Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Il cinematografo a Piacenza: dal “baraccone” in Cittadella alle prime sale attrezzate

Disaffezione, televisione, internet, smartphone, dvd, difficoltà di parcheggio: chi più ne ha, più ne metta, nel ricercarne le cause. Non sono certo in grado di analizzare le ragioni di questo “spopolamento” cinematografico, dunque cerchiamo, sempre ripescando nelle memorie, di ripercorrere una breve storia dei cinema piacentini

cinema Garibaldi

E’ di questi giorni la notizia dell’abbattimento dei muri dell’ex cinema Iris sul Corso. Al suo posto sorgeranno negozi ed appartamenti. Un altro pezzo di vecchia Piacenza che se ne va; ora nel centro storico rimangono solo il cinema Corso ed il Politeama. C’è pure il cinema Roma di via Capra ma vi si proiettano solo pellicole a “luci rosse”. Infine citiamo il President e la multisala Uci Cinemas che però non rientrano nel nostro excursus storico- sociologico.sulla destra il cinema in via Garibaldi-2

Disaffezione, televisione, internet, smartphone, Dvd, difficoltà di parcheggio: chi più ne ha, più ne metta nel ricercarne le cause. Non sono certo in grado di analizzare le ragioni di questo “spopolamento” cinematografico, dunque cerchiamo, sempre ripescando nelle memorie, di Oreste Leonardi-2ripercorrere una breve storia dei cinema piacentini, affidandoci per l’occasione a quanto scrisse il nostro maggior critico del settore, il prof. Giulio Cattivelli, ma anche alla preziosa testimonianza scritta ed orale di un proiezionista, Alessandro Manfredi, che ha operato per decenni al Politeama ed al Corso ed ha iniziato la sua carriera addirittura a sei anni presso il cinema parrocchiale S. Sepolcro.

“Un vero e proprio remake vissuto - ci ha raccontato - di “Nuovo cinema Paradiso”: ho chiesto al parroco di vedere il locale da dove proveniva la luce della proiezione; sono entrato e poi… non ne sono più uscito! Da allora ho assistito ai film sempre dentro la cabina, finché ho cominciato a metterci mano anch’io; così già da studente ho iniziato un’attività di proiezionista; per lungo tempo è stato solo un hobby; lo facevo per passione, soprattutto al Corso. Poi è diventato il mio secondo lavoro retribuito, perché la mia professione, dopo il diploma al Conservatorio (contrabbasso), è stata quella di insegnante di musica alle Medie. Al Politeama, ad esempio, sono rimasto per 14 anni. Un lavoro che necessita di grande passione, molto impegnativo. L’attività iniziava alle 14 e (con il cambio di rigore) terminava a mezzanotte con l’ultima proiezione”.

Così prosegue la testimonianza di Manfredi (che riprenderemo più volte nel corso delle puntate):” il proiezionista, impropriamente chiamato “operatore”, viveva chiuso nella sua cabina, che di solito amava e personalizzava in base al suo carattere e non aveva mai contatti col pubblico, che comunque era educato,salvo fischiare e rumoreggiare quando qualcosa non funzionava, come un “fuori quadro” oppure se si rabbuiava momentaneamente lo schermo; questo accadeva quando “l’operatore” era costretto ad allontanarsi dalla macchina di proiezione che, funzionando a carbone, necessitava di cure continue. In seguito verranno le lanterne a lampada (allo xenon), ed i primi automatismi che, prima ancora dei sistemi automatizzati, degradarono questa figura, un tempo fondamentale, al ruolo di “maschera”.”

Ma torniamo agli albori del cinema nella nostra città seguendo la narrazione che ne fece prima Dosi poi Cattivelli. Se il cinema vero e proprio nacque a Piacenza grazie all’opera di un intraprendente bolognese, il signor. Oreste Leonardi, la stessa cosa non si può affermare per la prima sala cinematografica anche se chiamarla tale, le conferisce una dignità forse eccessiva. Di questo edificio, meglio baracca, situato in Piazza Cittadella, nei primissimi anni del ‘900, ne fece menzione lo storico di memorie locali Giulio Dosi.

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (2)

  • per fortuna c'è poi anche Uci Cinemas, dove non ci sono difficoltà di parcheggio, e che, grazie anche alla presenza di numerose diverse sale con diversi film, mi sembra sempre frequentato abbastanza bene

  • I bei tempi andati! ... che non tornano più. E' utile ricordarli, per le nuove generazioni e anche per chi ha qualche anno in più sul groppone.

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