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La morte del Pordenone: gli svarioni de “La Scure” nel ricordarlo

Piacenza ha ben onorato nel 2018 il Pordenone. Ma in passato la stampa piacentina aveva mal ricordato il pittore
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Commenti (4)

  • L'unica osservazione condivisibile è sul titolo, ovvero centenario anzichè quadricentenario, il resto mi sembrano palesi errori riconducibili a difetti di stampa/impressione (non riporta l'articolo originale, quindi non posso esprimermi meglio) oppure di errata interpretazione/immissione dei linotipisti. E' evidente infatti che 1483 diventi 1488 perchè il 3 diventa/appare come un 8; stesso discorso per 1540 e 1539 che "diventano" rispettivamente 1840 e 1839 perchè il 5 diventa/appare come un 8. Il resto dell'articolo mi sembra inutile retorica, quantomai gratuita e sterile, nel goffo tentativo di voler associare - nell'immaginario di parte dell'autore - questi (ipotetici) "strafalcioni" ad una presunta diffusa inettitudine di chi "militava" nella Redazione de "La Scure", fumosamente descritta come offuscata e distratta dalla propaganda del Regime ed i timori per un imminente conflitto europeo, tanto da non rileggere più titoli ed articoli. Mi sembrano bassezze retoriche e faziose, quasi avulse dal merito che si contesta, dato che "gli errori" (su un articolo minore, tra i tanti di quell'edizione) si potevano spiegare (o meglio comprendere) molto più semplicemente e logicamente con un pizzico di buon senso e conoscenza (tecnica) di merito. Anche perchè a tutt'oggi, che disponiamo di sistemi assai più moderni e le redazioni sono libere dalla censura e la propaganda (o meglio, così si racconta...) errori e strafalcioni (non di rado pure grammaticali, non semplici "inversione" di numeri) non sono poi così infrequenti. Anzi! Quindi, caro Cesare, la domanda di fondo è: che senso ha questo articolo?

  • Cambiano le date, i regimi, le vicende storiche ma l'uomo è sempre condizionato dal regime in cui vive. Se si adegua agli ordini del Capo, mangia. Del resto vale il Carmina non dant panem dei Romani (quelli di Cesare e Cicerone).

    • Caro Andrea, perché tanta acrimonia per un pezzo, a mio parere assai bello e curioso, solo perché in esso vengono richiamati evidenti e palesi errori e svarioni non scusabili, che invece tu imputi a "difetti di stampa...impressione.. errata interpretazione..." Già alle scuole elementari ti insegnano che mal scrivendo si possono confondere cifre e lettere; non è necessario, come fai tu, richiamare buon senso e conoscenze tecniche di merito (conoscenze tecniche di che???) e proprio per questo ti insegnano, sempre alle scuole elementari, a leggere e rileggere quello che si scrive proprio per evitare questi svarioni. Gli strafalcioni ci sono e abbondano. Mi sembra che sia tu il soggetto che fa una inutile e sterile polemica a fronte di una evidenza che non si può negare. Anche ai giorni nostri gli errori nei giornali abbondano. Forse qualcuno l'ha negato; ci sono e di tutti i generi così come c'erano nella "Scure". Perché allora negare quelli e richiamare gli attuali? La semplice frase "forse il giornale non aveva più tempo per porre attenzione a queste quisquiglie" ha fatto scatenare in te un giudizio (chiamiamolo così per benevolenza) assai negativo nei riguardi di Cesare che, francamente, non ha alcuna giustificazione. Ma ti è mai venuto il dubbio che forse lui intendeva solo mettere alla berlina uno scritto che con un po' più di semplice attenzione sarebbe stato degno di plauso. Caro Andrea mi sorge spontanea una domanda. Che senso ha questa tua sparata. Con ogni cordialità

      • Con ogni cordialità rispondo che, essendomi espresso in lingua italiana e con precisi riferimenti, in assenza di una foto/scansione integrale dell'articolo de "La Scure", ci si basa viziosamente sull'interpretazione del Sig. Cesare e quindi, come ho già detto, non è possibile essere più precisi nel definire l'effettiva "causa" dei presunti refusi. Ciò detto ribadisco che tenendo conto delle tecniche di stampa e dei processi associati, quanto sostengo è perfettamente e tecnicamente compatibile con l'una o l'altra versione esposta. E comunque, a prescindere dalla natura del contendere, a mio giudizio è piuttosto goffo voler focalizzare un intero articolo - relativo ad un scritto "del passato" - incentrando l'attenzione su 3 imperfezioni ivi presenti; viene un po' in mente il proverbio del saggio che indica la luna e lo stolto che guarda il dito. Tanto più se traspare evidente l'assenza di imparzialità a favore di una faziosa retorica ideologica. Infine le conoscenze tecniche a cui mi riferisco sono i passaggi che precedevano la stampa in rotativa, ovvero: scrittura a macchina del testo da parte del giornalista, battitura del testo sulla linotype, primo intervento del correttore di bozze, montaggio, nuovo intervento del correttore. Successivamente: impressione a contatto di un cartone azzurro di amianto e cellulosa (flano) e poi ulteriore fusione del blocco semicircolare di piombo. Tutti questi passaggi potevano introdurre errori, come pure volgari difetti dovuti ai materiali o ai macchinari impiegati e che, all'atto pratico (ovvero la lettura), possono apparire come refusi ma in realtà NON lo sono. A proposito di errori: cara Martina hai risposto al commento sbagliato. Saluti.

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