Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Il centro storico: i nomi delle professioni, altri locali e la trattoria ‘d Vulpèi

Quanti negozi, ditte, quanti esercizi componevano fin d’allora il tessuto operativo di quello che Faustini chiamò “’l cor ‘dla me Piasenza”

Anche il foro giudiziario ebbe nei punti nevralgici della Piazza esponenti di prestigio e riguardo: Calza, Lanza, Nereo Bosi, Boscarelli, Pizzigoni, salvetti, l’on. Piatti, il sen. Cipelli, Maiocchi; spirito quest’ultimo di raffinatissima arguzia, verseggiatore d’alto rango umanistico, specializzato nel rinvio delle cause. Famoso rimase un suo componimento “L’antiavvocato”. Larga popolarità godette pure il sen. Fabbri, con l’avita residenza in via Campagna.

Anche la categoria dei medici si onorò di esponenti di varia rinomanza: il prof. Lodigiani, Dragoni, Garovi, Guindani, Fornero, Marzaroli, Luppi (detto Lupèi per la bassa statura), Colli autentico filantropo, Rettanni, Bartoli e tanti altri. Vi era poi una serie di contrade, vie e cantoni che formavano il retroterra delle attività commerciali ed artigianali dell’epicentro, veramente numerosissimi, non ancora falcidiati da scontrini elettronici e miriadi di centri commerciali: Strada Dritta (via XX° Settembre), via Cavour (già delle Saline), S. Antonino, via Garibaldi (già cantone del Guasto), via Sopramuro, un vero e proprio labirinto di attività: per districarsene servirebbe il mitico filo di Arianna. Basta esaminare una vecchia Guida per rendersene conto.bar Mazzini-2

Quanti negozi, ditte, quanti esercizi componevano fin d’allora il tessuto operativo di quello che Faustini chiamò “’l cor ‘dla me Piasenza”. Ma se il centro era il cuore, le borgate erano l’anima della grande comunità popolaresca cui lo stesso Faustini prima, Carella poi, specie nelle sue commedie dialettali, attinsero per dare alla musa vernacola un più schietto, semplice, generoso, contenuto umano. Ed anche un guizzo di facezia, di fierezza, di saggio realismo quotidiano.

Il centro aveva tantissimi locali; ne abbiamo già trattato in specifiche puntate del nostro blog. Ne rammentiamo alcuni per chiudere con un popolarissimo esercizio noto per la sua “picùla” almeno quanto “Pasquèi”, ovvero “Vulpèi”. Ed anche qui, nel Centro storico, naturalmente non mancarono le “macchiette”. Ne ricorderemo alcune.

Negli ultimi scorci dell’800, nello scenario storico di Piazza Cavalli, teneva campo il “caffè Battaglia” dove conveniva una promiscua mondanità nobiliare e borghese, attratta dalle sue varie specialità, quali gli sciroppi all’amarena e per la squisitezza dei sorbetti. Figure di spicco erano il popolare cameriere “Paciàn” e la signora Adele, consorte del titolare detto “Batagliòn”, cuoca di rinomato rango gastronomico che apprestava, in banchetti privati, piatti di casareccia ghiottoneria come la polenta con i ciccioli di cui “Batagliòn” stesso faceva scorpacciate fenomenali.

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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