Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Quando a Piacenza si viaggiava grazie alle “Autoguidovie” di Alberto Laviosa

Per completare, almeno in parte, il nostro excursus storico sulla mobilità a Piacenza tra fine ‘800 e prima metà ‘900, era perlomeno doveroso ricordare le “Autoguidovie” fondate nel 1909 dall’ing. Alberto Laviosa, un innovatore nella motorizzazione grazie anche alla preziosa esperienza maturata nelle fabbriche della nascente industria automobilistica italiana “Itala” e “S.C.A.T.” a Torino

Il servizio di Itala sulla Lugagnano-Bardi nel 1908

Per completare, almeno in parte, il nostro excursus storico sulla mobilità a Piacenza tra fine ‘800 e prima metà ‘900, era perlomeno commalbertolaviosa-2doveroso ricordare le “Autoguidovie” fondate nel 1909 dall’ingegner Alberto Laviosa, un innovatore nella motorizzazione grazie anche alla preziosa esperienza maturata nelle fabbriche della nascente industria automobilistica italiana “Itala” e “S.C.A.T.” a Torino.

Ma procediamo con ordine, lasciandoci guidare (scusate il doveroso gioco di parole!) dalla testimonianza del giornalista Gaetano Cravedi cui si deve una sintetica, ma preziosa ed esaustiva storia dell’automobilismo piacentino. In quel testo lo definì “cavaliere del progresso” ed in effetti Laviosa fu un alfiere della motorizzazione, un uomo che, come molti “capitani d’industria” che hanno reso grande l’Italia, affrontò con passione, coraggio e determinazione, tempi cupi e difficili, vicissitudini, realizzando alla fine quanto sognato, operando in silenzio, con costanza, senza “clangor di buccine”, da buon piacentino.

Era nato infatti il 17 ottobre del 1877 a San Lazzaro Alberoni, allora comune limitrofo alla città cui fu inglobato nel 1923. Rimase orfano di padre a soli sei anni; frequentò l’Istituto Tecnico, ma nel 1895 dovette interrompere gli studi per necessità familiari ed iniziò a lavorare nell’industria molitoria.

Nel 1901 e 1902 fu impiegato presso la Federazione dei Consorzi agrari, addetto al reparto vendite macchine agricole. Nel 1903 si dedicò alla nascente industria automobilistica italiana collaborando alle marche “Itala” e “S.C.A.T.” a Torino, per poi aprire, nell’anno successivo, la sua prima officina di riparazione automezzi. lugagnano-bardi1-2

Intuito l’avvenire dell’automobilismo e mantenutosi in relazioni commerciali con la fabbrica Itala, assunse nel 1908 il primo autoservizio a lungo raggio nella sua provincia natale, la linea Lugagnano-Vernasca-Bore-Bardi lunga 38 km percorsi da un autobus FIAT 15 TER e Itala, avuto in concessione dalla Amministrazione provinciale di Piacenza. Nel 1909 nacque ufficialmente l’“Autotrasporti Alberto Laviosa Piacenza” cui seguì la gestione delle linee Piacenza-Bobbio e nel 1910, la Piacenza - Gropparello, la Torriglia- Genova, la Bobbio-Ottone-Genova, la Fontanigorda-Genova, la Piacenza-Crema-Bergamo, la Crema-Milano, la Verolanuova- Orzinuovi-Milano ed il gruppo pccodcrema1914-2per l’alta Val Nure, con continuo perfezionamento dei servizi.

Nel 1914 erano da lui collegate quattro Province: Piacenza, Genova. Milano e Cremona, allacciate da 25 autobus che però gli furono tutti requisiti nel 1915 all’inizio della Grande Guerra; egli stesso fu richiamato alle armi nella IV Compagnia automobilistica con il compito di impiantare l’officina. A guerra finita si trovò con l’azienda rovinata, ma ricominciò con determinazione a lavorare e costruire.

Le difficoltà incontrate per ripristinare la sua azienda non furono poche in considerazione del fatto che il traffico era scemato, sia per le precarie condizioni della popolazione, come per le estreme difficoltà per mettere insieme il capitale necessario per reimpiantare l’azienda. Per questo con amici e parenti formò una società per azioni Autovie Piacentine” (poi “Autovie Alta Italia”), onde rinnovare adeguatamente il parco automezzi ed assumere nuove linee. GeTorrigliaprimi'900-2

Cominciò “riadattando gli autocarri bellici come il Fiat 18 Bl. o il Fiat 15 Ter. ad uso civile. Propose al consiglio di amministrazione la progettazione, la produzione e la gestione del nuovo sistema di trasporto da lui inventato e battezzato con il nome di "guidovia".

