Libri piacentini

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"Ganesha chi?Il mito dello Yoga"

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

"GANESHA CHI? Il mito dello Yoga"

Autore: Roberta Morisi

Formato cm 17 x 20

Pagine  144

Anno 2019

Grafica e stampa Casa editrice Tip.Le.co., Piacenza

Prezzodi copertina euro 13,90

ISBN978-88-3217408-3

Il libro è una guida di riferimento da cui partire per iniziare a rendere la pratica delle posizioni Yoga più profonda e potente, senza perdersi tra dogmi e falsi miti: un viaggio verso la scoperta del proprio potenziale inespresso, attraverso l'incontro con divinità e modelli della cultura indiana, imparando ad usare la mente per ideare sulle qualità incarnate dalla figura mitologica che l’asana rappresenta. Ganesha è una delle più popolari e rappresentate divinità indiane, ma al di fuori dell’India il suo nome risulta sconosciuto ai più.  In questo libro l’autrice analizza le posture alla luce del mito da cui esse prendono il loro nome. Al di là della semplice curiosità culturale il lettore può sperimentare la pratica dell’Hatha Yoga con una nuova chiave di lettura.

La postura, da semplice forma eseguita col corpo, incarna il mito e risulta “caricata” di simboli. Il lavoro sul tappetino diviene quindi Ganesha chi_copertina-2mezzo per impegnare la mente in un esercizio da cui può scaturire maggior consapevolezza. Ogni postura “raccontata” è completata da mudra (gesti delle mani) e mantra (frasi che aiutano anche la concentrazione) ed è dettagliatamente spiegata nella sua corretta esecuzione. Per incarnare ogni singolo mito basta portare alla mente le qualità suggerite dall’autrice in ogni scheda. Il libro è corredato dai disegni di Franco Garioni, ispirate da singole storie mitologiche e dalla prefazione di Jacopo Ceccarelli che evidenzia “Quando si decide di intraprendere la pratica dello Yoga per andare alla ricerca dell'esperienza del Sè non si può prescindere dall'esplorare l'affascinante e complessa cultura indiana.Avvicinarsi a questa cultura è come intraprendere un viaggio avventuroso e trasformativo verso le origini dell'esistenza. E in questo viaggio si  fanno innumerevoli incontri con figure archetipiche e talvolta imponenti, poiché la maggior parte degli insegnamenti yogici sono di fatto veicolati attraverso i racconti delle imprese epiche compiute da personalità carismatiche e influenti...”

CONOSCIAMO L’AUTRICE

Roberta Morisi-2Roberta Morisi inizia a praticare yoga nel 1992 con lo yogacharya Josom Eruppakattu. Formata negli anni da maestri di grande esperienza come Andrea Boni, Alessandra di Prampero, Alexandra van Oosterum, Piero Vivarelli, approfondisce la pratica con Karina Gusalova a Barcellona presso il centro Jivamukti Yoga BCN e si forma insegnante di Yin Yoga con Dhugal Meachem.

Dal 2003 pratica meditazione Vipassana sotto la guida di Corrado Pensa e Neva Papachristou frequentando con assiduità i loro ritiri residenziali. Insegna yoga dal 2006. Nel 2010 pubblica, assieme ad Alexandra van Oosterum e Daniela Serra, il manuale Yoga Semplicemente, ed. Tip.Le.Co., Piacenza. Nel 2012 fonda l’Associazione Sportiva Dilettantistica Yogagea a Piacenza. Dal 2015 insegna Sati-Mindfulness presso le aziende. Roberta è Expert Yoga Teacher YA®.

- Dottoressa, ci illustra brevemente i  concetti “Essere presenti all'esperienza della propria reattivita', perdere i punti di riferimento e affidarsi a quello che succede”?

Questa è una domanda che è già di per se portatrice di profondi insegnamenti. Innanzitutto dobbiamo comprendere il significato della presenza: essere presenti all’esperienza significa avere la mente posata sulla vita che accade attimo per attimo. E non è semplice poiché passiamo la maggior parte della nostra giornata “agganciati” al pensiero concettuale: magari mentre stiamo prendendo un caffè al bar la nostra mente ci conduce lontano: il cervello è una macchina perfetta e ancora in parte sconosciuta, che produce pensieri, giudica, incasella e analizza continuamente. Questa meravigliosa attività è altamente energivora e spesso filtra l’esperienza che stiamo vivendo. Di fatto non siamo più capaci di stare semplicemente in intimità con ciò che succede, ma con la nostra personale idea di come le cose dovrebbero andare. Stare con la pura manifestazione della vita può farci paura perché non ne siamo abituati e ci risulta una dimensione piuttosto ignota. Ecco perché questa si chiama pratica della presenza mentale o della consapevolezza, proprio perché richiede allenamento: basta cominciare ascoltando due o tre respiri ogni tanto, durante la giornata. In tal modo riusciamo a mettere uno spazio fra noi e i nostri pensieri. Il passo successivo e certamente più difficile: è mettere quello spazio fra ciò che ci succede e la nostra reattività. Per esempio possiamo avere una piccola discussione con il collega di lavoro e sentendoci feriti, immediatamente essere travolti dalla nostra reazione di rabbia. Essere presenti alla reattività significa sentire, in quel momento, la ferita che il collega ci ha inferto, sentirla nel corpo e magari fare qualche respiro ascoltandone l’effetto. Questa piccola pausa ha il potere di liberarci dalla reazione meccanica per aver accesso alla nostra intelligenza emotiva. All’avversità risponderemo quindi in modo più efficace e ne conseguirà, inoltre, una maggiore capacità di resilienza. È necessario partire dalle piccole difficoltà quotidiane, perché sono più “lavorabili” tenendo conto che la loro stessa somma produce a lungo andare  stati di stress ben più importanti.

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Commenti (2)

  • L'uomo è sempre alla ricerca di qualcosa che sia l'optimum per essere felice.Gli italiani in particolare accolgono qualsiasi idea, teoria e affini di altre nazioni e culture come panacea del vivere quotidiano per poi dimenticarle dopo pochi anni. Così avviene per la politica, usanze, canzoni . E' qualcosa di innato, basta leggere la storia degli ultimi 2000 anni.

  • ho la sensazione che alla pratica dell’Hatha Yoga sia preferibile quella del tantra yoga

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