Libertà di pensiero

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Votare per l’Europa: alcune osservazioni a margine di un’intervista a Napolitano

Fa riflettere l’intervista a Giorgio Napolitano pubblicata da Repubblica, domenica 19 maggio, per diversi motivi. Cerchiamo di metterne qualcuno a fuoco. Iniziamo dicendo che si avvicinano le elezioni europee e tutti quindi abbiamo bisogno di elementi per poter meglio decidere chi votare, per quali programmi, con quali prospettive.

Il nostro presidente emerito in poche parole sostiene una politica europeista fondata su “un processo di rinnovamento e di equo rigore” per non vanificare i sacrifici che gli italiani hanno fatto negli anni di rigoroso rigore economico-finanziario. Scopo ultimo, a suo dire, “proseguire nel percorso di risanamento del bilancio pubblico”. Napolitano è stato Presidente della Repubblica italiana dal 2006 al 2015. Più del previsto settennato, ci fu un momento in cui sembrava non potesse esserci alternativa alcuna. Allora mi sono venuti in mente alcune delle sue importanti prese di posizioni politiche, la più conosciuta ai più è stata la nomina a Capo del Governo di Mario Monti. Una mossa politica che si è rivelata nei fatti essere stato un colpo di mano per fare cadere, in prima battuta il Governo Berlusconi, ed in seguito anche Pier Luigi Bersani.

Monti veniva nominato Senatore a vita e Capo del Governo tra gli applausi scroscianti di quasi l’intero emisfero parlamentare. La sua politica si è dimostrata la più disastrosa che governo abbia mai perseguita. Tutti conosciamo la sciagurata riforma Fornero, l’aumento indiscriminato di tassazione su tutti ii beni immobili e mobili, questi provvedimenti avrebbero dovuto iniziare un processo di risanamento delle finanze pubbliche, così come ci veniva consigliato dai massimi organismi europei. L’effetto è stato l’opposto delle aspettative: nessun risanamento nel bilancio dello Stato, anzi il debito pubblico è continuato da allora ad aumentare, mancanza di qualsiasi forma di ripresa economica.

Molti dei vertici politici d’Europa hanno recitato solo adesso il mea culpa per le scelte sbagliate imposte alla Grecia per la sua “salvezza”, ancora nessuno, ahinoi, lo ha fatto nei riguardi dell’Italia per il dictat che portò al governo il bocconiano Mario Monti, quel 16 novembre del 2011. Credo che ancora oggi, quelle sventurate scelte politiche non siano state adeguatamente “elaborate”: sappiamo come è necessario elaborare un lutto per poter tornare a vivere, a sorridere.  

Ed allora? Lungi da qualsiasi politica del cosiddetto rigore, qualcosa da salvare dell’intervista al Presidente Emerito c’è. Ed è l’immagine di un’Europa nata dal disastro della seconda guerra mondiale, “in reazione ai nazionalismi e alle tendenze reazionarie, fasciste e di destra che l’hanno provocato”. Quindi ben venga un’Europa che sia superamento delle frontiere nazionali e degli interessi di parte di ciascun Stato. Un’Europa che non sia un semplice calcolo economico finanziario che veda nella sacralità del Pil la sua massima espressione. Le teorie economiche da sole sono vuoti strumenti che non possono cambiare la realtà: acquistano valore, senso e significato, quando la politica le prende in giusta considerazione, quando la società attraverso il dibattito politico che ne scaturisce le fa proprie, le propaganda e ne accetta la conseguente fattibilità.

Infatti, a riprova, la politica economica non ha regole certe, tant’è che la diminuzione dei tassi d’interesse non ha stimolato gli investimenti come in teoria avrebbe dovuto fare. Potrebbe essere vero invece il contrario, cioè come un provvedimento che non prevede un preciso obiettivo finanziario, possa provocare “una serie di reazioni economiche ben più vivaci di quelle provocate da un provvedimento di tipo dichiaratamente economico”, così come evidenziato da Pierangelo Dacrema nel suo “Sognando l’Europa”. Le idee hanno generato la Rivoluzione francese come quella Russa con tutti gli enormi sviluppi e sovvertimenti economici, effetti che nessun provvedimento di carattere finanziario avrebbe mai potuto provocare.

Obiettivo finale dichiarato dell’Europa unita è il benessere dei cittadini, di tutti i cittadini degli Stati che ne fanno parte. Ed allora come può ancora esserci un differenziale finanziario come lo spread che agevola i cittadini di uno Stato e ne danneggi altri? Sono sicuro che i padri costituenti dell’idea europea, non hanno mai scritto nulla che si basasse su meri indicatori di politica monetaria. Hanno invece scritto molto sulla conoscenza e sulla politica come presa di coscienza.   Allora bisogna avere il coraggio di affermare che i numeri, il semplice calcolo da ragioniere (come si diceva una volta), non può aiutare a rafforzare nessuna idea di Europa, bisognerebbe invece far leva su alcuni fattori identitari, (esempi storici ce ne sono stati tantissimi dall’impero romano a quello carolingio, per arrivare alla formazione degli Stati Uniti d’America). Questi i pilastri: La politica interna (che comprende la politica economica, un debito comune, una condivisione della ricchezza prodotta), la politica estera (la difesa comune di un solo confine che sappia dare il giusto senso di appartenenza ad un territorio). Da qui bisogna ripartire per rigenerare l’ideale di un’Europa comune. Bisogna puntare sempre più ad un’integrazione culturale, perché sono le grandi idee che fanno progredire la Storia, non il differenziale… che è un termine da lasciare ai matematici puri che lo hanno creato e sanno gestirlo bene per i loro calcoli, sicuramente meglio dei politici.

Ed allora? Allora andiamo a votare per il rinnovo del Parlamento europeo, tenendo presente che se si vuole concretamente realizzare l’unità europea, bisogna tenere presente gli ideali fondanti dei padri, idealisti  che per noi italiani vanno da Mazzini ai firmatari del Manifesto di Ventotene, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni: “Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell'attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l'eredità di tutti i movimenti di elevazione dell'umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo. La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà”.

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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