Nel ‘23 acquisì da Luigi Corazza la concessione per l’esercizio della tranvia a vapore Borgo San Donnino, quella che è ora Fidenza-Salsomaggiore Terme, con l’intento di ammodernare materiali e trazione. Propose subito la trasformazione tanto del materiale rotabile, quanto del sistema di trazione a vapore in motore a scoppio e su propri disegni iniziò la costruzione della prima automotrice che il pubblico successivamente battezzò come “Littorina”.

In quei tempi l’utilizzazione del motore a scoppio sulle ferrovie e tranvie era quanto mai dibattuta sui giornali e sulle riviste tecniche; alcune ditte tentarono la costruzione di alcuni tipi senza risultati pratici soddisfacenti. Solo nel 1925 Laviosa riuscì ad ottenere dall’Ispettorato della Motorizzazione il collaudo definitivo della sua automotrice; successivamente l’Ufficio Trazione delle FF.SS invitò il geniale imprenditore ad eseguire esperimenti sul tratta di linea ferroviaria Firenze-Pisa; in seguito all’esito felice delle prove, le grandi industrie Fiat e Breda iniziarono la costruzione di automotrici sui fondamentali principi tecnici applicati da Laviosa, come si evince dalla corrispondenza con la Fiat datata 1931.

Un’altra importante innovazione tecnica sempre relativa a quegli anni (1928), riguarda la guidovia tra Genova ed il Santuario della Madonna della Guardia. Si utilizzava un veicolo con motore a scoppio a ruote gommate capace di percorrere in 45 minuti un dislivello di 1000 metri. Era l’unica del suo genere che esisteva in Italia.

Al nome di Laviosa è legata pure la prima applicazione in Italia del metano alla trazione ferrotranviaria il cui esperimento avvenne in Salasomaggiore, in piena epoca di egemonia dei motori americani a benzina. intercasalaviosa1-2

In seguito all’esito riuscitissimo di tale esperimento anche i motori degli autobus dell’A.G.I vennero trasformati a metano. Con l’avvento del motore Diesel su larga scala, il Laviosa poté dare avvio ad altre concessioni, ampliando i programmi d’esercizio con l’impiego di oltre 65 autobus e circa 130 dipendenti, assicurando il trasporto per numerosissimi lavoratori che si recavano nelle fabbriche.

Ma il secondo conflitto mondiale venne ancora una volta ad infierire negativamente sulla sua attività imprenditoriale. In pratica trent’anni di attività si frantumarono: gli 87 autobus in dotazione all’Agi nel 1940, alla fine della guerra si ridussero ad otto (rimasti in Lombardia). Gli altri, in parte requisiti a Piacenza dai tedeschi, in parte dislocati sull’Appennino, saccheggiati e distrutti ad opera di ignoti. La sede di Piacenza, che dal 1920 era situata nel primitivo edificio di via IV Novembre, venne occupata dai tedeschi. Il Laviosa venne imprigionato dai fascisti perché sospettato di collaborazione con il movimento partigiano.

Passata la “montaliana bufera”, benché moralmente depresso, ritrovò anelito e forza per reagire ed assumendo in proprio gravosi impegni finanziari, riuscì a rimettere gradatamente in funzione gli autoservizi, superando quelli dell’anteguerra (120), intensificando il numero delle corse ed ampliando la rete dei sui servizi.

Con l’impiego di circa 300 dipendenti dislocati in cinque province (Piacenza, Milano, Genova, Cremona, Brescia) e con linee allacciate in modo adeguato, si stabilì negli anni ’50 un rete su cui venivano percorsi oltre quattro milioni di chilometri l’anno.

Nel 1954 la società AGI vinse la gara per l’autoservizio urbano della nostra città che venne inaugurato il 1° ottobre. Il comm. Laviosa dopo aver ricoperto la carica di consigliere delegato direttore della Società Autoguidovie Italiane dalla sua costituzione (1920), ne assunse la Presidenza, lasciata quando morì a 79 anni. internocasalaviosa2-2

Una figura la sua che ha conquistato a pieno diritto un posto del tutto straordinario nella storia piacentina dell’automobile e del pionierismo imprenditoriale.

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Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (2)

  • Ricordo l'autoguidovia che portava al Santuario della @#?*%$a della Guardia fino al 1967 circa. Non sapevo che era una invenzione di un Piacentino.

  • Tanto per gradire. Piacenza-Genova ; Piacenza-Bergamo; Ottone-Milano ( P.zza Castello); Piacenza-Brescia ; Piacenza-Rimini-Riccione ( da giugno a settembre); Piacenza-Parma-Roccabianca-Polesine Parmense.; Piacenza-Soarza-Roncole-Verdi; Piacenza-Cremona. Tutte le valli piacentine avevano in piazza Cittadella tutte le coincidenze per le località descritte. Non era il medioevo ma gli anni 70. Lo stesso adesso? Mettiamoci la Fiumana Bella che andava giornalmente a Chiavari-Rapallo via Val d'Aveto.

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