Piacenza Nostra

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Il meteo piacentino nell'età moderna: "gli anni della fame"

Com'era il clima dal '400 fino al diciannovesimo secolo nel Piacentino? Diamo uno sguardo alle testimonianze

Età moderna.

Solo un cenno sulle cose politiche del periodo.  In buona sostanza ebbe inizio la decadenza del sistema feudale, costretto e limitato dall’affermarsi dello Stato “moderno” accentrato, implacabile nell'imporre tasse. A sua volta, il clima peggiorò, l’agricoltura regredì e tornò la fame.  Possiamo fissare l’inizio di questa fase fredda nell’inverno 1442, come raccontato da Anton Domenico Rossi: “… fece un’invernata delle più rigide, per cui gelò il Po, sopra il quale transitavasi sicuramente con carri e cavalli; e cadde tanta neve, che passò l’altezza di tre braccia, per cui soffrirono molto le viti e gli alberi fruttiferi. Succedette a questa invernata penuria grande di raccolti, per cui una fierissima carestia afflisse il Piacentino distretto”.

Nel 1470 il gelo durò ininterrotto dal 25 gennaio al 9 aprile, al monte come al piano”onde tutte le viti seccarono , ed ebbesi tanta scarsezza di pascoli pei bestiami, che molti buoi ne morirono o pel freddo o per la fame”. La Cronaca del Guarino ci racconta che l'anno 1521 fu copiosissimo di neve, il freddo che seguì fece gelare il pane e il vino mentre il Po a Cremona si passava a cavallo e da noi trasportava grossi massi di ghiaccio. Identico scenario nell'anno 1550 quando un orribile freddo cominciò il 4 dicembre da cui la sofferenza della vite a altre colture.

Ancor peggio andò nel XVII sec.  Dal 1623 al 29 si susseguirono tremende carestie e gli storici concordano nell'attribuire le cause al generale raffreddamento del clima (vedasi l'ottimo libro di Pierluigi Carini, I Curletti, 2007).  Il 16 ottobre 1652 sette abitanti di Grondone salirono al monte Carevolo per raccogliere un po' di legna. Li sorprese una tormenta e morirono.  I poveri corpi furono ritrovati dopo una settimana. Il fatto è riportato nella Storia del Giarelli, tomo II. Per quanto riguarda il '700 riprendiamo alcuni eventi dal Rossi: "alle sciagure degli anni trascorsi s'aggiunse un'invernata rigidissima ... con danno gravissimo delle campagne. Nel piacentino seccarono i noci, assai altre piante fruttifere e quasi interamente le viti; di modo che per molti anni vegnenti vi fu penuria somma di vini.  Gelò il Po sì fortemente, che i più arditi lo passarono a piedi rimpetto a Piacenza" (1709).  Nel 1754 dovendosi giustiziare cinque malfattori si dovette alzare il patibolo in Piazza Grande poiché - causa la tanta neve - risultò impossibile raggiungere il solito luogo delle Torricelle. La vite sopravvisse solo in poche isole a bassa quota.  Di stravaganze stagionali al monte ci riferisce il capitano Antonio Boccia nel suo diario del "Viaggio ai monti di Piacenza" (edito da TEP nel 1977) intrapreso dietro incarico della amministrazione napoleonica: "sul libro censuario di Gambaro, folio 186, ritrovasi una memoria, la quale segna che nel 1775 la notte del 20 maggio si cangiò talmente la stagione, che l'indomani v'era una gamba di neve, ciò che apportò molto danno alla frutta e alle granaglie".    

Col XIX sec. il freddo scemò ma non i guai della popolazione.  Gli anni 1815, 16, 17   furono detti "gli anni della fame" (e della emigrazione).  Se una causa esterna va individuata nel crollo dell'impero napoleonico, il clima - ancora una volta - fece la sua parte.  Invernate belle e asciutte, caldo in febbraio e marzo, freddo in aprile con  neve sulle viti e sui frutti già in germoglio. Scarsi i raccolti e i foraggi da bestiame.  I piacentini - mancando persino i grani inferiori -  mangiavano erbe selvatiche nei prati del Po. Successivamente - attesta il Carini studiando l'andamento della popolazione nel villaggio dei Curletti - la popolazione (stabile o in calo da secoli) aumentò in modo consistente con il generale rialzo delle temperature. 

Rialzo delle temperature che si dovette mantenere mediamente per il resto secolo, stando alle cronache, o traendo deduzioni da ordini, atti amministrativi, contratti di compravendita. Il popolo protestava in occasione di aumenti del prezzo del frumento, ma si trattava per l'appunto frumento e non più miglio, veccia, segale o legumi selvatici.

(5. Continua)

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" Vita professionale al Comune di Piacenza, vita politica locale sotto traccia, ma abbastanza tribolata. Più tranquilla quella di giornalista pubblicista (""pubblicista"" come fu Einaudi, si parva licet componere magis) collaboratore dei quotidiani Libertà, Il Giorno, La Voce, La Cronaca, oltre che di varie testate periodiche. Ho pubblicato anche una diecina di monografie per i miei 22 affezionati lettori (due meno di Manzoni e uno meno di Guareschi) su temi disparati ma sempre tenendo un sentiero ben tracciato: di tutto ciò che riguarda appieno, o di striscio, Piacenza Nostra. "

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