Locale-globale. Noi visti da fuori

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La cura del verde è la misura della qualità urbana

Vero biglietto da visita di una cultura urbana che cerca di concentrare le poche risorse a disposizione laddove possono offrire un più importante miglioramento della qualità della vita. La ricchezza e la cultura civica si misurano da questo

Varsavia non è sempre stata la capitale della Polonia, Cracovia le ha conteso per parecchi secoli la primazia. La città è stata distrutta durante la seconda guerra mondiale, le foto ed alcuni filmati che si possono vedere al museo della guerra testimoniano bene il concetto di “raso al suolo”.

Della Polonia di oggi ci si può stupire per diversi motivi: la qualità, bontà e ricchezza di tipi di pane, la quantità di piccoli negozi di alimentari e non, negozi di dimensione davvero spesso gestiti da giovani, l’ospitalità e la gentilezza nelle campagne come nelle metropoli, la capacità di valorizzare il patrimonio culturale rimasto. Due cose però mi hanno stupito oltre misura, ed entrambe riguardano lo spazio esterno e pubblico: la qualità delle strade e la cura ed attenzione nella cura del verde pubblico. I parchi urbani sono di una bellezza ragguardevole, ma quello che lascia perplessi è l’organizzazione per la loro cura e pulizia. Vero biglietto da visita di una cultura urbana che cerca di concentrare le poche risorse a disposizione laddove possono offrire un più importante miglioramento della qualità della vita.

Il verde a Varsavia è riassumibile in due dimensioni: i parchi urbani e periurbani, e le aiuole e le piante lungo le vie della città. In entrambi i casi il verde diventa nel contempo strumento che dimostra l’efficienza dell’amministrazione e l’educazione dei cittadini. Difficile dire se sia il secondo a muovere il primo comportamento o il contrario. Probabilmente entrambi in modo simbiotico si sostengono a vicenda lasciando un risultato davvero imbarazzante per chi non è abituato o per coloro che, complice la crisi, possono a parer di molti andare a risparmiare dove non sembra indispensabile spendere: nel verde.

Nonostante un clima non proprio mediterraneo la quantità di tempo che i polacchi trascorrono nei parchi è grande, ma questo succede anche da noi. La cosa strana è forse che prima di mostrarti altre magnificenze pubbliche ti accompagnino con orgoglio a visitare il parco. E questa non deve essere una tradizione moderna, né solo contemporanea, visto che i loro parchi sono quasi tutti di tradizione secolare, spesso voluti e sostenuti dai monarchi del passato come elemento distintivo di un’opulenza che proprio nella cura del verde artificiale, del paesaggio dei giardini e dei parchi si doveva manifestare.

Viene da pensare che sia proprio il verde urbano il termometro della qualità della vita urbana di oggi, non esiste cultura orientale o occidentale che non abbia compreso questo quasi come se la necessità di una ricucitura tra artificiale cementizio e naturale verde fosse l’indennizzo indispensabile per poter dare ai cittadini una qualità di vita e di relazione decente. La ricchezza e la cultura civica si misurano oggi attraverso la qualità dello spazio pubblico e all’interno dello spazio pubblico la qualità del verde, sono il segnale evidente del livello raggiunto.

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Flaviano Celaschi è professore ordinario di disegno industriale all'Università di Bologna. In precedenza è stato docente al Politecnico di Milano e al Politecnico di Torino. Ha insegnato e fatto ricerca in Brasile, Messico, Repubblica Popolare Cinese, Argentina, India, Stati Uniti. Nel 2008 ha fondato la Rete Latina del Design dei Processi, organizzazione che raduna oltre 50 professori e ricercatori di università europee e americane. Originario di Vigolzone, in questo blog è interessato ad approfondire un confronto tra realtà locale e globale



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