Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

La città ha voglia di centrodestra: spazzata via una lunga stagione arancione

Patrizia Barbieri e il centrodestra staccano anche più del previsto Rizzi e il centrosinistra. Le tre forze (Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia) devono dimostrare di saper collaborare per il bene della città

Quel vento del cambiamento tanto atteso è arrivato. Piacenza cambia colore, abbandona l’arancione simbolo del quindicennio marchiato centrosinistra e decide di abbracciare l’azzurro di Forza Italia e Fratelli d’Italia e il verde della Lega Nord. Fatta la tara dell’astensionismo record (preoccupante, le Comunali interessano meno della metà dei piacentini) l’aria tirava nella direzione di Patrizia Barbieri. Nessuno si aspettava però un risultato così eclatante: quasi venti percentuali di scarto sono un'enormità. Neanche il miglior Reggi era riuscito a distanziare gli avversari in modo così netto. 

Il candidato sindaco del centrodestra - dopo l'empasse della sofferta scelta che ha creato il caos nella coalizione - era quello giusto. Non essere da quindici anni al governo della città e da sei-sette a quello del Paese (a cui sommiamo l’impalpabile Movimento 5 Stelle locale) ha certamente aiutato in questa vittoria, che si è rivelata più abbondante del previsto. Barbieri e il centrodestra hanno vinto – stravinto – ovunque. Nelle frazioni, nella Borgotrebbia “rossa”, nella Roncaglia ferita dall’alluvione, nei quartieri popolari che sempre si sono sentiti più tutelati dal modello centrosinistra, modello entrato in una preoccupante crisi d’identità.

I piacentini (quelli che si sono recati ai seggi) vogliono dare una chance a questo centrodestra trainato dalla Lega (ma si legge "Salvini") e soprattutto da Patrizia Barbieri. Una donna (forte) alla guida della città che già nei prossimi giorni dovrà palesare le sue doti di equilibratrice tra le forze del suo schieramento. Cinque anni fa Paolo Dosi s’incagliò già nei primissimi giorni con la fascia tricolore nel formare la sua Giunta. Barbieri dovrà tenere a bada una truppa ringalluzzita e affamata di incarichi e voglia di responsabilità: negli ultimi quindici anni si è vinto solo alle Provinciali del 2009.

Il centrodestra ora non si deve perdere nelle diatribe che hanno devastato il centrosinistra. Lo dimostri già nella distribuzione di questi incarichi. Barbieri deve poter scegliere i suoi migliori collaboratori, gente in gamba e che ha ottenuto consenso nelle urne, in assoluta autonomia. È venuto il tempo di far vedere alla città che anche il centrodestra ha un suo modello amministrativo. Il nuovo sindaco si appoggia ad un tavolo a tre gambe: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia devono mettersi alle spalle le incomprensioni di questi anni, tensioni che si sono protratte fino al momento della scelta del candidato sindaco, e aiutarla in un compito difficile. 

Barbieri ha l’esperienza e il carattere per affrontare le complesse partite che si presenteranno. Dovrà dimostrare insieme alla sua squadra che, così come per il centrosinistra si è chiusa una stagione, l'avvento del centrodestra ne può portare un'altra in grado di migliorare Piacenza. Altrimenti le immagini di piazza Cavalli invasa da jeep militari e bandiere del Carroccio saranno solo una parentesi e questa vittoria sembrerà frutto soltanto della voglia dei piacentini di alternare un po' le facce al comando della città.  Anche perché - e le urne deserte di votanti lo dimostrano - ci vuole ben poco a cambiare idea. Buon lavoro al nuovo sindaco e al centrodestra locale. 

Uccellacci e uccellini

" Il racconto della politica piacentina. Le voci e i commenti. Un piccolo spazio all'ombra del Gotico dove raccontare e commentare liberamente il senso dei fatti, i rumori e le polemiche provenienti dal ""Palazzo"", le maschere, le vanità e le debolezze della politica locale. Un punto d’osservazione per fermarsi un attimo e smettere di rincorrere l’annuncio dell’ultimo minuto. Un angolo dove osservare la partitocrazia locale che si confronta e discute, con i suoi mal di pancia interni, le sue ambizioni, i suoi sogni, mentre intorno compaiono i segni del collasso di una delle tante province d'Italia colpite da una crisi economica e, anche, di rappresentanza della gente che la popola "

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