Piacenza Nostra

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Un tempo a Piacenza le imprese non erano solo una questione di bilanci

La famiglia Lodigiani ha pubblicato i “Ricordi di vita e di lavoro” raccolti in 620 pagine dall’ingegner Giuseppe (deceduto nel 2004) che fu vittima di 63 procedimenti giudiziari che lo videro sempre assolto

Casualmente ho ritrovato nella memoria del  mio computer la seguente lettera a Emanuele Galba (all’epoca direttore de La Cronaca). Torna di attualità ora che la famiglia Lodigiani ha pubblicato i “Ricordi di vita e di lavoro” raccolti in 620 pagine  dall’ingegner Giuseppe (deceduto nel 2004). Lo ripropongo per il blog de “IlPiacenza”.

Caro Galba,

Mi complimento col giornale per come ha  raccontato le disavventure giudiziarie dell’ing. Lodigiani. In particolare quei prospetti riassuntivi di tutte le accuse sbollite nel nulla, lascia attoniti (Renato Passerini, sabato 23 u.s.). Sessantatre procedimenti a carico di un innocente sono di per sé stessi una dura  condanna. Le assoluzioni, una beffa amara. Per questo, fatta salva tutta la mia partecipazione simpatetica al suo calvario, dissento dall’ing. Vincenzo quando (troppo buono) dice che – nonostante tutto - la “cavallinità” non esiste, esistono solo i cavalli (intendendo così distinguere le responsabilità dei magistrati). D’accordo, eppure mi domando: qualcuno di quei “cavalli” inquirenti  avrà pure sbagliato! Però, in nome della “cavallinità” nessuno – scommetto – ha pagato alcunché. C’è dunque  una “cavallinità” che denota per tutti,  mentre i connotati di ogni  singolo equino sfumano indistinti. Ricordo che nella fattoria degli animali di George Orwell, i maiali proclamarono l’uguaglianza tra gli animali, ma al contempo stabilirono che i maiali dovevano essere più uguali degli altri. Non alcuni maiali singolarmente connotati, ma i maiali tutti. Ecco, in quel momento nella fattoria orwelliana era nata la “maialità”.  

Errare è umano, ma è altresì giusto che ciascuno paghi in proporzione ai propri errori. Serve a sbagliare di meno pro-futuro con vantaggio dell’intera società. Pochi secoli or sono un brocardo giuridico latino diceva “il magistrato mediante i tormenti giunge alla verità”. Proprio così: attraverso la tortura. Se poi  la verità  risultante, poni caso, era l’innocenza del malcapitato, tanto peggio per lui. I tormenti e le  relative conseguenze se le teneva e basta. Mutatis mutandi, nella vita di un imprenditore onesto 63 procedimenti giudiziari sono un tormento equivalente alla antica tortura. L’algida pulizia burocratica che emana dai prospetti dei procedimenti riportati da Passerini, fanno paura. La Procura di Roma apre i suoi 18 fascicoli, quella di Nicosia i suoi due, la sua quella di Piacenza, quella di Palmi e quell’altra di Sondrio, e di Enna, e così dall’Alpe al Lilibeo, senza che in primo piano appaia mai un uomo o una famiglia. Solo anonimi procedimenti, fino a sommare 63, ciascuno con la sua accusa rivelatasi inconsistente.

Sbagliare è umano, ma c’è errore ed errore. Mia madre, che aveva fatto le scuole elementari a Polignano, non avrebbe sbagliato. Un giorno di quegli anni ’90 si discorreva delle accuse mosse dai pm ai Lodigiani e mia madre s’introdusse perentoria: “i Lodigiani sono brave persone”. Lei non sapeva nulla di procedure giudiziarie. Possedeva però quella che i sociologi definiscono “conoscenza sapienziale”, che non viene dalle teorie, dai libri o dai codici. Viene dalla esperienza vissuta nella comunità d’appartenenza. E un tempo, a Piacenza, le imprese non erano tanto  una questione di bilanci o amministratori delegati (AD, come si dice adesso). Erano soprattutto  questioni d’uomini  interagenti con altri uomini. C’è un detto piacentino (i vecchi come me l‘usano ancora), dal quale si deduce l’antica stima dei piacentini per i Lodigiani. “An la drizza gian‘l Lodzan” (non la raddrizza neppure l’impresa Lodigiani) si dice di cosa talmente stortignaccola che nemmeno i Lodigiani possono farci qualcosa. E se non possono loro, solo Dio…Credo ci siano storture nella nostra Italia, cui il detto piacentino si attaglierebbe a meraviglia. Ma finiamola qui per carità di Patria.  

                                                                                    

Aprile 2011

                  

Piacenza Nostra

" Vita professionale al Comune di Piacenza, vita politica locale sotto traccia, ma abbastanza tribolata. Più tranquilla quella di giornalista pubblicista (""pubblicista"" come fu Einaudi, si parva licet componere magis) collaboratore dei quotidiani Libertà, Il Giorno, La Voce, La Cronaca, oltre che di varie testate periodiche. Ho pubblicato anche una diecina di monografie per i miei 22 affezionati lettori (due meno di Manzoni e uno meno di Guareschi) su temi disparati ma sempre tenendo un sentiero ben tracciato: di tutto ciò che riguarda appieno, o di striscio, Piacenza Nostra. "

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