Libri piacentini

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“Annuario Sat Care Alto 2019”

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

Oggi segnaliamo

ANNUARIO SAT CARE ALTO 2019

A cura della Società Alpinisti Tridentini

N° 21 – Pagine 232

Formato cm 16,5 x 22,5

Editrice Rendena Tione

In me, grazie ad alcuni miei antenati, c’è qualcosa anche della Valrendena, di Vigo in particolare, in una delle belle vallate trentine. Per questo ho sfogliato con interesse  anche stavolta l’Annuario della Società Alpinisti Tridentini Carè Alto curato e stampato dall’Editrice Rendena di Tione.

Questa settimana sul leggio della nostra rubrica è posata la copertina di questo libro, ma ne parliamo, più che per ragioni nostre sentimentali, perché pur venendo dagli alti monti esso parla anche piacentino.

Sul quaderno 2019 della Sat, accanto a temi come i 90 anni del grande Cesare Maestri e il dibattito per tener lontani dal Lagorai impianti che gli incombano minacciosamente addosso (è l’immagine di copertina) come un’incudine e che lo stravolgerebbero, fra queste pagine e queste vette spunta anche un racconto di Umberto Fava, un generoso spazio di 10 pagine e mezzo di testo e di foto fantasticamente ambientato sui colli piacentini della Valluretta. Già due volte l’Annuario Sat della Valrendena ha ospitato narrazioni di Fava, entrambe (com’è nello stile dell’autore piacentini) non naturalistiche, ma potentemente fantastiche: nel 2018 “Il fuggiasco” e nel 2014 “Senza titolo”, racconti sul durante e il dopo della Grande Guerra immaginati fra i ghiacci e le rocce dell’Adamello, fra le cime del Carè Alto, del Folletto e del Cavento dove si combatté la Guerra Bianca.

Ora Fava trasporta il lettore in Valluretta, la piccola e silenziosa valle piacentina che con 8 idilliaci clic di Massimo Bersani diventa la scena su cui si svolge la storia della “Madonna della calza”. Vero che le nostre colline in confronto alle montagne della Valrendena potrebbero sembrare delle montagnole d’una talpa e non vogliono certo far concorrenza alle Dolomiti patrimonio Unesco. Però non è un grande onore per la nostra appartata Valluretta brillare sulle stesse pagine che profumano dell’aria delle celebri valli trentine, fra le grandi cime e le rinomate  località come Madonna di Campiglio, Spiazzo, Pinzolo e Vigo?

Il quadro si potrebbe però guardare, con gli occhi visionari di Fava, secondo questa prospettiva: se il Trentino può dire noi abbiamo le Dolomiti, la Valluretta può dire noi qui, ed è l’unico posto al mondo, sentiamo la Madonna fare la calza. E per di più questa Madonna, a differenza di molte altre Madonne chiacchierone, è la Madonna più taciturna che possa esserci.

Anche l’articolo che sta quasi in apertura del fascicolo parla di PIACENZA. Racconta dell’incontro svoltosi lo scorso dicembre in Fondazione, protagonisti Marco Gramola del Comitato storico della Sat e Piergiorgio Motter editore di Tione e già presidente della Società, oltre che rappresentante Cai nel collegio sostenitori Dolomiti Unesco. Due trentini a Piacenza messaggeri di memorie e di pace, per dire che se la guerra ‘15-’18 ha qualcosa da insegnare al mondo, è che di guerre non ce ne devono più essere. Con loro anche Stefano Pareti che ha condotto l’incontro, e l’attore Pino Spiaggi che ha recitato alcune pagine del racconto di Fava “Senza titolo”, ispirato al pietoso e doloroso intreccio dei destini fra vincitori e vinti della Grande Guerra. Della serata si occupò il nostro giornale: vedi http://www.ilpiacenza.it/attualita/a-palazzo-rota-pisaroni-ricordata-la-grande-guerra-bianca.html

Ma ecco ora l’incipit de “La Madonna della calza”, racconto lungo di cui l’Annuario dà le prime pagine e di cui noi diamo i primi capoversi, un assaggio, quel che consente lo spazio, ma che basta forse per dare uno sguardo fantastico sulla Valluretta. Un invito a guardarla in queste righe come si guarderebbero cinque minuti di luna.

La Madonna della calza

Del posto dove sto io su in Alta Valluretta la voce popolare dice che per queste rive si sente – dal silenzio e la pace che c’è – la Madonna fare la calza. Lo dicevano i vecchi e lo dico anch’io, che la sento sferruzzare nei lunghi pomeriggi estivi, quando tutta la collina ozia sonnecchiosamente sul seno caldo e sensuale del meriggiare e tutto è quiete e immobilità, immobile perfino l’aria e la nube, tutto, fuorché quelle mani che si odono muoversi leste e precise, che vanno a tempo come il pendolo d’un orologio.

Ma non solo adesso la sento. Fin da maggio, quando il profumo della serenella alita dal davanzale, fino dal sorriso luminoso dei giorni di Pasqua con la messe di erba novella e nuovi fiori. Dall’immenso corteo della primavera all’ardente estate, quando la valle è schiacciata sotto il sole e la terra cuoce lenta come un buslàn nel forno, fino alla timida estate di San Martino, quando tutto si colora di un crepuscolare mistico colore, il bruno dorato e terroso del sacco con cui era fatto il saio di San Francesco.

Il suo sferruzzare mi tiene compagnia in questo silenzio e in questa solitudine, nelle ore in cui seguo il sole strisciare su per le pieghe della collina, lungo questi saliscendi su cui non si sente in giro anima viva, ammesso ma non concesso che cinghiali, caprioli, gattaspus, lupi, poiane, fagiani e pernici non abbiano anima. Tutto cielo e solo azzurro, dentro cui si muove la lenta migrazione delle nubi, solamente coste stese fra campi e boschi, un regno ideale per un uomo asociale come me che va più d’accordo con poiane e gufi, cinghiali e lupi che coi suoi simili.

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