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Lettera ad un amico a proposito della sentenza della consulta

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Commenti (3)

  • Sinceramente non ho ben capito, ma è sicuramente un mio limite, se Lei preferisca, sempre e comunque, un cuore che batte e polmoni che respirano, magari artificialmente. Se non ricordo male il "primum non nocere" è un principio medico ancora in auge, e quindi mi chiedo anche se certi progressi nelle cure non abbiano, di fatto e seppur involontariamente, agito in senso opposto. Piergiorgio Welby, che pure era credente, testimoniò che ogni notte sentiva la morte imminente, il respiro che mancava, gli ultimi momenti di sofferenza prima della fine...per poi riprendersi per qualche ora, per poi rivivere di nuovo una morte che comunque lo avrebbe colto nel giro di pochissimo tempo, mesi o forse settimane. Abbiamo il diritto di imporre la tortura, perchè di questo si tratta, a chi non la vuole? Nella antica civiltà cristiana che Lei cita il problema non si sarebbe di certo posto. Fino a quale punto possiamo imporre sofferenze ad altre persone nel nome di una sacralità della vita che non è nemmeno ben definibile ? Un cuore che batte ? Due polmoni che si espandono ? Un cervello che funziona, tutto o in parte ? Ovviamente un ateo non può citare l'anima, non credendo alla sua esistenza...E' giusto che un credente debba testimoniare il proprio sentimento alla luce di questa sentenza ; ed è giusto , e per questo Le riconosco grande correttezza, che non si erga a difensore della morale contro un'orda di barbari materialisti. Con stima.

  • non sono credente e quindi trovo inutile questo fiume di parole che non mi dice nulla di nuovo e interessante, e ho anche la sensazione che la stragrande maggioranza dei credenti abbia comunque molti dubbi sulla reale esistenza di una “vita” ultraterrena, perchè altrimenti essi non avrebbero il terrore che invece hanno della morte, terrore che dovrebbe essere fortemente mitigato, se non scomparire, dalla consolazione che la fine della vita costituirebbe un nuovo principio, chi li porterà addirittura al cospetto del loro amato capo

  • Forse sono all'antica, ricordo quello che ho appreso negli anni 40/50 e il professore (prete) di Storia e Filosofia che ci parlava della dimensione dell'uomo, parte della natura, che crede di poter decidere il destino degli altri esseri viventi, anche in nome della religione, ossia la sua filosofia di vita. Oggi sembra che sia vietato morire, c'è sempre un colpevole, un medico, un paramedico, un genitore ecc. colpevole da perseguire.

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