Alluvione, in arrivo i risarcimenti per 193 piacentini. «Stiamo aspettando le banche»

Il sottosegretario De Micheli: «Stiamo aspettando le delibere delle banche, poi i cittadini potranno ritirare i rimborsi dei danni subiti dall'alluvione agli sportelli»

Il sottosegretario Paola De Micheli e il prefetto Anna Palombi

«Questo percorso è iniziato qua in prefettura: ora siamo arrivati agli ultimi cento metri. Qui è infatti nata la riforma alla presenza di Matteo Renzi, riforma poi affrontata con il capo della protezione civile Fabrizio Curcio». Era il 17 settembre 2015, tre giorni dopo l’alluvione che devastò il nostro territorio: Renzi arrivò con l’elicottero a visitare il Piacentino, martoriato da una calamità mai vista da queste parti». Ora la procedura per i piacentini colpiti sembra in dirittura d’arrivo: i 2 milioni di euro sono quasi pronti. In provincia di Piacenza, i risarcimenti riguardano 193 privati che hanno presentano domanda di rimborso.  74 sono residenti nel comune di Piacenza, a cui sarà complessivamente attribuito oltre mezzo milione di euro (561.119). Per le imprese, invece, occorrerà ancora aspettare un po' di tempo.

Circa 497 mila euro saranno assegnati a 28 privati di Farini; 193.388 a 13 di Morfasso, 165.274 a 4 di Coli, 135.819 a 12 di Ferriere e 117.595 a 13 di Bettola. Ad Ottone 6 cittadini si vedranno riconosciuti 61.719 euro, 58.248 andranno a 9 privati di Pontenure, 55.128 a 6 di Rivergaro, 45.750 a 2 di Bobbio, 28.580 a 5 di Vigolzone.  Indennizzi infine a 2 richiedenti di San Giorgio (per un totale di 16.747 euro), 2 di Cortebrugnatella (16.417), 5 di Travo (13.575), 1 di Vernasca (12.500), 5 di Ponte dell'Olio (11.164), 4 di Podenzano (10.986) e 2 di Cerignale (5.935).

L’importo complessivo è stato determinato applicando le percentuali massime previste dall’ordinanza del consiglio dei Ministri: il 50% per gli indennizzi alle seconde case, l’80% per le abitazioni principali (per un massimo di 150 mila euro, che salgono a 187mila 500 per le case distrutte o da delocalizzare, con l’aggiunta di 10 mila euro “una tantum” per le demolizioni, se necessarie). Anche i beni mobili non registrati, come arredi o elettrodomestici, situati in abitazioni distrutte o allagate, sono risarciti fino a 1.500 euro.

«Queste situazioni – ha spiegato il 21 gennaio in prefettura il sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, che fin dal principio ha seguito la vicenda - dovevano avere delle risposte "nuove": abbiamo perciò costruito una nuova legge, fatta bene, su cui l’Europa non potrà dire nulla. Abbiamo avuto un grande sostegno delle regioni: siamo arrivati a realizzare un meccanismo di solidarietà, abbiamo aiutato tutti allo stesso modo. Non è tutto perfetto, ma abbiamo portato questo impegno fino alla fine. La televisione in questi giorni ci racconta storie difficili, che ci fanno capire l’importanza del ruolo delle istituzioni su questi temi. Qua da Piacenza è nata una cosa utile a tutto il Paese».

De Micheli ha passato in rassegna tutto l’iter. «L’Emilia Romagna è arrivata tra i primi a consegnare tutta la documentazione. Il nostro è uno dei cinque stati d’emergenza della regione presi in considerazione. Però abbiamo dovuto aspettare le altre 14 regioni, per un totale di 48 stati d’emergenza. I cittadini si sono recati presso i comuni, le richieste poi sono state vagliate dalla Regione e dalla Protezione Civile. Manca ora solo la convocazione da parte dei comuni di chi ha diritto al risarcimento, per compilare le lettere necessarie a ottenere i soldi in banca.

Si tratta di due procedure, con due schede diverse. Una è per chi ha fatto i lavori e ha presentato fattura. L'altra per chi non ha ancora completato i propri lavori di sistemazione: si aspetteranno la fine degli interventi. Per le imprese la procedura sarà uguale, ma abbiamo dato più tempo a comuni e Regione per raccogliere la stima dei danni. Ci vogliono perizie più complicate, era necessario più tempo. È stato fatto un grande lavoro di selezione. Dico già che le risorse per le imprese sono già stanziate, si tratta solo di compilare le procedure. A Piacenza c’è un’impresa che sfora il limite di danni di 450mila euro, introdurremo una norma straordinaria ad hoc». Occorre quindi avere pazienza, anche se alcuni imprenditori aspettano da tempo.

Ora dovrebbero entrare in gioco le banche. «I cittadini sapranno a breve in quale banca recarsi. È un modello già utilizzato durante il terremoto dell’Emilia. Con l’Abi – l’associazione bancaria italiana - abbiamo firmato una convenzione: le singole banche hanno aderito per avere un ruolo attivo. Le delibere sono però molto in ritardo, solo una banca sul Piacentino è pronta. Lancio un appello affinché le banche locali facciano una delibera al più presto, entro la fine di gennaio, così i cittadini possono andare agli sportelli a ritirare i rimborsi».

