Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Strà ‘lvà, altri protagonisti della borgata: gli “oscuri” campioni ciclisti della contrada

Quinta e ultima puntata del viaggio lungo Strà ‘lvà. Tra i corridori c'era chi barava e chi per la fame non riusciva a spuntarla pur essendo forte

Strada Levata

Sulla scena della contrada agivano altri attori la cui memoria rimase impressa indelebilmente per lungo tempo negli anziani. Anzitutto i “bulli” della borgata: “Furmintèi”, Pluto, Menelik, Galli, Tic-Tac, Ceschìn, Fece, i fratelli “Bicchierini”. Dovunque si offrisse la possibilità di scherzi o baruffe, erano pronti ad agire. Menelik, per esempio, una sera si presentò nel popolarissimo cinema Verdi, nel vicoletto cieco all’inizio di via Taverna, avvolto in un ampio tabarro che nascondeva palle di neve. Appena spente le luci ed iniziata la proiezione, iniziò il “bombardamento” che causò interruzioni, suscitò clamori a non finire, senza che il colpevole venisse scoperto.

Un’altra vittima degli scherzi dei “batosi” della borgata, fu il magnano che stazionava di fianco all’ospedale; passava le ore a raccattar San Sepolcro-3padelle, tegami e pitali che rattoppava con acido, stagno e chiodi di rame. Un giorno, mentre era appisolato, i ragazzi attaccarono la batteria riparata al tram ed il poveretto, svegliatosi di soprassalto, dovette rincorrerla fino al Borgo.

Molto noti erano anche Mario “al labròn” e Buetta; Mario non era certo uno stakanovista del lavoro; oltre a saper suonare la chitarra, era in grado di imitare qualsiasi strumento, tanto da improvvisare un concertino. Sapeva anche rifare alla perfezione, il verso del gallo, tanto che spesso si organizzavano “spedizioni” nelle vicinanze delle fattorie di campagna. Lanciato il falso chicchirichì nella notte, ben presto i galli dei pollai rispondevano risvegliando anzitempo i contadini.

Buetta invece aveva impiantato un piccolo commercio di pidocchi che allevava con cura… nella sua capigliatura; poi li rivendeva perché a quei tempi erano ritenuti un rimedio efficace contro l’itterizia se inghiottiti vivi con acqua. Come tutte le borgate di rispetto, anche via Taverna possedeva la sua malavita locale. Intendiamoci: non certo nell’accezione e nelle forme con cui oggi si intende quel termine. Erano poveracci, sbandati, specie di clochard nostrani che alternavano lavoretti occasionali, espedienti, piccoli furti.

A volte Cà Tondi diventava, specie d’inverno, l’occasione per assicurarsi pasti caldi ed un posto dove dormire. Lilla, per esempio, alternava il duro lavoro di carrettiere e sabbiaiolo (mestiere diffuso anche in via Taverna specialmente dopo la prima guerra mondiale) a piccoli furti, sempre di generi commestibili, ma immancabilmente finiva “dentro”.

Sciaplabàr (poi trasferitosi a Tòbruk) era invece specializzato nel furto dei polli; conosceva alla perfezione tutti i pollai dei dintorni, il numero delle galline ed il periodo di cova per andare sempre a colpo sicuro. Dopo il palazzo del conte Barattieri, c’era il meccanico di biciclette Maragildo; la moglie Enrica sorvegliava il deposito. Maragildo, in occasione di sagre e feste, suonava il trombone nella banda cittadina e si presentava sulla ribalta con la sua pittoresca divisa fra l’ammirazione dei tutti i vicini.

 
Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (2)

  • complimenti . Ottimi ricordi , io sono del cosidetto ' CIANO ' dove ho vissuto 20 anni e ho presente un pò tutta la zona , sono del ' 40 ed erano bei tempi . scritto molto bene : BRAVO

  • Ottimo articolo. Fa rivivere i bei tempi andati, finiti alla fine degli anni '60.

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