Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Quando in colonia si andava all’Isolotto Maggi, la “Rimini” dei piacentini

La colonia fluviale intitolata al conte commendatore Alessandro Calciati venne fondata nel 1921. Toglieva dalle strade un numero ragguardevole di fanciulli e li rinvigoriva

Per il tragitto era stato composto appositamente un inno cantato dai ragazzi, con versi di Riccardo Douglas Scotti e musica del M° A.Fratus De Balestrini. Le prime strofe recitavano: siam figli dell’aria, siam figli dell’onda, c’è letto l’arena, guancia la sponda ecc. Sull’isolotto nuotate, ginnastica, giochi, insomma un doposcuola a tutti gli effetti, ed aveva il grande merito di aiutare tanti bambini a crescere in modo migliore.

L’isolotto ubicato tra le province di Piacenza e Lodi, a est del punto di confluenza del fiume Trebbia si era formato agli inizi del 1900 a causa delle trasformazioni del corso del fiume nei decenni precedenti e ha subito rapide evoluzioni che ne hanno modificato più volte la forma e l’ubicazione.

Prese il nome dall'avvocato Giovanni Battista Maggi, proprietario dell’isola e del terreno golenale oggi denominato “lungo Po”, posto fra lo scalo del Genio Pontieri e il ponte per Milano. Dalla costruzione del ponte stradale del 1908 fino alla 2° guerra mondiale e poi fino ai primi anni Sessanta, nel periodo estivo, divenne un frequentatissimo luogo di balneazione. Sulla spiaggia, attrezzata con cabine e chiosco per la vendita di bibite e angurie, oltre ai bagni, si effettuavano anche le sabbiature e l’elioterapia. Chi scrive, ha imparato a nuotare proprio lì.

L'accesso in origine era garantito tramite una scala in legno che scendeva direttamente dal ponte mentre, nei giorni festivi, era attivo un servizio trasporti tramite le chiatte per il trasporto della sabbia riadattate con panche per i passeggeri. Il prezzo per entrambi gli accessi era di 10 centesimi di lira. L'isolotto era la “Rimini” di tutti i piacentini, allora nessuno andava in Trebbia.

passerella isolotto maggi-2

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (2)

  • purtroppo, per ragioni anagrafiche, non sono riuscito a vedere Isolotto Maggi quando esso era la “Rimini” dei piacentini, però, anche attraverso i racconti di mio padre e delle sue splendide nuotate in Po, mi sono sempre immaginato quel periodo come un periodo più felice dell'attuale

  • Felici ricordi dei BEI TEMPI ANDATI, quando eravamo meno ricchi, più felici e senza i problemi causati da UE, globalizzazione e modernità. Riguardo l'ultima frase, quei tempi non torneranno mai o, forse, solo quando la storia ritornerà nello stesso periodo storico secondo la teoria di G.B.Vico.

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