Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

L’arioso microcosmo di San Raimondo

Torniamo ad immergerci nella borgate cittadine, dedicando alcune puntate alla zona di San Raimondo: comprendo in questa accezione la parte che si estende fino alla porta San Raimondo (ovvero l’attuale barriera Genova), ma anche via Venturini ed ancora tutta il vasto settore comprendente via Beverora e vie limitrofe alla parrocchia di San Giovanni in Canale

Porta San Raimondo

Detto, fatto. Torniamo ad immergerci nella borgate cittadine dopo numerose (mi sembra apprezzate…) digressioni, dedicando alcune puntate alla zona di S. Raimondo comprendo in questa accezione la parte che si estende fino alla porta S. Raimondo (ovvero l’attuale barriera Genova), ma anche via Venturini ed ancora tutta il vasto settore comprendente via Beverora e vie limitrofe alla parrocchia di S. Giovanni in Canale.

Un itinerario storico- sociologico complesso, ma affascinante, per il cui esordio, come preannunciato nella puntata precedente nella quale abbiamo trattato in generale della Piacenza dei primi decenni del Novecento, ci affideremo nella seconda parte, parzialmente alla magistrale “penna” della nostra concittadina, la scrittrice Giana Anguissola, perché aveva trascorso la propria infanzia “parsimoniosa e trasognata” nel caseggiato detto “al portunàss”, presso l’ex Colombaia che poi fu sede dei Vigili del Fuoco ed ora del Liceo Colombini.

Qualche premessa di carattere storico. San Raimondo, nel corso dei secoli ha subito trasformazioni che ne hanno modificato l’originario assetto edilizio ed urbanistico. Le poche notizie di fonte storica concordano nel riferire che Porta S. Raimondo come primitivo bastione a struttura fortificata, fu costruita nel XIII° secolo.Suo nominale costruttore fu il podestà Raniero Zeno, veneziano.Porta San Raimondo-2

La seconda porta fu spostata un poco più a sud tra il 1521-1545; solo due anni dopo fu iniziata e portata a termine una parte di cinta murata, quindi Pier Luigi Farnese fece costruire il poderoso Castello-Fortezza simbolo del suo ambizioso ma sventurato sogno di potenza militare.

La seconda Porta fu intitolata al pontefice Paolo III° Farnese ma il popolo, fedele al toponimo del calzolaio piacentino assunto alla santità degli altari e che ancora oggi dà il nome al Monastero ubicato nel cuore della città, continuò a chiamarlo con il vecchio nome e così fu per tutto il primo Novecento, con Corso Vittorio Emanuele che fu detto Strada S. Raimondo, esattamente come via Garibaldi via Del Guasto.

Nel 1868, anno in cui fu costruito l’Ospedale Militare, l’antica Porta S. Raimondo fu abbattuta insieme al vasto tratto di bastioni in cui era incorporata. Con l’erezione delle barriere daziarie sorte dall’esigenza di disciplinare le nuove imposte indirette (ultimi decenni dell’800), la fisionomia urbanistica dell’agglomerato rionale, specie nella zona agreste del Castello ove si insediarono gli stabilimenti industriali- militari, subì notevoli mutamenti.

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (1)

  • Paragonando il passato, descritto magistralmente nell'articolo, col presente, si è indotti a pensare che il "progresso" sia una invenzione del potenti per tener buoni i sudditi, parola che deriva da "subire", sicuri che questi siano allergici a pensare e, quindi, a reagire.

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