superiore che superasse la morte. Ma è meglio studiare chiusi in una stanza, come suggerisce Battiato o gironzolare per le vie di San Pietroburgo, passeggiare sulla Prospettiva Nievski, come stiamo facendo in queste calde giornate di giugno?

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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