Piacenza Nostra

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Il meteo piacentino ai tempi del Medioevo

Il medioevo cominciò con temperature rigide, poi queste aumentarono e la vita migliorò, tanto nelle città che nel paesaggio agrario. La mitezza delle stagioni durò quasi cinque secoli. Nel XV°, causa le solite questioni politico-sociali, ma pure in ragione di un vistoso raffreddamento climatico,  tutto tornò a degradare. Quella che sarà  poi chiamata la "piccola glaciazione" durerà all'incirca  quattrocento anni

Sui motivi socio-politici interni che portarono al crollo dell’impero romano ancora si discute. Sui fattori esterni invece si concorda circa gli Unni che da nord est premettero sui Goti e i Goti che si ammassarono ai confini dell’impero. "Nell'estate del 376, all'improvviso una folla gigantesca - uomini, donne, bambini - si materializzò sulla riva settentrionale del Danubio e chiese di potersi mettere in salvo in territorio romano. Richiedenti asilo, diremmo oggi.  L’asilo (concesso)  portò la corruzione, poi la guerra, fino  al  sacco di  Roma. Degli Unni si sa poco ma di certo si sa che abitavano l’arida  steppa a settentrione del Caspio  fino “all’oceano cinto da ghiacci” come dice lo storico  Ammiano Marcellino (IV sec.).  Secondo Peter Heather, nel suo “La caduta dell’impero romano” (Garzanti 2008), furono il clima e la geografia della steppa a innescare quel poderoso movimento di popoli cui l’impero  romano soccombette. 

L’intero paesaggio agrario italiano decadde miseramente dal IV al IX secolo, ridotto a  sterpeti e pascoli, boschi e acquitrini, così che s’impose (come necessità tecnica) di ridurre il coltivo a cereali inferiori  meno esigenti quali il miglio, il panico, la spelta, la segale ... (Emilio Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano, Laterza 1982). Meno esigenti e - guarda caso - più resistenti alle basse temperature. Del resto, in precedenza, il siriano Lucio Iunio Columella, agronomo del I secolo, considerava conseguenza positiva di un clima più mite il fatto che attecchissero piante di pregio in luoghi dove gli inverni rigidi non lasciavano crescere "neppure una barbatella di vite". Infatti nell'alto medioevo la coltivazione della vite si ridusse a misera cosa, in piccole aree chiuse e "a palo secco".   

Poi tutto cambiò nell'assetto sociale, ma anche e soprattutto nel clima. Gli studiosi stimano in 3 gradi (circa) l'aumento medio delle temperature. Seguirono bonifiche, regimentazioni delle acque, messa a coltura di vaste terre. La vite dilagò in collina.  Si inventarono nuove tecniche agrarie quale ad esempio "la marcita", che "con lo scorrimento sul prato di un leggero velo d'acqua durante l'inverno, impedisce il congelamento e l'arresto di ogni attività vegetativa", come scrive il già citato Emilio Sereni.  Va da sé che l'inverno aveva da  essere mite perché il sottile velo d'acqua scorrente non si trasformasse a sua volta in lastra di ghiaccio.  L'abbondanza di erba permise la stabulazione fissa del bestiame e più bestiame produsse più letame, quindi la concimazione e la messa a coltura di terre magre. Insomma, per farla breve, l'aumento delle temperature portò a una vera rivoluzione in agricoltura e nella società. La popolazione crebbe, le città si ampliarono.  Piacenza - retta a libero comune - allargò nel 1139 (tra le prime nella penisola) la cinta muraria. Riporta il nostro Luciano  Scarabelli che proprio a Piacenza iniziò la coltivazione del melone.  Vi si affermò il paratico della beccaria grazie al  consumo di carne bovina al taglio sulle mense dei nuovi ceti borghesi.  I quali - scrive ancora lo Scarabelli nella sua "Istoria civile dei ducati", 1848 vol. II  - "...  pagavano tante gravezze pel lusso de' signori e non volendo parer servi del governante  si sforzavano di non istare al di sotto degli altri: oltreché provata una dolcezza più non la lasciavano, e correvan gara nel crescerla o migliorarla". 

In buona sostanza: il medioevo cominciò con temperature rigide, poi queste aumentarono e la vita migliorò, tanto nelle città che nel paesaggio agrario. La mitezza delle stagioni durò quasi cinque secoli. Nel XV°, causa le solite questioni politico-sociali, ma pure in ragione di un vistoso raffreddamento climatico,  tutto tornò a degradare. Quella che sarà  poi chiamata la "piccola glaciazione" durerà all'incirca  quattrocento anni.
(3. continua)

Fonte immagine: sito comune di Piacenza

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" Vita professionale al Comune di Piacenza, vita politica locale sotto traccia, ma abbastanza tribolata. Più tranquilla quella di giornalista pubblicista (""pubblicista"" come fu Einaudi, si parva licet componere magis) collaboratore dei quotidiani Libertà, Il Giorno, La Voce, La Cronaca, oltre che di varie testate periodiche. Ho pubblicato anche una diecina di monografie per i miei 22 affezionati lettori (due meno di Manzoni e uno meno di Guareschi) su temi disparati ma sempre tenendo un sentiero ben tracciato: di tutto ciò che riguarda appieno, o di striscio, Piacenza Nostra. "

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