«I rimborsi non sono stati tutti utilizzati – ha precisato il sottosegretario -, vedremo cosa farne, ci sono tanti altri stati emergenziali già aperti dal 2015. De Micheli però esulta per come sono andate le cose. «Vedete, purtroppo a livello nazionale ci si dimentica troppo in fretta di queste calamità naturali ed è difficile intervenire quando passa un po’ di tempo. Ce la siamo visti brutta anche noi in certi momenti, ma siamo riusciti a portare a casa i soldi. Ringrazio Renzi che a noi ha dato carta bianca. Dopo 9 anni che faccio politica non avevo mai visto una cosa del genere».

sindaci prefettura alluvione 2017-2

Liquidazione dei rimborsi e tempi di esecuzione degli interventi finanziati

Dal 16 di gennaio 2017, data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, della delibera del Consiglio dei Ministri, decorrono i termini per l'esecuzione degli interventi:

  • 18 mesi per gli interventi di ripristino dei beni immobili danneggiati
  • 30 mesi per gli interventi di demolizione, ricostruzione o delocalizzazione dell'abitazione distrutta o sgomberata, eventualmente prorogabili.

La comunicazione ai beneficiari

I Comuni provvedono ad informare i cittadini beneficiari ammessi a contributo, tramite raccomandata A/R o tramite Pec, all'indirizzo già comunicato nella domanda di concessione del contributo, invitandoli a recarsi presso gli Uffici comunali al fine di comunicare l'Istituto di credito, aderente alla convenzione del 17 novembre 2016, siglata dall'Associazione Bancaria Italiana (Abi) con la Cassa Depositi e Prestiti, presso cui attivare il finanziamento agevolato.

I Comuni con la medesima comunicazione provvedono ad informare i beneficiari che, in caso di lavori ancora da eseguire di importo superiore ad euro 150mila euro, è necessario acquisire la certificazione antimafia delle ditte affidatarie degli stessi, come previsto dalla normativa vigente in materia. In tale caso sarà cura dei cittadini beneficiari fornire al Comune tempestivamente il nominativo delle ditte interessate, al fine di consentire a quest'ultimo di avviare la relativa procedura di richiesta alla competente Prefettura.

La comunicazione dell'istituto di credito convenzionato

I cittadini beneficiari del contributo dovranno indicare l'Istituto di credito al fine di consentire al Comune interessato di compilare il modello "Attivazione finanziamento agevolato ai sensi dell'articolo 1, commi 422 e seguenti, della legge n. 208/2015", che una volta sottoscritto dall'avente diritto verrà trasmesso tramite Pec all'Istituto creditizio prescelto e per conoscenza al privato beneficiario.

Il soggetto beneficiario, a seguito dell'invio di tale modello all'Istituto di credito, potrà recarsi presso l'Istituto prescelto per la sottoscrizione del contratto di finanziamento previsto dalla convenzione.

Successivamente alla stipula del contratto di finanziamento beneficiario, per poter procedere al nulla osta all'utilizzo del contributo, il Comune procede all'istruttoria nei seguenti termini: 

Nel caso di spese già sostenute:

  • in caso di contributo riconosciuto sulla base di spese già sostenute dal beneficiario alla data di presentazione della domanda, il Comune deve trasmettere all'Istituto di credito ed al beneficiario la comunicazione "nulla osta all'utilizzo del contributo ai sensi dell'articolo 1, commi 422 e seguenti della legge n. 208/2015", debitamente compilato, al fine di consentire all'Istituto di erogare il finanziamento in un'unica soluzione in favore del medesimo beneficiario. Quest'ultimo, pertanto, potrà presentare all'Istituto di credito la "richiesta di utilizzo" secondo il format allegato al contratto di finanziamento beneficiario, allegando alla stessa la comunicazione del Comune.

Nel caso di spese ancora da sostenere:

  • in caso di contributo riconosciuto sulla base di spese ancora da sostenere, il Comune dovrà acquisire lo stato di avanzamento dei lavori (SAL ) sottoscritto dal tecnico individuato dal beneficiario del contributo e la relativa documentazione di spesa, nonché la certificazione antimafia richiesta in caso di lavori per importi superiori a 150.000,00  euro ed il DURC in caso di ditte e/o professionisti con dipendenti a carico e trasmettere all'Istituto di credito ed al beneficiario la comunicazione "nulla osta all'utilizzo del contributo ai sensi dell'articolo 1, commi 422 e seguenti della legge n. 208/2015", debitamente compilato e contenente l'elenco dei destinatari (come definiti nel contratto di finanziamento agevolato) a cui corrispondere le somme spettanti (ad es. ditta, professionisti ecc.).

In particolare il Comune dovrà controllare che in sede di verificazione del SAL relativo alla conclusione degli interventi, questi siano stati completati entro i termini e che venga rispettata la ripartizione percentuale tra il contributo statale e la quota-parte a carico del beneficiario. All'esito di detto nulla osta, il beneficiario potrà presentare all'Istituto di credito la "richiesta di utilizzo" secondo il format allegato al contratto di finanziamento beneficiario sopra richiamato, allegando alla stessa la predetta comunicazione del Comune.

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